Sardegna: protesta dei pastori per il crollo del prezzo del latte

In diverse zone della Sardegna esplode la protesta dei pastori per il prezzo del latte. Migliaia i litri di prodotto appena munto gettati in strada

Pubblicato da Kati Irrente Venerdì 8 febbraio 2019

Sardegna: protesta dei pastori per il crollo del prezzo del latte

Pastori in rivolta: è in atto la protesta degli allevatori per manifestare la loro rabbia per il crollo del prezzo del latte ovino in Sardegna. Migliaia di litri di latte sono stati versati per strada e in diverse località della regione ci sono stati numerosi episodi analoghi, che hanno portato al temporaneo blocco della circolazione delle auto. Gli allevatori sardi protestano per il prezzo del latte che viene pagato loro dai caseifici.

La protesta per il crollo del prezzo del latte ovino in Sardegna è arrivata al blocco della Statale 131, dove i manifestanti hanno versato sulla strada migliaia di litri di latte fresco direttamente dalle autocisterne che erano destinate ai caseifici.

Il prezzo del latte

In occasione dell’incontro convocato dall’assessorato regionale all’Agricoltura, i pastori hanno chiesto che il prodotto appena punto fosse pagato almeno 0,77 euro al litro, prezzo considerato il minimo per coprire i costi di produzione. Gli industriali ne hanno offerto 0,60 e gli allevatori sono scesi in strada per protesta.

La rivolta dei pastori sardi

PASTORI SARDI IN RIVOLTA: LATTE BUTTATO A TERRA E BLOCCHI STRADALI IN TUTTA L'ISOLA.LE AZIENDE TRASFORMATRICI PAGANO IL LATTE A 0.60 € AL LITRO, MENO DELL'ACQUA. Ecco le rivendicazioni del MPS – Movimento Pastori Sardi:La Pastorizia in Sardegna sta attraversando un momento di profonda crisi economica caratterizzata dal crollo del prezzo del formaggio “Pecorino Romano DOP” tipologia di prodotto esportato in particolare nei mercati Nord-Americano e Canadese, la perdita di prezzo è determinata dall’assenza di moderni strumenti di programmazione e per il deficit negli investimenti in ricerca, finalizzati a creare valide alternative al suddetto formaggio. Il regime di monocultura comporta frequentemente un eccesso di produzione. Crisi che i trasformatori scaricano addosso ai pastori dimezzandone il prezzo del latte oggi valutato circa 0,60 euro/litro, ben trenta centesimi al di sotto dei costi di produzione. Serve un intervento super partes che permetta ai produttori primari di ottenere il giusto riconoscimento del loro ruolo guida nella tutela del made in italy e nel presidio civile delle aree rurali in via di spopolamento.In Sardegna la zootecnia ovina da latte è costituita da circa 15.000 allevamenti con oltre 3.000.000 di capi ovini e da circa 3.000 allevamenti con oltre 330.000 capi caprini e rappresenta il principale aggregato zootecnico della Sardegna, con un’incidenza sulla PLV agricola regionale del 25% circa (45% il peso dell’intero settore zootecnico). Ognuno di questi capi ovini produce annualmente oltre 120 litri di latte, per cui la produzione complessiva del comparto si attesta ai 350/380 milioni di litri di latte, che trasformati portano a una produzione totale di formaggi pari a circa 590.000 quintali di formaggi così ripartiti:• 160/170 milioni di litri a Pecorino Romano Dop• 130 milioni di litri circa ad altri formaggi• 10/11 milioni a Pecorino Sardo Dop• 4/5 milioni a Fiore Sardo Dopche hanno mosso un fatturato di circa 400 milioni di euro pari al 25% del fatturato agro-industriale regionale. La Sardegna è il più importante produttore nazionale di latte ovino caprino, più di due terzi (68%) ovino nazionale e oltre la metà del latte caprino sono prodotti in Sardegna e occupa tra diretti e indiretti circa 100 mila persone.Sul piano economico la pastorizia crea ricchezza diffusa, basti pensare all’indotto che in maniera diretta o indiretta è collegato al mondo pastorale, pensate a tutto ciò che gira attorno alla pastorizia; caseifici, mangimifici, trasporti, mattatoi, il settore meccanico e delle costruzioni fino ad arrivare al terziario. La presenza di questo settore giustifica l’esistenza di migliaia di posti di lavoro; veterinari, biologi, impiegati delle ASL di enti Regionali ed anche due Facoltà Universitarie – quelle di Agraria e di Veterinaria girano attorno a questo comparto.Nonostante l’importanza economica del pastoralismo, la pastorizia in Sardegna non va misurata soltanto in termini di punti percentuale del PIL prodotto ma anche e soprattutto per il suo valore sociale, culturale e ambientale.La pastorizia produce dunque un valore più importante di quello economico.La pastorizia ha un inestimabile valore ambientale.Le oltre 17.000 aziende pastorali distribuite nel territorio ne garantiscono infatti la cura e il controllo.Che cosa costerebbe alla società questo controllo? Non soltanto è questione di tenere i terreni puliti per prevenire gli incendi e le devastazioni, ma soprattutto conservare il paesaggio che abbiamo costruito in secoli di lavoro nelle campagne. Quel paesaggio non è solo il frutto della natura, ma del lavoro dei pastori sulla natura. Quel paesaggio è la nostra storia e la nostra cultura. La pastorizia ha infine un valore sociale, essa mantiene in vita l’interno della Sardegna, i suoi paesi, offre un senso all’esistenza di decine di migliaia di persone e costituisce anche un elemento fondamentale della nostra identità.E’ necessario intervenire subito per evitare che la situazione economica degeneri creando tensioni sociali di difficile gestione.Proponiamo di intervenire con i seguenti strumenti:A) Vigilare affinché il Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP si attenga al rispetto delle quote di produzione già stabilite dal regolamento interno approvato dal Ministero delle Politiche Agricole.B) Chiedere agli organismi Nazionali preposti di ritirare dal mercato almeno 20 mila quintali di prodotto da destinare alle persone meno abbienti o da destinare sotto forma di assistenza alimentare a paesi bisognosi. Tali misure potrebbero essere attuate, la prima con fondi Nazionali all’interno degli stessi strumenti Ministeriali a disposizione quale, il Programma AGEA degli aiuti alimentari agli indigenti per la platea di aventi diritto in Italia; la seconda con fondi regionali attraverso interventi del Ministero degli Esteri per gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, inseriti all’interno del programma di Cooperazione internazionale.C) Finanziare un ammasso volontario di 20 mila quintali di formaggio tipo Pecorino Romano con lo scopo di favorire ai produttori una graduale immissione nel mercato.D) Potenziare le O.P. Organizzazioni dei Produttori riconosciute e impegnarle nella gestione unitaria del latte in esubero attraverso aiuti finanziari e strutturali con il compito di togliere dal mercato locale almeno 30 milioni di litri di latte da destinare alla polverizzazione e alla vendita del latte tal quale nel mercato estero. Anche la suddetta misura è contemplata all’interno della L.R. 15/2010 e può essere finanziata con fondi Regionali.E) Impedire anche attraverso l’utilizzo della “moral suasion” che singoli trasformatori acquistino più latte a loro necessario con il preciso intento di riversare l’eccedenza non trasformata al fine di creare inflazione nel mercato, obbligando i produttori primari a svendere il loro latte.F) Convocare e istituzionalizzare un tavolo permanente per il settore Ovi-Caprino Nazionale con la presenza anche di rappresentanti del Movimento Pastori Sardi.Tramatza, 25/01/19MOVIMENTO PASTORI SARDI

