Milano, 13enne bullizzato costretto a rubare in casa per pagare gli aguzzini

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Orribile storia che arriva dalla provincia di Milano con un giovanissimo bullo che vessava coetanei costringendoli a rubare gioielli in casa con estorsioni e minacce

Pubblicato da Diego Barbera Mercoledì 5 dicembre 2018

Milano, 13enne bullizzato costretto a rubare in casa per pagare gli aguzzini
Pixabay

Un piccolo boss di appena 14 anni quello finito agli arresti domiciliari a Milano, senza padre, che bullizzava compagni di scuola con l’aiuto di alcuni scagnozzi coetanei. Nonostante le numerose segnalazioni agli insegnanti, soprattutto da parte di una delle vittime – un ragazzino di appena 13 anni – sembra che una professoressa abbia rigettato al mittente le accuse mosse affermando che “Il bullismo non esiste”. E invece esisteva eccome, con percosse anche gravi, ricatti, minacce fino ad estorsioni per un comportamento da veri malviventi nonostante la tenera età. Scopriamone di più su questa terribile storia.

Le informazioni sopraggiungono da quanto dichiarato dalle carte delle indagini depositate in procura dopo il lavoro dei carabinieri di Porta Genova, San Cristoforo e della Compagnia di Porta Magenta partendo naturalmente dalle testimonianze del diretto interessato – il 13enne – e supportate dal padre. La scomparsa di due anelli d’oro appartenuti alla nonna del ragazzo hanno attirato l’attenzione del genitore che ha scoperto della vessazione della banda di minorenni che andava a tormentare psicologicamente e fisicamente i coetanei.

In buona sostanza, il 13enne veniva bullizzato quasi quotidianamente così come altri studenti che venivano picchiati e minacciati con estorsioni se non avessero portato alla banda i preziosi in casa. Soprattutto oro in gioielli, probabilmente da rivendere nei numerosi punti “compro oro”. Richiesti indietro il giorno seguente gli anelli, i bulli avrebbero chiesto qualcosa come 400 euro per ritornare in possesso dei preziosi. In un primo momento la vittima aveva tentato di recuperare la somma dai portafogli dei genitori, ma avrebbe ceduto e “confessato” il fattaccio.

I Carabinieri hanno individuato il carnefice e hanno ritrovato sul cellulare gli sms intimidatori che hanno fatto da prova schiacciante e inoppugnabile. Il 14enne “cervello” oltre che “braccio” della gang ha diversi precedenti ed è seguito dai volontari del carcere Beccaria nel tentativo di riportarlo a un corretto comportamento sociale per il re-inserimento nella società.