Leonardo da Vinci era strabico: lo strabismo spiega la profondità nei suoi dipinti

Pubblicato da Kati Irrente Venerdì 19 ottobre 2018

Leonardo da Vinci era strabico: lo strabismo spiega la profondità nei suoi dipinti
Foto via Twitter

Gli esperti non hanno dubbi, Leonardo da Vinci era strabico. Proprio questo difetto nella visione, lo strabismo, spiega la sua capacità straordinaria di rappresentare la profondità nei dipinti. Il nuovo studio sull’opera leonardesca è stato pubblicato sulla rivista Jama Ophthalmology.

Lo studioso e neuroscienziato della City University di Londra, Christopher W. Tyler, ha analizzato a fondo alcune opere del genio italiano. Ed è giunto alla conclusione che, nei suoi dipinti, l’artista toscano avrebbe rappresentato il suo stesso disturbo visivo.

Lo strabismo permetteva a Leonardo di cogliere i dettagli che generano tridimensionalità e sapeva come riportarli sulla tela.

Un’analisi di diverse opere rivela, secondo l’autore dello studio, che il pittore toscano disegnava occhi strabici nei suoi personaggi. E infatti lo sguardo dei soggetti mostrerebbe una forma di strabismo che, sottolinea Tyler, rimanderebbe proprio allo strabismo avuto dall’autore stesso.

Quali opere sono state esaminate? Non la Gioconda, Monna Lisa è stata infatti già analizzata da altri studiosi che hanno già appurato essere affetta da strabismo. Le opere che Tyler ha voluto approfondire sono invece altre. Come l’Uomo vitruviano, il Salvator mundi e San Giovanni Battista.

Il neuroscienziato ha misurato l’allineamento degli occhi in sei opere di da Vinci, in tutto. E ha riscontrato il non perfetto allineamento degli occhi. Tyler è giunto dunque alla conclusione che tutte queste opere mostrano il disturbo visivo che potrebbe coincidere con l’exotropia.

Cos’è l’exotropia?

E’ una forma di strabismo che interessa un occhio solo, che tende a posizionarsi verso l’esterno. E può essere anche intermittente. Secondo Tyler Leonardo era affetto proprio da exotropia a intervalli. Questo consentiva al genio toscano di passare da una visione bioculare a una monoculare, alternando quindi una visione 3D a una 2D.

Ciò lo avrebbe sicuramente aiutato a migliorare la tridimensionalità dei suoi dipinti, caratteristica tipica delle sue opere.