Pubblicato da Il Corsaro su Venerdì 8 febbraio 2019

Le manifestazioni per chiedere un equo compenso

In Sardegna si sono registrati momenti di tensione quando due autobotti sono state bloccate sulla Statale 131, che collega Cagliari a Sassari, e migliaia di litri di latte sono stati versati sulla carreggiata. Il blocco, avvenuto al km 123 all’altezza di Abbasanta (Oristano), è stato prima realizzato in direzione sud e poi ripetuto in direzione nord.

Anche a Orune un gruppo di allevatori esasperati dalla situazione ha inscenato un’altra protesta pacifica. Nella località del Nuorese una quarantina di pastori ha rovesciato del latte all’uscita dal paese, sulla provinciale in direzine Bitti.

Bidoni di latte sono stati versati anche per le strade del centro di Macomer (Nuoro) da un altro gruppo di pastori che chiedono una giusta remunerazione del latte.

Oggi, in mezza #Sardegna, la protesta dei pastori che, disperati hanno gettato oltre 10.000 litri di latte! Un gesto estremo, dopo l’abbandono della politica verso il mondo delle campagne, sempre più schiave degli industriali caseari!IO SONO DALLA LORO PARTE, non condividendo però nessuna forma di intimidazione!Se vogliamo farci sentire facciamoli uniti! #RISPETTOPERIPASTORISARDI

Pubblicato da L'Eco di Barbagia su Mercoledì 6 febbraio 2019

La rabbia dei pastori sardi viene commentata e seguita sui social con numerosi video che stanno facendo il giro della rete.