Morto Salvatore Ligresti: l’immobiliarista si è spento a Milano

Dalla provincia di Catania alla vetta della finanza milanese. Salvatore Ligresti è stato uno degli uomini più ricchi e discussi d'Italia. Nel suo curriculum imperi immobiliari ed assicurativi, ma anche alcune condanne

Pubblicato da Redazione NanoPress Mercoledì 16 maggio 2018

Morto Salvatore Ligresti: l’immobiliarista si è spento a Milano
Salvatore Ligresti / ansa

L’immobiliarista Salvatore Ligresti è morto a Milano a 86 anni, nella notte di martedì 15 maggio. Malato da tempo, si è spento all’ospedale San Raffaele. Siciliano di Paternò (Catania), è stato a lungo il capo del gruppo assicurativo Fonsai, nonché uno degli immobiliaristi più in vista del Paese. La stampa si è occupata di lui anche per via di diverse inchieste giudiziarie e crac finanziari.

Salvatore Ligresti si era laureato in Ingegneria ed era arrivato a Milano per il servizio militare in Aeronautica. Doveva essere solo una breve esperienza giovanile, ma Libresti rimase nel capoluogo meneghino per tutta la vita e divenne uno dei protagonisti della “Milano da bere”. Dopo il congedo aprì uno studio di progettazione e sposò nel 1966 Antonietta Susini, figlia del provveditore alle Opere pubbliche della Lombardia. Da lei ebbe te figli: Giulia Maria, Paolo e Jonella. Negli anni successivi Ligresti intrecciò importanti relazioni nel mondo dell’economia e della finanza (Pirelli, Gemina, Mediobanca, Sai, Fondiaria, ecc…) che gli permisero di diventare uno degli uomini più ricchi d’Italia.

Jonella Ligresti (S), Salvatore Ligresti e Giulia Maria Ligresti

Salvatore Ligresti fra le figlie Jonella (a sinistra) e Giulia Maria (a destra) / ansa

All’inizio degli Anni ’80 Ligresti finì sotto i riflettori della magistratura: nel 1981 sua moglie fu sequestrata dai mafiosi di Cosa Nostra. Antonietta Susini fu rilasciata dopo un mese e dopo il versamento di un riscatto di 600 milioni di lire. Gli inquirenti ipotizzarono dei legami fra Ligresti a la mafia siciliana, ma le indagini non portarono a nulla.

Nel 1986, nell’ambito dello scandalo “aree d’oro”, Ligresti fu la causa della caduta della giunta del sindaco socialista Carlo Tognoli: il Comune si era impegnato ad acquistare aree al costo di 5mila lire per metro quadro, ma vennero rinvenute alcune lettere con le quali Ligresti aveva concordato prezzi inferiori. Anche in questo caso l’inchiesta non portò a nulla.

Una condanna arrivò quando anche Ligresti fu coinvolto in Tangentopoli nel 1992: fu arrestato per tangenti per gli appalti ferroviari e della metropolitana. Dopo la condanna a 2 anni e 4 mesi ottenne l’affidamento ai servizi sociali alla Caritas. Dopo quei fatti le redini della finanziaria di famiglia Premafin e del gruppo assicurativo Fondiaria-Sai passarono ai figli.

Nel 2013 un nuovo arresto, insieme alle figlie, per falso in bilancio e manipolazione del mercato: alla famiglia Ligresti venne contestato un ammanco di 600 milioni di euro dopo la cessione di Fonsai e Milano assicurazioni al gruppo Unipol. Il figlio Paolo, divenuto cittadino svizzero, evitò la custodia cautelare. Ligresti fu condannato in primo grado a 6 anni per falso in bilancio e manipolazione del mercato per Fonsai e a 5 anni per aggiotaggio in relazione alla vicenda Premafin.