Morì a 18 anni dopo aver rifiutato la chemio: genitori a processo per omicidio colposo

Una ragazza che muore di leucemia dopo aver rifiutato il trattamento chemioterapico: una dolorosa vicenda giudiziaria che prosegue da tre anni e che ora vede di nuovo imputati i genitori di Eleonora

Pubblicato da Kati Irrente Giovedì 19 luglio 2018

Morì a 18 anni dopo aver rifiutato la chemio: genitori a processo per omicidio colposo

I genitori di Eleonora Bottaro, la studentessa di Bagnoli di Sopra morta a 18 anni nel 2016 per leucemia linfoblastica acuta, sono stati rinviati a giudizio e a ottobre dovranno sostenere il processo con l’accua di omicidio colposo, per aver permesso alla figlia di rifiutare le cure di chemioterapia consigliate dal medico che aveva in cura la ragazza. La Corte d’Appello di Venezia ha infatti accolto il ricorso della procura e ha ribaltato la sentenza del Gup di Padova che nel dicembre scorso aveva prosciolto da ogni accusa il padre e la madre della ragazza, Lino Bottaro e Rita Bernini, perché “il fatto non sussiste”. I coniugi dovranno comparire davanti al giudice il 25 ottobre prossimo.

Eleonora Bottaro viveva a Bagnoli di Sopra, in provincia di Padova. A 17 anni le viene diagnosticata la leucemia. I medici dell’ospedale di Schiavonia e del reparto di Oncoematologia pediatrica di Padova le avevano prescritto la chemioterapia, rassicurandola che le avrebbe dato buone possibilità di guarigione.

Ma la ragazza aveva rifiutato, anzi si era battuta per rifiutare le cure ufficiali preferendo fare ricorso a metodi alternativi, come le cure del medico tedesco Ryke Geerd Hamer, di cui i genitori sono seguaci. La ragazza però è deceduta il 29 agosto 2016 nonostante i trattamenti alternativi.

Da quel momento è partita una dolorosa vicenda giudiziaria che ha visto protagonisti i genitori della studentessa. In un primo momento la procura di Padova li ha indagati per omicidio colposo aggravato con l’accusa di aver impedito le cure con chemioterapia e spinto la ragazza a rifiutare la medicina ufficiale, tanto che il Tribunale dei minori di Venezia li aveva privati della patria potestà perché avevano firmato le dimissioni della ragazza quando era ancora ricoverata in ospedale.

Prosciolti dal Gup a dicembre “perché il fatto non costituisce reato” e perché “va garantita la libertà di scelta nel campo delle cure mediche”, marito e moglie sono stati ora nuovamente rinviati a giudizio per la morte di loro figlia, dopo il ricorso del Procuratore aggiunto presentato alla Corte d’Appello di Venezia. Dovranno comparire in Tribunale il 25 ottobre, per rispondere di nuovo di omicidio colposo, aggravato dalla previsione dell’evento.