Davide Astori morto non durante il sonno: nuova perizia shock

Ancora una volta si getta un'ombra sul drammatico avvenimento che ha portato alla scomparsa del capitano della Fiorentina Davide Astori a Udine. Secondo una recente perizia medica sarebbe morto infatti di tachiaritmia che avrebbe portato il cuore ad accelerare fino a fermarsi e non il contrario. E si sarebbe svegliato

Pubblicato da Redazione NanoPress Venerdì 8 giugno 2018

Davide Astori morto non durante il sonno: nuova perizia shock

Morte Davide AstoriDavide Astori / ansa

La morte di Davide Astori non sarebbe avvenuta durante il sonno, il capitano viola si sarebbe svegliato per un’improvvisa tachiaritmia che avrebbe accelerato in modo consistente il battito cardiaco fino a quando il cuore si sarebbe fermato. Questa è la conclusione scioccante della perizia medica dei professori Carlo Moreschi e Gaetano Thiene e riportata dal Corriere della Sera.

Vengono ribaltate alcune certezze del primo momento ossia che il calciatore fosse morto nel sonno e che la causa fosse, al contrario, una bradicardia. La conseguenza è presto detta: se non fosse stato da solo in camera, forse avrebbe avuto la possibilità di chiedere aiuto e, magari di essere salvato. La tesi segue quella già avanzata dal cardiologo Peter Schwartz.

Poco tempo fa, anche il cardiologo e scienziato Peter Schwartz aveva avanzato l’ipotesi che Astori non fosse morto di bradiaritmia, ma più probabilmente di tachiaritmia. Questa condizione è infatti preceduta da una fase, più o meno breve, in cui il soggetto perde i sensi, emette dei suoni, ma è ancora vivo. E sarebbe questa la ragione per cui forse avrebbe potuto salvarsi se nella stanza ci fosse stato qualcuno al suo fianco.

Morte Davide Astori: La tesi di Peter Schwartz

Dopo lo shock per la morte di Davide Astori, Capitano della Fiorentina, per cause naturali (bradiaritmia), iniziano a emergere teorie inquietanti: se non fosse stato solo nella sua stanza d’albergo in quel di Udine, forse avrebbe potuto salvarsi?

La nuova sconvolgente teoria sul decesso improvviso di Astori arriva da una voce alquanto autorevole in materia, il cardiologo e scienziato Peter Schwartz, noto a livello internazionale proprio per i suoi studi sulle morti improvvise provocate da attacchi cardiaci. Secondo il medico, attualmente direttore del Centro per lo studio e la cura delle aritmie di origine genetica dell’Istituto Auxologico di Milano (in passato direttore dell’Unità di Cardiologia dell’Università di Pavia, presso il Policlinico San Matteo, per 20 anni), il capitano Viola non è morto di bradiaritmia, contingenza estremamente rara. Peraltro il battito cardiaco rallentato, sintomo che sta alla base della bradiaritmia, sarebbe piuttosto frequente negli sportivi e ciò potrebbe aver ingannato chi ha effettuato le indagini sul decesso.

Dall’autopsia sarebbe inoltre emerso che Astori è morto lentamente, e secondo Schwartz, l’edema polmonare riscontrato sul corpo del capitano ne è una prova evidente. Può essere causato da tachiaritmia, ovvero una forma di aritmia in cui i battiti del cuore sono elevati: è questa secondo il medico la causa più frequente di morte improvvisa. “Durante la fibrillazione ventricolare, il cuore passa da 60/70 battiti al minuto a 4-500 battiti al minuto, non riuscendo più a far uscire il sangue nelle arterie, la pressione crolla a zero e, pochi minuti dopo, avviene la morte cerebrale“.

La fibrillazione ventricolare è preceduta da un’aritmia meno intensa, durante la quale l’ossigeno continua a fluire ai tessuti e al cervello: in questa fase che può durare pochi minuti ma anche molto di più, sostanzialmente il soggetto perde i sensi, ma non muore. ‘Questo tempo, relativamente lungo, può causare un importante edema polmonare. In questa fase, il paziente emette dei suoni preagonici, detti gasping, che svegliano l’eventuale compagno di camera, dandogli la possibilità di salvare la vita all’altro’, ha spiegato il medico di fama mondiale.

Allora forse, se Astori non fosse stato solo e qualcuno avesse potuto chiamare i soccorsi, forse non sarebbe morto?

[Testi di Beatrice Elerdini e Diego Barbera]