Mostra Alberto Giacometti a Milano: alla GAM una personale dedicata al celebre scultore svizzero

Mostra Alberto Giacometti: Milano ospita, tra gli appuntamenti culturali che precedono Expo 2015, anche una personale dedicata al grande scultore svizzero.

Pubblicato da Caterina Padula Martedì 12 agosto 2014

Una mostra di Alberto Giacometti, a Milano dall’8 ottobre fino all’1 febbraio 2015, rientra tra gli appuntamenti culturali che accompagnano i preparativi in vista del prossimo Expo 2015. Dopo Klimt, Chagall, Van Gogh, Leonardo e Segantini – tanto per citarne alcuni – la metropoli lombarda celebra un altro grande artista, in occasione dell’evento più atteso degli ultimi anni. L’esposizione, a cura di Catherine Grenier, direttore e capo curatore della Fondazione ‘Alberto e Annette Giacometti’ di Parigi, ospiterà, alla Galleria d’Arte Moderna della città, più di sessanta opere, tra sculture, dipinti e disegni, che raccontano il ruolo fondamentale che Alberto Giacometti ha avuto nello sviluppo della scultura internazionale del secolo scorso.

La mostra, attraverso un percorso cronologico suddiviso in cinque sezioni – costituite, a loro volta, in diversi gruppi tematici – ripercorre tutta la carriera artistica di Giacometti, dagli esordi in Svizzera, influenzati dal Surrealismo e dal Post-cubismo, alla maturità trascorsa soprattutto nell’atelier di rue Hippolyte-Maindron a Parigi, quando il filo conduttore della sua arte diventa la ricerca continua di un qualcosa che sfugge. Il tutto raccontato attraverso le sculture, i dipinti e i disegni che il maestro realizzò tra gli anni Venti e gli anni Sessanta e che illustrano tutta l’evoluzione che ebbe la sua carriera artistica.

Alberto Giacometti, infatti, si è confrontato, durante tutta la sua esperienza artistica, con le principali avanguardie del suo tempo, maturando un linguaggio personalissimo che lo rende ancora oggi uno degli scultori più apprezzati e quotati a livello internazionale.
Nato in Svizzera nel 1901, fu avviato dal padre, apprezzato pittore postimpressionista, alla carriera artistica che continuò a Parigi, entrando in contatto con l’ambiente culturale in cui orbitavano Modigliani, Chagall, Matisse e Picasso: le prime opere di Giacometti, infatti, risentono molto dell’influenza dell’esperienza cubista, della scultura africana e di quella oceanica.
Negli anni Trenta entra in contatto con il gruppo dei surrealisti di cui facevano parte artisti come Mirò, Magritte e Dalì; ma è con il ritorno in Svizzera, a metà degli anni Quaranta che Giacometti elabora il suo personalissimo – ed oltremodo originale – linguaggio artistico, che declina soprattutto nei ritratti del fratello Diego e della madre e nelle figure umane esilissime, diventate il simbolo distintivo di tutta la sua arte. Molti hanno ricollegato lo stile inequivocabile di Giacometti – in cui la rappresentazione umana è ridotta davvero all’essenziale – ai maggiori movimenti filosofici del Novecento, poiché lo svuotamento dei corpi rappresentati dall’artista svizzero è stato interpretato come la crisi esistenziale dell’uomo moderno nel corso del XX secolo.