Alberto Angela contro il Louvre: ‘Quando vedo le nostre opere razziate provo fastidio’

L'apprezzato divulgatore scientifico si è schierato contro il museo del Louvre di Parigi a proposito delle opere italiane che sono custodite al suo interno

Pubblicato da Kati Irrente Lunedì 13 agosto 2018

Alberto Angela, noto figlio di Piero Angela, in un’intervista al Fatto affronta una tematica a lui molto cara che è destinata a infiammare gli animi: il patrimonio artistico italiano finito in mano ai francesi e custodito al museo del Louvre di Parigi. “Quando vedo le nostre opere al Louvre provo fastidio”, dice. La sua riflessione è semplice: “Con la campagna di Napoleone la nostra Italia è stata razziata” di opere dalla bellezza straordinaria. “Il discorso è molto semplice – ha proseguito Alberto Angela – se andiamo a studiare il passato, vigeva una regola molto basilare riguardo il bottino”.

“Il Louvre è pieno di opere sottratte da Napoleone con i fucili spianati; quando giro tra quelle sale e leggo il cartellino ‘Campagna d’Italia’ avverto un moto di fastidio profondo: vuol dire che è stata razziata”, ha spiegato ancora Alberto Angela.

Il bottino, racconta ancora Angela, ”era la fase finale, il punto di conquista, e oramai c’è una sua giustificazione storica”. Però – continua ancora Angela – ”attenzione: parliamo di una fase ben specifica, superata la quale il bottino diventa crimine”. ”Secondo me il confine giusto è la Rivoluzione francese: ciò che è successo prima è andato, è acquisito, mentre il dopo non è più accettabile nel mondo occidentale”, ha aggiunto.

Il paleontologo più famoso d’Italia, insomma, pensa che il Louvre dovrebbe restituire tutte le opere d’arte italiane depredate e esposte nel museo, che in definitiva sono alcune delle attrazioni più rinomate e visitate di tutta l’esposizione. Opere che sono italiane e che, secondo Alberto Angela – e non solo – di diritto dovrebbero essere esposte nei musei italiani.