De gustibus non est disputandum, significato e traduzione

Nell'Italiano corrente è un modo di dire assai utilizzato e serve a sottolineare l'indiscutibilità dei gusti personali. Ma chi è l'autore di questa frase? Ecco l'origine, il significato e la traduzione di De gustibus non est disputandum.

Pubblicato da Caterina Padula Mercoledì 17 ottobre 2018

De gustibus non est disputandum, significato e traduzione
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Se di De gustibus non est disputandum significato e traduzione sono abbastanza chiari (a chi non è mai capitato di usare l’espressione ‘sui gusti non si discute’?) non lo è altrettanto l’origine né chi, per primo, ha pronunciato questa frase. Spesso utilizzata anche nella forma abbreviata De gustibus, sottolinea la soggettività dei gusti personali (gusti generici, che non necessariamente riguardano preferenze culinarie) per quanto strani possano sembrare.

De gustibus non est disputandum è una locuzione latina entrata nell’uso comune probabilmente nel Medioevo. Oltre all’origine incerta, la caratteristica è che spesso la si usa nella forma abbreviata De gustibus o, molto meno frequentemente, nelle forme De gustibus et coloribus non est disputandum, De gustibus non disputandum e De gustibus non disputandum est (con molta probabilità, le differenze sono dovute al passaparola o ad influenze linguistiche locali).

Il significato di De gustibus non est disputandum è, come detto, molto chiaro: la frase si riferisce a quelle situazioni in cui non serve discutere sui gusti, che sono assolutamente personali e riconducibili alla sensibilità di ciascuno. La traduzione letterale, infatti, è ‘sui gusti non si può discutere’, dato che ognuno ha diritto ad averne di propri. Ma chi è l’autore di questa frase? Chi ha detto, per la prima volta, De gustibus non est disputandum?

Come dicevamo, l’origine della frase è incerta, anche se in molti sostengono sia stata pronunciata da Giulio Cesare durante un banchetto milanese. L’episodio, raccontato da Plutarco, svelerebbe la tendenza dei nobili romani (che attribuivano al piacere della tavola uno dei valori più importanti) a considerare i propri gusti ‘civili’ rispetto a quelli ‘barbari’ del popolo.

Quando Cesare era governatore della Gallia Cisalpina si trovò ospite a Milano, insieme ad alcuni collaboratori, nella domus del ricco Valerio Leone. Tra le varie pietanze, furono serviti degli asparagi con il burro (secondo alcuni con mirra) anziché con l’olio d’oliva. I generali criticarono aspramente questa scelta, considerando il burro troppo ‘barbaro’ per il loro nobile palato (per approfondire, leggi Cosa mangiavano gli antichi Romani). Cesare però, che era accorto e di grande intelligenza, risolse l’imbarazzo pronunciando questa frase, aggiungendo che qualora non gradissero quel piatto potevano tranquillamente non mangiarlo. Tenendo conto del racconto di Plutarco, dunque, l’origine del motto in questione appare indubbia.
Tuttavia, reale o leggendario che sia, l’aneddoto dimostra la ‘potenza’ di De gustibus non disputandum est, il cui significato riguarda l’indiscutibilità dei gusti personali ma anche la disapprovazione (se usato in modo sarcastico) per una scelta dubbia e condannabile.