A Genova niente Messa di Natale: la protesta di Don Paolo contro il decreto Salvini

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Don Paolo Farinella della chiesa di San Torpete a Genova ha deciso di non dire Messa a Natale come obiezione di coscienza contro il decreto "immondo" di Salvini che colpisce i migranti

Pubblicato da Lorena Cacace Giovedì 6 dicembre 2018

A Genova niente Messa di Natale: la protesta di Don Paolo contro il decreto Salvini
Don paolo Farinella, in una immagine tratta dal sito internet www.christusrex.org. ANSA /JI

Niente Messa di Natale per “obiezione di coscienza” contro il decreto Salvini. È la decisione di Don Paolo Farinella, parroco della centrale chiesa di San Torpete a Genova che dal suo blog spiega perché non dirà la Santa Messa natalizia. Prete di frontiera, Don Paolo ha infatti deciso di reagire a suo modo contro il decreto che “dietro parole roboanti, confuse e immorali, nasconde la volontà determinata di colpire «i Migranti»”, per di più “alla vigilia di quel Natale che celebra la nascita di Gesù, emigrante perseguitato dalla polizia di Erode, fuggito alla persecuzione, accolto in Egitto e ritornato a stabilirsi a Nàzaret, dopo un viaggio allucinante e pericoloso attraverso il deserto del Neghev”.

Don Paolo se la prende anche con il “silenzio complice” di quel mondo cattolico “che anzi inneggia a un ministro che dondola un presepe di plastica, sventola un Vangelo finto e illude con il Rosario in mano, senza suscitare un rigurgito di vomito dei cosiddetti cattolici da salotto”, coloro che Papa Francesco ha chiamato “cristiani da pasticceria”.

Con l’attuale decreto che il parroco definisce “immondo”, se “Gesù, con Maria e Giuseppe, si presentasse da noi per celebrare la sua nascita […] sarebbe fermato alla frontiera e rimandato indietro perché migrante economico, perché senza permesso di soggiorno e perché in Palestina non c’è una guerra «vecchia» dal 1948”.

Non solo. “Inneggiando Salvini, uomo incolto, senza alcun senso dello Stato e del Diritto, i cattolici sono complici di lesa umanità e di «deicidio» perché ogni volta che si fa un torto sul piano del Diritto alla persona del povero, lo si fa direttamente a Gesù nella carne viva dei migranti”, scrive.

“Con quale diritto i cristiani possono pretendere di celebrare il Natale di quel Gesù che il loro Paese, senza alcuna loro resistenza o protesta, espelle l’Uomo nel Figlio di Dio?”, continua Don Paolo che se la prende anche con Luigi Di Maio “che si fa fotografare mentre bacia il sangue di San Gennaro (povero lui!)” e poi vota il decreto.

A ciò si aggiunge che “Natale non è più Natale cristiano: non più «memoria» della nascita di Gesù, ma cinico fatto commerciale, mescolato a ripetuti riti e liturgie, «merci in vendita» nel pagano «spirito natalizio», sequestrato dal mercato neocapitalistico”.

Da qui la decisione di non dire Messa: “La nostra coscienza opposta come bastione di obiezione totale con atto pubblico, radicale, dirompente e inequivoco: la chiesa di San Torpete in Genova resterà chiusa per un Natale senza Cristo, un Natale senza Dio”.