Helena Janeczek, i libri della vincitrice del Premio Strega 2018

Tedesca d'origine ma milanese d'adozione, Helena Janeczek ha vinto la 72esima edizione del Premio Strega con un romanzo dedicato alla fotografa Gerda Taro. Tra i suoi libri Lezioni di tenebra, con cui ha vinto nel '97 il Premio Bagutta Opera Prima, e Bloody Cow, la storia della prima vittima del morbo della 'mucca pazza'.

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    La scrittrice Helena Janeczek alla 72esima edizione del Premio Strega / Ansa

    Vincitrice, con La ragazza con la Leica, della 72esima edizione del Premio Strega, Helena Janeczek ha cominciato a pubblicare i suoi libri alla fine degli anni Novanta: con la sua prima opera, dal titolo Lezioni di tenebra, ha conquistato il Premio Bagutta Opera Prima, facendosi conoscere nell’ambito della narrativa italiana e raccogliendo il consenso di pubblico e critica. Nata a Monaco di Baviera nel 1964, Helena Janeczek vive in Italia da oltre trent’anni: qui ha iniziato la sua carriera letteraria, lavorando come lettrice e pubblicando una serie di poesie in tedesco. Dopo il suo primo romanzo, che è un’autobiografia, ha pubblicato altre quattro opere ognuna incentrata su un argomento diverso: dalla storia della prima vittima del morbo della ‘mucca pazza’, al romanzo storico ambientato nell’abbazia di Montecassino. Ma quali sono i libri di Helena Janeczek? Eccoli brevemente di seguito.

    Lezioni di tenebra (1997)

    Helena Janeczek libri Lezioni di tenebra

    Fortemente autobiografico, racconta il rapporto tra la scrittrice e la madre, unica sopravvisuta, insieme al padre, all’orrore dell’Olocausto. Nata in una famiglia di ebrei polacchi trasferitisi in Germania, la Janeczek è cresciuta in un mondo, quello tedesco, in cui si sentiva un’estranea: questo romanzo, che rievoca una delle tragedie più assurde del Novecento, è il resoconto ‘lucido ed appassionato’ di ciò che quel dramma ha lasciato nelle generazioni successive: la confusione linguistica, l’impossibilità di avere radici, la necessità di appartenere e la ‘crudele condanna a sentirsi estranei, comunque e dovunque’. Primo tra i libri di Helena Janeczek, ha conquistato nel ’97 il Premio Bagutta Opera Prima.

    Cibo (2001)

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    Escludendo la raccolta di poesie in tedesco pubblicata nel 1989, Cibo è il secondo dei libri pubblicati da Helena Janeczek. Propone una serie di storie incentrate sul cibo, laddove per esso s’intende non solo un piacere ma ‘uno specchio profondo dell’anima’. A metà strada tra narrazione e riflessione, è una raccolta di storie in cui per i protagonisti il mangiare diventa amore, dolcezza, comunicazione, ma anche sofferenza, oblio e segregazione.

    Le rondini di Montecassino (2010)

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    Tra i libri di Helena Janeczek, Le rondini di Montecassino è sicuramente un romanzo storico: ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, racconta la battaglia che portò alla distruzione della celebre abbazia. Qui gli alleati combatterono diverse battaglie contro i tedeschi, che l’autrice ricostruisce dando voce a quei protagonisti in qualche modo ignorati dall’immaginario della Storia: marocchini, nepalesi, indiani, persino un battaglione di maori. Un affresco storico che non tralascia le violenze subite dai civili e le vicissitudini – drammatiche – di truppe e di persone provenienti da tutto il mondo.

    Bloody Cow (2012)

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    Pubblicato nel 2012 da Il Saggiatore, è il reportage ‘sanguigno’ su una delle psicosi collettive più tremende dei nostri tempi: l’infezione legata al cibo. La storia è quella Clare Tomkins, vegetariana fin dagli 11 anni e morta, a 24, per la malattia di Creutzfeld-Jacob, il morbo della ‘mucca pazza’. E’ il primo caso nella storia di questa malattia che l’autrice descrive in tutta la sua ferocia, dalla disperazione dei familiari all’incredibile clamore mediatico.

    La ragazza con la Leica (2017)

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    Ultimo, in ordine cronologico, dei libri di Helena Janeczek è La ragazza con la Leica, la storia di Gerda Tardo che ha fatto guadagnare alla scrittrice due dei riconoscimenti letterari più ambiti d’Italia: il Premio Bagutta e il Premio Strega. Il romanzo, in lizza anche per il Premio Campiello, ha permesso di far luce su una figura affascinante ed estremamente coraggiosa, quella di Gerda Taro, fotografa morta giovanissima mentre documentava la Guerra Civile Spagnola. Famosa per i suoi repportagi di guerra, è nota anche per la relazione sentimentale e professionale con Robert Capa, pseudonimo di Endre Friedmann inventato dalla stessa Gerda per dare visibilità al compagno fotografo.