Sostegno al reddito, cosa cambia dopo le elezioni del 4 marzo: dai tagli alle tasse, ai bonus e al reddito di cittadinanza

In ogni campagna elettorale, uno dei temi centrali è rappresentato dalle tasse. Accanto a questo tema, i partiti in lizza il 4 marzo, hanno parlato spesso di misure di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito. Noi vi presentiamo un compendio delle loro posizioni su bonus, reddito di cittadinanza, dignità e inclusione e tagli fiscali.

Pubblicato da Roberto Bosio Giovedì 22 febbraio 2018

Sostegno al reddito, cosa cambia dopo le elezioni del 4 marzo: dai tagli alle tasse, ai bonus e al reddito di cittadinanza

Ecco in sintesi la posizione dei principali partiti che parteciperanno alle elezioni del 4 marzo sul tema del sostegno al reddito: dai tagli alle tasse, ai bonus fiscali – come i famigerati 80 euro del governo Renzi -, al reddito di cittadinanza, di dignità e di inclusione. Vale la pena di aggiungere che per gran parte delle misure previste nei programmi elettorali sembrano poco attendibili sia le stime sui loro costi che le coperture previste.

Reddito di cittadinanza, tagli alle tasse, bonus e detrazioni nel M5

Luigi Di Maio

IN SINTESI – Diverse promesse elettorali ma piuttosto generiche. Sul cavallo di battaglia del reddito di cittadinanza, diverse fonti sollevano dubbi su costi effettivi e coperture.
Il reddito di cittadinanza proposto dal M5S dovrebbe riguardare 9 milioni di italiani, tutti quelli che hanno più di 18 anni e non hanno redditi – o se li hanno sono molto bassi. Chi non ha lavoro, o guadagna molto poco riceverà un’integrazione che gli permetterà di ricevere complessivamente 780 euro al mese. L’importo potrà anche crescere, perché una famiglia di 4 persone potrebbe arrivare a percepire anche 1950 euro – esenti da tasse, ed anche da pignoramenti.
Sul tema taglio delle tasse, il Movimento 5 Stelle punta sulla riduzione dell’Irpef con una no tax area per i redditi fino a 10.000 euro, una revisione degli scaglioni IRPEF a favore dei redditi medio-bassi, e una drastica riduzione dell’Irap per aiutare piccole e medie imprese.
Il programma del movimento fa anche un generico riferimento al modello francese ed al quoziente familiare, una forma di imposizione che prevede la riduzione della base imponibile su cui calcolare l’Irpef all’aumentare dei componenti del nucleo familiare, e a “rimborsi per asili nido, pannolini e baby sitter”.

Reddito di dignità, tagli alle tasse, bonus e detrazioni nella Lega ed in Forza Italia

Berlusconi e Salvini

IN SINTESI – In quanto a promesse elettorali, non c’è nessuno che possa tenere il passo di Silvio Berlusconi e della sua coalizione. Potrebbero essere rispettate, almeno in parte, solo con l’uscita dall’Euro e un forte aumento del debito pubblico.
Per rispondere al reddito di cittadinanza, Silvio Berlusconi ha lanciato il reddito di dignità. L’idea si ispira all’imposta negativa di Milton Friedman. Significa che chi guadagna meno di mille euro al mese non dovrebbe più pagare imposte sul reddito, e prevede un aiuto per i più bisognosi. Si stima che dovrebbe riguardare due milioni di famiglie e potrebbe arrivare all’erogazione di un assegno mensile di 2.000 euro. Di questa misura non c’è che una generica traccia nel programma elettorale condiviso del centrodestra – si fa solo riferimento a “un grande Piano di sostegno ai cittadini italiani in condizione di estrema indigenza”.
Le proposte più radicali del centrodestra arrivano nel campo del taglio alle tasse. Come l’applicazione della Flat tax: l’imposta sui redditi dovrebbe essere fatta usando una sola aliquota, che nella proposta della Lega sarebbe al 15%, il 23% per Forza Italia.
Due misure che finirebbero per ridurre significativamente il carico fiscale per i più ricchi ma cambierebbero poco per chi è più in difficoltà ed avrebbe un costo notevole: 40 miliardi di euro nella versione della Lega, almeno trenta per Forza Italia – e attenzione il programma prevede una “piena copertura da realizzarsi attraverso il taglio degli sconti fiscali”, per cui si potrebbe finire col finanziare un taglio ai redditi più alti riducendo gli sconti per i redditi medio-bassi.
Nel programma condiviso del centrodestra – Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia – ci sarebbe anche l’abolizione delle tasse su donazioni e successioni, del bollo sulla prima auto, e delle “tasse sui risparmi” – ipotizzo che si riferiscano all’imposta di bollo sul deposito titoli. Complessivamente si tratterebbero di altri dieci miliardi di minori entrate. E all’appello mancherebbe ancora la cancellazione dell’Irap, annunciata in alcune occasioni da Silvio Berlusconi – 23 miliardi di minor gettito. Quanta parte di queste promesse potranno essere rispettate?
Per quanto riguarda il tema bonus e detrazione, il programma del centrodestra prevede invece un generico riferimento al modello francese ed al quoziente familiare, e ad un “Piano straordinario per la natalità con asili nido gratuiti e consistenti assegni familiari più che proporzionali al numero dei figli”. Dovrebbe indicare il sostegno alla creazione del reddito d’infanzia – voluto da Fratelli d’Italia -: 400 euro mensili per ogni figlio fino ai 6 anni di età per le coppie con redditi sotto gli 80.000 euro l’anno.

