Pedofilo ucciso in provincia di Benevento: indagato il padre della 14enne abusata

La ragazzina dopo gli abusi subiti da parte del pastore si era tolta la vita. Ora è il padre a essere accusato dell'omicidio del pedofilo

Pubblicato da Beatrice Elerdini Lunedì 17 settembre 2018

Pedofilo ucciso in provincia di Benevento: indagato il padre della 14enne abusata
Foto di repertorio / ansa

E’ indagato dalla Procura della Repubblica di Benevento, Lucio Iorillo, 58 anni, il padre della ragazza di 14 anni che si suicidò nel gennaio del 2008: l’uomo è finito sotto accusa relativamente all’inchiesta sulla morte di Giuseppe Matarazzo, un pastore 45enne di Frasso Telesino, che è stato ucciso con due colpi di pistola nei pressi della sua abitazione, lo scorso 19 luglio. L’uomo è stato colpito a morte qualche settimana dopo la sua uscita dal carcere, dove ha scontato una pena di 11 anni e 6 mesi per abusi sessuali sulla ragazzina suicida e sua sorella, entrambe adolescenti e sue vicine di casa.

Secondo quanto riportato da Il Mattino, l’avviso di garanzia è stato notificato a Iorillo, come atto dovuto, così da consentirgli di nominare un proprio perito che possa assistere agli accertamenti dei Ris di Roma a Tor di Quinto che si svolgeranno il prossimo martedì.

La condanna per abusi sessuali

L’omicidio di Giuseppe Matarazzo è avvenuto nei pressi dell’abitazione del pastore a Frasso Telesino, in provincia di Benevento. L’uomo nel 2010 era stato condannato per abusi sessuali su due sorelle minorenni, sue vicine di casa. La ragazzina di 14 anni si era poi suicidata poco tempo dopo aver subito le molestie da parte del pastore. Inizialmente il suicidio apparve privo di spiegazioni, successivamente, grazie alle indagini, emersero gli abusi. Matarazzo è stato quindi condannato nel 2010 per il reato di abuso sessuale, ma non per quello di istigazione al suicidio.

L’omicidio di Matarazzo

A distanza di circa un mese dall’uscita dal carcere, Matarazzo è stato ucciso. E’ successo il 19 luglio scorso e ad assistere all’omicidio è stata la madre, l’unica che è poi riuscita a fornire una sommaria descrizione dell’auto con due uomini a bordo da cui sono stati sferrati i colpi di pistola, che hanno trafitto il figlio al cuore e al torace. Dall’autopsia era emerso che l’arma del delitto era una pistola di calibro certamente non piccolo.