Arrestato Antonello Nicosia, il messaggero dei boss

Difensore dei diritti dei detenuti e assistente parlamentare: arrestato Antonello Nicosia, il radicale con legami mafiosi

Pubblicato da Redazione NanoPress Mercoledì 6 novembre 2019

Arrestato Antonello Nicosia
Foto Shutterstock | karanik yimpa

L’indagine della direzione distrettuale antimafia ci presenta una storia che sembra uscita dalla penna dello scrittore scozzese Robert Louis Stevenson: molte sono infatti le similitudini tra la vicenda che vede interessato Antonello Nicosia, protettore dei diritti umani indagato per mafia, e lo strano caso del dottor Jekyll e di Mr. Hyde. Quella di Nicosia è infatti una figura molto lontana dal classico stereotipo del mafioso ma, forse proprio questa percezione del personaggio, ne ha permesso l’infiltrazione in ambienti che tutelano la legalità del diritto. Il protagonista di questa storia, a tratti inquietante e senza ombra di dubbio fosca, è l’arrestato Antonello Nicosia, portatore di pizzini e messaggi fra i boss detenuti e quelli in libertà. Chi è il messaggero dei boss, ex assistente della deputata Occhionero?

Da detenuto a difensore dei diritti umani

Cresciuto in Sicilia, Nicosia aveva già avuto a che fare con la giustizia in passato. Condannato a 10 anni e mezzo di galera per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, pena che gli è valsa la sospensione della potestà genitoriale, era riuscito nel corso del tempo a dare senso a quello che sarebbe il fine ultimo del carcere: il recupero del condannato. Buttatosi alle spalle quella brutta vicenda, Nicosia si era laureato in Scienze della Formazione multimediale con una tesi sul Trattamento penitenziario ed era diventato direttore dell’Osservatorio Internazionale dei diritti umani (Oidu), grazie alla sua attività per i diritti dei detenuti.

Da qualche anno conduceva un programma intitolato Mezz’ora d’aria sulla tv locale AracneTV, e nel 2018 era stato eletto membro del Comitato nazionale dei Radicali italiani. Nel movimento radicale aveva trovato un bersaglio perfetto: Radicali Italiani è infatti un movimento che non giudica le persone in base al loro passato e al quale si può iscrivere chiunque e nessuno può essere espulso per qualsiasi motivo. Alla luce della lotta per i diritti umani delle carceri, a prescindere dal reato commesso, il milieu radicale deve essere sembrato un ambiente idoneo per infiltrarsi, candidandosi al Comitato Nazionale (un organo di 45 membri che coordina le attività) e venendo eletto con appena 3 preferenze.

Ma a quanto pare gli obiettivi nascosti non riuscivano a trovare sbocco nel movimento radicale, per questo Nicosia pensò che per agire indisturbato ed avere accesso ai condannati al 41bis poteva essere comodo il diritto di accesso parlamentare alle carceri come rivela lui stesso in un’intercettazione: “Quando entri con un deputato non è come quando entri con i Radicali – assicurava lui – chiudono la porta”. Per questo divenne assistente parlamentare della deputata di Italia Viva Pina Occhionero, ingannata anch’essa da il suo curriculum contraffatto (si spacciava per docente universitario negli Stati Uniti). L’onorevole Occhionero, ex esponente di Liberi e Uguali, però non è indagata perché, secondo la Procura, non sapeva niente delle presunte attività mafiose di Nicosia. Anzi la stessa parlamentare ad un certo punto veniva vista come un ostacolo dal suo collaboratore: «Sarebbe meglio andare con questi di Forza Italia».

Arrestato Antonello Nicosia, tramite carceri-clan

Dal momento dell’assunzione, secondo la Procura, Antonello Nicosia avrebbe fatto da tramite tra capimafia, alcuni dei quali al 41 bis, e i clan, portando all’esterno messaggi e ordini. Questo allo scopo di favorire alcuni detenuti rientranti nel circuito del latitante Matteo Messina Denaro (appellato nelle intercettazioni da Nicosia come il nostro “primo ministro”). Inoltre avrebbe gestito business in società col boss di Sciacca Dimino, con cui si incontrava abitualmente, fatto affari coi clan americani e riciclato denaro sporco. Con quest’ultimo Nicosia avrebbe anche discusso di un piano criminoso ai danni dell’imprenditore Paolo Cavataio, operativo nel settore ittico anche in alcuni paesi del Nord Africa. “È il più ricco di Sciacca”, suggeriva Dimino al Nicosia “facciamocelo un giro lì in Marocco e ce lo chiamiamo”. Alla proposta del boss Nicosia chiedeva: “Tu dici di levarlo di mezzo?”, e il boss rispondeva: “Si”. E in effetti la spedizione – come confermato da Cavataio nel dicembre 2018 – ci fu.

Allo scoppio della notizia sia Radicali Italiani che il Partito Radicale hanno preso le distanze da Nicosia. Anzi ne hanno stigmatizzato l’operato che porta discredito nel lavoro trentennale delle formazioni radicali nella lotta per i diritti dei più deboli. Rita Bernardini ad esempio, storica figura radicale, esperta nella lotta per i diritti dei detenuti ha commentato: “Mi sembrava più un esaltato, non mi piaceva e avevamo avuto delle divergenza proprio su come devono essere effettuate le visite in carcere”. In effetti nelle intercettazioni che lo hanno incastrato nell’ambito nell’operazione Passepartout di Gico e Ros, Nicosia si esprimeva in questi termini “All’aeroporto bisogna cambiare il nome… Non va bene Falcone e Borsellino… Perché dobbiamo arriminare (girare, ndr) sempre la stessa merda… Sono vittime di un incidente sul lavoro, no?”.

Ora la palla passa ai giudici che dovranno dare un epilogo a questa incredibile storia: se le ipotesi dell’accusa saranno confermate il Dottor Jekyll, che pubblicamente parlava di legalità e diritti dei detenuti, vedrà svelata la sua natura di Mr Hyde, ovvero la sua doppia vita al servizio delle famiglie mafiose.