Pensioni: senza la riforma Fornero il debito pubblico oscillerebbe tra il 150 e il 200% del PIL

C'è allarme per le previsioni del Def: senza le riforme adottate, le pensioni farebbero arrivare la curva del debito/Pil al 250% subito dopo il 2040 e al 300% nei dieci anni successivi.

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    Pensioni: senza la riforma Fornero il debito pubblico oscillerebbe tra il 150 e il 200% del PIL

    Anche se i politici di diversi schieramenti hanno decretato una sorta di ‘lotta alla legge Fornero’, va detto che senza tale riforma delle pensioni il debito pubblico italiano sarebbe al 150% del Pil con picchi del 200% nel decennio compreso tra il 2030 e il 2040, anni in cui andranno in pensione i cosiddetti baby boomer. Sono questi i dati più rilevanti presenti nel Documento di Economia e Finanza programmatico, ossia nel Def “tendenziale” rilasciato dal governo Gentiloni che fotografa la situazione italiana presente e futura.

    In buona sostanza il ministro dell’Economia uscente Pier Carlo Padoan ha evidenziato orgogliosamente i progressi svolti per quanto riguarda un seppur non completo aggiustamento dei conti pubblici. E ha colto l’occasione di lanciare un appello al futuro governo perché si continui a percorrere la strada delle riforme.

    Infatti, andando a vedere le previsioni del Def, senza le riforme adottate, compreso la Fornero sulle pensioni, i conti italiani farebbero arrivare la curva del debito/Pil al 250% subito dopo il 2040 e al 300% nei dieci anni successivi.

    Le previsioni del governo

    Nel Def le previsioni del governo sul rapporto tra debito e Pil sono per un calo al 130,8% nel 2018, con un ulteriore abbassamento al 128% nel 2019 e al 124,7% nel 2020.

    Nelle nuove previsioni la spesa per pensioni rimarrebbe al di sotto del 16% del Pil fino al 2025 (15,8%) per poi salire al 16,7% nel 2030 e al 18,2% nel 2040. Le stime sono realizzate al netto degli interventi varati con le ultime due leggi di Bilancio (dall’Ape agli aumenti delle 14esime e della no tax area per i pensionati)

    “Va sottolineato – si legge nel Def – che il picco di spesa pensionistica del 2040 risulta “sensibilmente meno elevato secondo lo scenario nazionale elaborato dalla Ragioneria Generale dello Stato, secondo cui tale picco sarebbe pari al 16,2 per cento del Pil, ovvero solo 1,1 punti di Pil al di sopra del livello previsto per il 2021″.

    Le stime sul deficit per il 2017 sono state riviste al rialzo al 2,3% rispetto alla “iniziale previsione dell’1,9%” per poter destinare risorse sufficienti ad “aggredire le situazioni difficili dal punto di vista bancario“.

    I dati INPS sulla spesa per le pensioni

    Nei primi tre mesi del 2018 le pensioni liquidate dall’Inps sono state 110.997 per un importo medio di 1.093 euro. Lo rileva lo stesso istituto di previdenza nel Monitoraggio dei flussi di pensionamento con rilevazione al 2 aprile. Nei primi tre mesi del 2017, le pensioni liquidate erano risultate 121.095: il dato 2018 mostra quindi un calo dell’8,3%. L’importo medio era invece di 1.042 euro. Nell’intero 2017 sono state infine liquidate 586.033 pensioni, per un importo medio di 998 euro.

    Dalle tabelle dell’Inps emerge che nel primo trimestre dell’anno sono state 29.564 le pensioni di vecchiaia con importo medio di 761 euro, mentre sono state 31.397 quelle di anzianità che hanno registrato un importo medio di 2.044 euro.

    Sempre nei primi tre mesi dell’anno sono ammontate a 7.772 le pensioni di invalidità, con assegni medi di 768 euro e 42.264 quelle ai superstiti con importi medi di 678 euro.

    Nel 2017 sia i requisiti di età per la vecchiaia, sia quelli di anzianità per la pensione anticipata, sono rimasti invariati rispetto al 2016. Invece nel 2018 è scattata l’equiparazione fra uomini e donne a 66 anni e sette mesi dei requisiti per la pensione di vecchiaia per i dipendenti privati e i lavoratori autonomi.

    L’Inps ricorda inoltre che per la pensione anticipata nel 2018 non sono previsti cambiamenti nei requisiti per la generalità dei lavoratori, ma viene introdotta la possibilità di pensionamento anticipato con soli 41 anni di contributi, per i cosiddetti ‘precoci’, con richiesta di certificazione dei requisiti per l’accesso al beneficio entro il primo marzo 2018.