Pensioni APE, Opzione Donna: chi ne ha diritto e come funziona

News pensioni 2017, Opzione Donna: ultime notizie dall'INPS sulla misura che consente alle lavoratrici donne, sia del settore pubblico che privato e sia titolari di rapporto di lavoro dipendente che autonomo, di andare in pensione prima, rispetto ai requisiti ordinari.

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    Pensioni APE, Opzione Donna: chi ne ha diritto e come funziona

    Pensioni Opzione Donna: come funziona, e chi ha diritto a questa misura, che permette di andare in pensione in anticipo, presente insieme all’APE nella Riforma Fornero poi emendata dai successivi governi? E cosa è cambiato dopo che l’ultima Legge di Bilancio non ha previsto una sua proroga per il 2018? E cosa potrebbe riservarci il futuro?

    Ape pensione anticipata opzione donna, l’Inps spiega

    L’Inps mette in chiaro i criteri di assegnazione dell’Opzione Donna, un regime sperimentale che è stato introdotto dalla Legge Maroni n° 243/04, ed è stato poi ripreso dalla Riforma delle Pensioni Fornero del 2011, e prorogato fino alla Legge di Bilancio 2017. Con i decreti attuativi sulle pensioni anticipate, il governo Renzi prima e quello Gentiloni poi, hanno cercato di mitigare alcuni degli effetti prodotti con l’ultima riforma delle pensioni voluta dal governo Monti, introducendo l’APE social e quella volontaria. Le novità INPS sull’Ape Opzione Donna sono contenute nella circolare numero 1182/2017.

    Come abbiamo già scritto, l’opzione donna non è stata prorogata con l’ultima Legge di Bilancio. Nonostante questo passaggio, sarà possibile andare in pensione anche nel 2018 con questo regime, a condizione che una lavoratrice abbia maturato nel passato i requisiti per accedere a questo regime sperimentale di concessione di una pensione anticipata.

    Pensioni anticipate, a chi spetta l’opzione donna

    Si può andare in pensione in anticipo con l’opzione donna se si è una lavoratrice dipendente – sia del settore pubblico che di quello privato – che entro il 31 luglio 2016 ha compiuto 57 anni e 7 mesi d’età, e entro il 31 dicembre 2015 ha versato almeno 35 anni di contributi. Per le lavoratrici autonome cambia solo il requisito anagrafico, entro il 31 luglio 2016 bisogna aver compiuto 58 anni e 7 mesi. Ricordiamo che le regole ordinarie prevedono di poter lasciare il lavoro se abbiano raggiunto una contribuzione pari almeno a 41 anni e 10 mesi (pensione anticipata), o il raggiungimento di un’età anagrafica pari a 66 anni e 7 mesi unitamente a 20 anni di contributi (pensione di vecchiaia).

    Altro elemento da considerare è che dalla data di maturazione dell’ultimo requisito utile alla liquidazione della pensione – ovvero il 31 luglio 2016 – devono passare almeno 12 mesi prima di vedersi erogare la pensione se si è una lavoratrice dipendente, e 18 mesi se si è una lavoratrice autonoma. Ovviamente questa condizione vale ancora, per cui una lavoratrice autonoma che facesse ricorso oggi a questo regime, dovrebbe comunque lavorare fino a tutto il mese di agosto del 2019.

    Le condizioni per accedere all’opzione donna vengono riassunte nelle seguenti due tabelle:

    1) Lavoratrici dipendenti: a chi può spettare l’opzione donna

    Requisiti anagrafici Entro il Requisiti contributivi Entro il
    57 anni e 7 mesi 31 luglio 2016 35 anni di contributi 31 dicembre 2015
    57 anni 31 dicembre 2015 35 anni di contributi 31 dicembre 2015

    2) Lavoratrici autonome: a chi può spettare l’opzione donna

    Requisiti anagrafici Entro il Requisiti contributivi Entro il
    58 anni e 7 mesi 31 luglio 2016 35 anni di contributi 31 dicembre 2015
    58 anni 31 dicembre 2015 35 anni di contributi 31 dicembre 2015

    Come viene calcolata la pensione con l’opzione donna

    Le lavoratrici che fanno ricorso all’opzione donna devono accettare che il trattamento pensionistico spettante venga calcolato interamente con il sistema contributivo, che è basato sui contributi effettivamente pagati nel corso degli anni di lavoro. Se si sceglie la pensione anticipata o di vecchiaia, si matura un trattamento più favorevole, perché l’assegno Inps almeno in parte fa riferimento al sistema retributivo (che invece si basa sulla media degli ultimi stipendi percepiti).

    Quanto può perdere la lavoratrice che decide di andare in pensione con l’opzione donna? Non si possono fare calcoli precisi se non si ha davanti agli occhi la situazione pensionistica del singolo lavoratore. Al massimo quindi è possibile fare solo una stima di quanto si può perdere: secondo alcuni il taglio della pensione può anche superare il 30%, ma comunque bisogna aspettarsi una riduzione superiore al 10-15%. Altre stime oscillano tra un -25% e un -40%. Ovviamente le lavoratrici che hanno maturato più anni di contribuzione prima del 1996 subiranno un maggior taglio alla pensione se dovesse scegliere l’opzione donna.

    Come fare la domanda

    Per inviare una domanda di pensionamento con l’opzione donna, si può fare ricorso ad uno di questi strumenti messi a disposizione dell’Inps:

    • il portale online dell’Inps (bisogna avere il PIN, oppure ottenere un identità digitale SPID);
    • il contact center, che è possibile raggiungere al numero 803 164 se si usa la rete fissa oppure allo 06 164 164 se si usa la rete mobile;
    • un ente di patronato o altri intermediari abilitati.

    Nuova opzione donna

    Durante la campagna elettorale, tutti i partiti hanno aperto alla possibilità di prorogare l’opzione donna. Le proposte più attuabili permetterebbero però di andare in pensione in anticipo in modo molto più penalizzante rispetto al recente passato. Si potrebbe usufruire di questa forma di pensionamento anticipato con un’età minima pari a 63 anni ed il pagamento di almeno 35 anni di contributi. E anche in questa nuova forma, il calcolo del trattamento previdenziale verrebbe fatto con il metodo contributivo.

    La situazione cambierebbe notevolmente se si arrivasse all’eliminazione della riforma Fornero annunciata in sede di campagna elettorale dal Centrodestra e dal Movimento 5 Stelle.

    (Testi a cura di Kati Irrente e Roberto Bosio)