Fiammetta Borsellino a Che Tempo che fa: “Sono ancora quella bambina che spera nel cambiamento delle coscienze”

La figlia del giudice Paolo Borsellino parla del bisogno di giustizia e verità sulla morte del padre: "Stare muto nelle patrie galere è un fallimento per lo Stato"

Pubblicato da Lorena Cacace Lunedì 4 febbraio 2019

Fiammetta Borsellino a Che Tempo che fa: “Sono ancora quella bambina che spera nel cambiamento delle coscienze”

Fiammetta Borsellino torna a parlare e questa volta sceglie la trasmissione di RaiUno Che Tempo che fa, condotta da Fabio Fazio, per lasciare il suo ricordo del padre, il giudice Paolo Borsellino, ucciso barbaramente nella strage di Via D’Amelio da Cosa Nostra. Proprio le immagini di quel 19 luglio 1992 hanno anticipato il suo ingresso in studio, accolta dall’applauso del pubblico e da un mazzo di rose bianche. “Queste le deporrò dove so io”, si sente in un filo di voce. È del bisogno di verità che parla soprattutto Fiammetta Borsellino, quella verità che sulla morte del padre ancora manca. “Io dico alle mie figlie che non bisogna mai smettere di sognare. Io stessa sono ancora quella bambina che spera in un cambiamento vero, quello delle coscienze”.

Il ricordo di quei momenti terribili e del dolore per la perdita del padre, strappato alla vita dalla violenza della mafia, non l’ha mai abbandonata. “Il sentimento più forte non è stato il rancore o la rabbia ma la tristezza e il dolore per chi ancora non riesce a fare quel passo in più che dà dignità a una persona”, dice.

È dignità la parola chiave nel ricordare il padre e chi, come lui lotta contro le mafie, a partire dai pentiti. “Io credo che lui sia morto con dignità perché ha vissuto con dignità, ma che può vivere e morire con dignità anche chi pur avendo fatto del male nella sua vita riconosce il danno che ha fatto alle famiglie e alla società e ripara il danno”.

La riparazione però significa “non stare muto nelle patrie galere”, come invece ha fatto il Boss dei Boss, Totò Riina, mai pentito fino al giorno della sua morte. “Questo per me è un fallimento dello Stato”.

Tutti possono fare la loro parte nella lotta alle mafie dando un “contributo di onestà. È inutile vantarsi del fatto che i propri figli crescono nei valori della legalità se poi non si è i primi a dare l’esempio”.