Dopo la morte di Duccio Dini in un inseguimento tra rom, Firenze manifesta tra rabbia e dolore

Per la morte del giovane tre sono gli indagati già noti alle Forze dell'Ordine: il conducente dell'auto Amet Remzi, 65 anni, e il passeggero, Mustafa Dehran, di 36, sono in stato di arresto; il terzo, Antonio Mustafa, 44 anni, è a piede libero.

Pubblicato da Beatrice Elerdini Martedì 12 giugno 2018

Dopo la morte di Duccio Dini in un inseguimento tra rom, Firenze manifesta tra rabbia e dolore
Funerali Duccio Dini / ansa

La morte di Duccio Dini, il ragazzo di 29 anni rimasto coinvolto in un regolamento di conti tra cittadini di etnia rom, per la città di Firenze è stata un duro colpo: dopo la dichiarazione di morte cerebrale, il capoluogo toscano è stato teatro di una manifestazione che ha avuto momenti di forte tensione, fortunatamente tenuti sotto controllo dalle Forze dell’Ordine, che nella serata di lunedì sono riusciti a riportare la tranquillità per le vie della città.

La scorsa maledetta domenica, Duccio si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato: si stava recando al lavoro in centro, in un negozio di prodotti della Fiorentina, la sua squadra del cuore. Duccio era cresciuto con la passione per il calcio, spesso trascorreva il suo tempo libero allo stadio, nelle trasferte, in compagnia degli amici. Quel giorno, il destino ha voluto che si trovasse in mezzo a tre auto guidate ad alta velocità da cittadini rom: una di queste è finita contro lo scooter del 29enne, all’altezza di Via Canova. Duccio è stato immediatamente soccorso, ma le sue condizioni sono apparse subito gravi: lunedì mattina è stata accertata la morte cerebrale per le gravi lesioni riportate in seguito all’incidente.

La notizia del decesso del ragazzo è stata diffusa intorno alle ore 19.00, quando ormai stava partendo il corteo dei cittadini dell’Isolotto, quartiere in cui Duccio è nato e cresciuto. Un corteo organizzato in sostegno della famiglia e nel contempo per dire ‘no’ all’illegalità e per chiedere la certezza della pena per i responsabili della morte di Duccio: attualmente dei tre rom, due sono stati arrestati, uno denunciato, tutti per omicidio volontario. Purtroppo la manifestazione ha visto momenti di grande tensione, i cittadini che abitano nelle vicinanze del campo rom del Poderaccio sembrano essere esausti di una convivenza molto difficile. In strada è sceso anche il mondo della politica, tra le fila dei manifestanti c’era l’onorevole Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia.

A un certo punto, un gruppo si è staccato dalla manifestazione e si è diretto verso il campo rom del Poderaccio, dove da tempo i cittadini della zona denunciano una situazione di totale illegalità. Immediato l’intervento dei Carabinieri in tenuta antisommossa che hanno cercato di fermare l’avanzata del gruppo di manifestanti verso il campo rom. Ci sono stati momenti di grande tensione, aggressioni, minacce, ma poi fortunatamente le Forze dell’Ordine sono riuscite a ristabilire l’ordine.

Nel frattempo le indagini coordinate dalla procura e condotte dai Carabinieri proseguono e il sindaco Nardella ha dichiarato che il Comune si costituirà parte civile del processo. Tre le persone nel mirino degli investigatori: due degli indagati, il conducente dell’auto Amet Remzi, 65 anni, e il passeggero, Mustafa Dehran, di 36, sono in stato di arresto; il terzo, Antonio Mustafa, 44 anni, e’ indagato a piede libero. Tutti e tre sono già conosciuti alle Forze dell’Ordine: Amet Remzi ha precedenti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, furto aggravato, violenza privata e sfruttamento della prostituzione; Mustafa Dehran, 36enne, è noto per reati di rapina, furto con strappo, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale; Antonio Mustafa ha precedenti per usura e furto.

Dopo la morte di Duccio, i genitori hanno deciso di compiere un ultimo gesto d’amore con l’auspicio che possa restituire speranza nel futuro: gli organi del figlio sono stati donati e daranno una seconda vita ad altre persone in attesa di trapianto.