Reddito di inclusione, tagli alle tasse, bonus e detrazioni nel Pd

Matteo Renzi

IN SINTESI – Anche il Pd si unisce al mercato delle promesse elettorali con impegni che difficilmente potranno essere rispettati dopo le elezioni – ma comunque il partito di Renzi si avvicina alla realtà più di M5S, Lega e Forza Italia. Tra le proposte i bonus fanno ancora la parte del cavallo di battaglia.
Il Pd ha lanciato nel settembre dell’anno scorso il reddito di inclusione. A chi ha un Isee sotto i 6.000 euro, un patrimonio mobiliare sotto i 10.000 e immobiliare sotto i 20.000 euro, può arrivare ad erogare una somma, legata al numero dei componenti del nucleo familiare e a trattamenti assistenziali e redditi percepiti, che non può superare l’importo dell’assegno sociale – per il 2018 è di 448,07 euro.
Questa misura dovrebbe durare al massimo 18 mesi, e sostituirà progressivamente il Sostegno all’Inclusione attiva (Sia) e l’assegno di disoccupazione (Asdi). Dovrebbe riguardare circa 2,5 milioni di persone. Il suo costo stimato è di 2 miliardi di euro, e il PD nel suo programma prevede di raddoppiarne i fondi.
Per quanto riguarda la riduzione del carico fiscale, il programma del Pd prevede invece un taglio strutturale del cuneo contributivo di 4 punti percentuali in 4 anni per i contratti a tempo indeterminato, più una riduzione dell’Ires e dell’Iri.
Sui bonus e le detrazioni, il Pd prevede l’abolizione di tutte le vecchie provvidenze per i figli per sostituirle con un “assegno unico” che consiste in 240 euro di detrazioni mensili sull’Irpef per i figli a carico fino a 18 anni, che scendono ad 80 tra i 19 ed i 26 anni. Questa misura vale per tutti i contribuenti fino a 100.000 euro di reddito. Secondo gli estensori di questa misura, tutti i nuclei familiari dovrebbero ricevere più di quanto ricevono oggi, ed il beneficio rispetto al sistema precedente potrebbe raggiungere in molti casi gli 80 euro mensili. Viene prevista anche una clausola di salvaguardia per cui nessuno potrà ricevere meno di quanto riceve oggi con il sistema di assegni e detrazioni vigente. Tra le altre misure fiscali ipotizzate sul tema bonus c’è anche l’estensione degli 80 euro a partite Iva e autonomi, ed un assegno mensile di 400 euro per ogni figlio fino ai 3 anni per pagare asilo nido o baby sitter.

Reddito di inclusione, tagli alle tasse, bonus e detrazioni in Liberi e Uguali

Pietro Grasso

IN SINTESI – Ci sono aspetti in comune con il programma del Pd – come il reddito di inclusione. Ma sembra esserci un attenzione maggiore ai redditi medio-bassi.
Come il Pd, anche LeU vuole un’estensione del reddito di inclusione per chi ha redditi sotto la soglia della povertà. Per quanto riguarda il taglio delle tasse, Liberi e Uguali vorrebbe una riduzione dell’aliquota del primo scaglione, sgravi concentrati soprattutto sui redditi medio-bassi, scaglioni di reddito più stretti e aliquote più progressive – si potrebbe arrivare al modello tedesco di Irpef graduata secondo una funzione matematica continua. Dal punto di vista dei tanti prelievi sui redditi da capitale ed il patrimonio mobiliare ed immobiliare – come l’Imu o l’imposta di bollo sulle attività finanziarie -, il movimento guidato da Pietro Grasso vorrebbe la loro sostituzione con un’unica imposta che abbia un’aliquota progressiva e soglie di esenzione che riguardino i patrimoni inferiori alla media – una patrimoniale classica che dovrebbe colpire soprattutto chi più ha. Nel programma si prevede anche la sostituzione di Irap e contributi sociali con una imposta su tutti i redditi prodotti.
Sul tema bonus e detrazioni, Liberi e Uguali prevede di unificare le detrazioni per carichi familiari con gli assegni familiari per arrivare ad uno strumento unico di sostegno alle famiglie che andrebbe esteso ai lavoratori autonomi, e studiato in modo da superare il problema degli incapienti – sono i soggetti con un reddito imponibile lordo che rientra nella no tax area.