Norcia: Lele fu ucciso da una sfida mortale. L’amico è in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale

Ora spetta al tribunale del Riesame di Perugia decidere sull'istanza di scarcerazione presentata dai legali dell'indagato

Pubblicato da Beatrice Elerdini Martedì 4 dicembre 2018

Norcia: Lele fu ucciso da una sfida mortale. L’amico è in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale
Foto: Pixabay

Ha perso la vita a 29 anni per un gioco, una sfida mortale a chi colpiva più forte, Emanuele Tiberi. La tragedia si è consumata a Norcia, fuori dalla Vineria, nella notte del 29 luglio scorso. Il giovane venne colpito da Cristian Salvatori, 33 anni, con un unico pugno in pieno volto che lo fece crollare a terra, uccidendolo. A dimostrarlo le testimonianze dei presenti nel locale, che incitarono i due ad attaccarsi e una perizia tecnica richiesta dal pm Vincenzo Ferrigno della Procura di Spoleto. L’amico è in carcere ed è accusato di omicidio preterintenzionale. A riportare la notizia l’edizione umbra de La Nazione.

Tiberi e Salvatori erano uno di fronte all’altro, si stavano sfidando. Emanuele tirò una schiaffo col dorso della mano all’avversario e l’altro rispose con un pugno così forte che uccise il 29enne. La Nazione ha pubblicato alcune delle prove che hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’omicidio, tracce di chat su WhatsApp in cui si legge: ‘Lu Picchiu gli ha detto dammi un pugno, lui (la vittima ndr) gliel’ha dato ma piano. Dopo (l’indagato ndr) gli ha detto mo tocca a me e gli ha dato una pesca’.

A sei mesi dalla tragedia, ora sarà il tribunale del Riesame di Perugia a dover decidere sull’istanza presentata dai legali dell’indagato. Salvatori ha chiesto gli arresti domiciliari con l’obiettivo di seguire un programma di reinserimento sociale in una struttura specializzata. Gli avvocati sostengono che essendo l’omicidio scaturito a seguito di un ‘gioco’, non sussiste la valutazione di ragazzo con ‘impulsi aggressivi e incontrollabili’. Inoltre Salvatori si è reso disponibile per un risarcimento dei danni. La parola è ora in mano ai giudici.