Le differenze tra reddito di cittadinanza, reddito di inclusione, reddito di dignità e reddito di avviamento al lavoro o di nascita

Un confronto tra le varie misure di sostegno al reddito proposte dai partiti: dal reddito di cittadinanza del M5S al reddito di inclusione del Pd, passando per le proposte di Silvio Berlusconi e l'ultima idea di Beppe Grillo, il reddito per diritto di nascita.

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    Le differenze tra reddito di cittadinanza, reddito di inclusione, reddito di dignità e reddito di natalità o di nascita
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    Per Bankitalia, un italiano su quattro è a rischio povertà. Per questo si stanno moltiplicando le proposte e le misure di contrasto alla povertà. Ora cercheremo di illustrarle facendo anche un po’ di chiarezza sui termini utilizzati dai partiti.

    Il reddito di cittadinanza

    Il cavallo di battaglia del M5S è il reddito di cittadinanza: la misura prevede di erogare fino a 780 euro al mese per ogni maggiorenne senza reddito. Si tratterebbe di una misura a tempo, che secondo Luigi Di Maio, “si conclude con una proposta di lavoro che proviene dal centro per l’impiego”. Non si tratta di un vero e proprio reddito di cittadinanza, perché dovrebbe spettare senza condizioni, per il solo fatto di essere cittadino di un certo paese. Si tratta in realtà di un reddito minimo garantito o di un sussidio di disoccupazione/ inoccupazione.

    L’unica, o quasi, esperienza di reddito di cittadinanza è quello dell’Alaska. Lo stato Usa, grazie al petrolio, concede, senza condizioni, a tutti i cittadini americani, con più di un anno di residenza in questo stato, la somma di mille dollari circa l’anno – nel 2015, l’Alaska distribuiva il doppio di questa cifra. La somma erogata quindi dipende dal prezzo del petrolio.

    Il reddito di inclusione

    Tra le misure di sostegno al reddito, il reddito di inclusione – o Rei – è l’unica attiva, visto che è stata approvata dal governo Gentiloni. Prevede l’erogazione di un assegno di entità variabile – può andare dai 187 ai 534 euro – per un periodo massimo di 18 mesi, unito a percorsi di inclusione sociale e lavorativa. La differenza con il reddito di cittadinanza è rappresentata dal costo delle due misure – due miliardi di euro per il Rei, contro i 29 della proposta del M5S -, e dalla platea di soggetti interessati – 700.000 per la proposta Pd contro i 9 milioni del cavallo di battaglia grillino.

    Il reddito di dignità

    Anche Silvio Berlusconi ha provato ad inserirsi in questo dibattito che dovrebbe seguire la proposta di Milton Friedman dell’imposta negativa sul reddito. Come funziona il reddito di dignità? Secondo l’ex-Cavaliere “Chi si trova sotto una certa soglia di reddito, potrebbe essere di 1000 euro al mese da aumentare di un tot per ciascun figlio a carico, non solo bisognerebbe non pagasse le tasse, ma lo Stato dovrà versare a lui la somma necessaria per arrivare ai livelli di dignità garantita da Istat. Una somma che può variare, a seconda della zona del Paese in cui la persona vive”.

    Il reddito di dignità non è presente nel programma condiviso del centrodestra, che parla solo di un “grande Piano di sostegno ai cittadini italiani in condizione di estrema indigenza, allo scopo di ridare loro dignità economica” e “azzerare la povertà assoluta”. Il costo dovrebbe essere superiore ai 29 miliardi di euro annui del reddito di cittadinanza – secondo alcune stime il costo potrebbe arrivare ai 77 miliardi annui.

    Il reddito di avviamento al lavoro

    La risposta della Lega al reddito di cittadinanza dei cinque stelle è il reddito di avviamento al lavoro. La proposta è stata messa a punto dal neosenatore Armando Siri, e consiste in una somma di 750 euro mensili erogato per tre anni come prestito a tasso zero dalle Poste o dal sistema bancario con garanzia Cdp. Come avviene per il reddito di cittadinanza, per ottenere il reddito di avviamento al lavoro bisogna iscriversi ai centri per l’impiego ed accettare la prima offerta di lavoro – mentre il reddito del M5S viene cancellato dopo tre no. Nel progetto del reddito di cittadinza, chi percepisce questa misura deve anche partecipare a progetti di utilità sociale, gestiti dai comuni, per un massimo di 8 ore alla settimana. Si stima un costo intorno ai 10 miliardi di euro annui.

    Il reddito di nascita

    L’ultima novità sul tema è arrivata da Beppe Grillo. In un post sul suo blog – che è ormai completamente slegato dal M5S – lancia l’idea del “reddito per diritto di nascita” – un vero e proprio reddito di cittadinanza – perché “una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero”, senza l’ossessione di cercare un lavoro che non c’è, o di produrre beni e servizi che in realtà non ci servono a nulla. Soltanto con un reddito che spetti a qualcuno per il solo fatto di essere cittadino di un dato paese “la società metterà al centro l’uomo e non il mercato”.

    Più che una proposta vera e propria si tratta di una suggestione che, per quello che ricordo, è stata immaginata per la prima volta da John Maynard Keynes nel 1928, e che oggi dovrebbe diventare occasione di dibattito politico più di tante sciocchezze sull’immigrazione. Il futuro rischia di essere per tantissimi senza lavoro perché i robot, secondo il parere di tanti, rischiano di cancellare gran parte delle occupazioni come noi oggi le conosciamo.

    Per arrivare ad una misura di questo genere bisognerebbe rovesciare molti paradigmi dell’economia come noi la conosciamo, perché una misura simile avrebbe costi ben superiori a quelli del finto reddito di cittadinanza proposto dai cinque stelle.