Assolti i carabinieri e poliziotti imputati per la morte di Giuseppe Uva

Era il 2008 quando l'operaio di Varese morì dopo essere stato portato in caserma dagli agenti. A distanza di 10 anni la sentenza d'appello. Confermato il primo grado, con l'assoluzione delle forze dell'ordine

Pubblicato da Redazione NanoPress Giovedì 31 maggio 2018

Assolti i carabinieri e poliziotti imputati per la morte di Giuseppe Uva
Giuseppe Uva / ansa

Giuseppe Uva è morto. E ancora le circostanze non sono del tutto chiarite. Quanto probabilmente non si saprà mai la verità su quanto accaduto la notte fra il 14 e il 15 giugno 2008 quando Giuseppe, 43 anni, venne portato prima alla caserma dei carabinieri di Varese e da lì in ospedale per un Tso (Trattamento sanitario obbligatorio). La mattina, chiamarono a casa, è morto. Il calvario di Lucia Uva, la sorella, iniziò allora. Non solo per la sofferenza del lutto. Ma soprattutto, per gli ostacoli al fare luce sulle responsabilità di quanto accaduto quella notte. A distanza di 10 anni una cosa certa c’è. Nessuno è colpevole. La Corte d’appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado. Assolti i due carabinieri e e sei poliziotti imputati di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona. Per loro erano stati chiesti 10 anni.

Ma quindi secondo la Procura Generale di cosa è morto Giuseppe Uva? Un attacco di cuore. Un’aritmia cardiaca generata dalla “tempesta emotiva originata dal suo illegittimo trasferimento in caserma“.
E il testimone chiave, Alberto Bigioggero? La sera dell’arresto con Giuseppe Uva c’era un amico, Alberto Bigioggero che raccontò dopo la morte dell’amico di aver sentito un carabiniere dire “Proprio te cercavo, questa notte non te la faccio passare liscia”. Una lezione che, secondo Bigioggero, Uva si sarebbe meritato perché si vantava di avere avuto una relazione con la moglie del carabiniere. Bigioggero che sebbene ubriaco e con problemi psichiatrici era stato valutato un test affidabile.
Questione che invece l’avvocato degli imputati ha sintetizzato così dopo la sentenza: “Fa rabbrividire che la vita degli imputati rischi di essere distrutta dalle farneticazioni di questo personaggio, parricida reo confesso (è stato condannato a 14 anni di carcere per l’omicidio del padre). Questo testimone ha avuto una serie impressionante di ricoveri per problemi psichiatrici, è tossicodipendente e facilmente suggestionabile. Si è calato nel ruolo di protagonista principale partecipando a numerose trasmissioni televisive e alimentando con le sua calunnie il processo mediatico