Milano, tangenti al Galeazzi e al Pini: ‘Quel chirurgo inventava infezioni inesistenti per operare a tutti i costi’

Da un'intercettazione di un collega emerge che uno dei primari arrestati allarmava i pazienti con diagnosi nefaste inesistenti, solo per poter operare privatamente e incassare denaro

Pubblicato da Kati Irrente Mercoledì 11 aprile 2018

Milano, tangenti al Galeazzi e al Pini: ‘Quel chirurgo inventava infezioni inesistenti per operare a tutti i costi’
via Youtube. Nell’immagine: Giorgio Maria Calori / foto

Voleva a tutti i costi effettuare privatamente un intervento chirurgico su un suo paziente benestante per ottenere benefici in denaro e regali: per questo si è inventato un’infezione inesistente. In un’intercettazione ora agli atti, Carmine Cucciniello, uno dei medici arrestati per l’inchiesta sulle presunte tangenti al Galeazzi e al Pini di Milano, parla di come il collega Giorgio Maria Calori cercava a tutti i costi di operare un ricco paziente facoltoso, allarmandolo sulla presenza di una grave infezione che l’avrebbe portato all’amputazione del piede, ma che in realtà non c’era.

Sono quattro i primari arrestati insieme a un responsabile di laboratorio e a un manager, in seguito all’inchiesta firmata dal gip di Milano Teresa De Pascale. Si tratta di Tommaso Brenicci, amministratore di cinque società specializzate in prodotti medicali e ortopedici; Giorgio Calori, il primario della chirurgia ortopedica riparativa del Gaetano Pini-Cto; Carmine Cucciniello, direttore del reparto di ortopedia traumatologica; Paola Navone, il direttore sanitario del Pini; e poi ancora Carlo Romano, il primario responsabile del reparto di chirurgia ricostruttiva del Galeazzi; e Lorenzo Drago, responsabile del laboratorio analisi.

Secondo quanto evidenziato dalle indagini della Guardia di Finanza di Milano, coordinate dai pm Letizia Mannella ed Eugenio Fusco, Brenicci avrebbe corrotto gli altri indagati per garantire alle sue aziende le forniture al Pini e al Galeazzi, tra i più rinomati ospedali ortopedici italiani.

In cambio di denaro o regali, i primari si sarebbero accordati con le ditte dell’imprenditore per ottenere forniture di protesi ortopediche per gli ospedali Galeazzi e Pini, in un arco di tempo che va dal 2012 al 2017. Uno schema che era già emerso nel marzo del 2017 quando a finire in carcere era stato un altro primario del Pini, Norberto Confalonieri.

Qualcuno ricorderà la vicenda che vede protagonista Confalonieri: era lui il chirurgo che aveva testato una tecnica operatoria innovativa sua una paziente dell’ospedale, rompendole il femore, solo per “allenarsi” in vista di un intervento da eseguire a pagamento in casa di cura.

Da alcune intercettazioni telefoniche ora è emerso che anche il primario della chirurgia ortopedica riparativa del Gaetano Pini, ossia Giorgio Maria Calori, usava dei metodi non proprio ortodossi per convincere i pazienti a sottoporsi a operazioni che in realtà non erano necessarie.

In una conversazione entrata negli atti dell’inchiesta, e risalente al 9 marzo del 2017, Carmine Cucciniello racconta a Tommaso Brenicci del comportamento del collega Calori con un “facoltoso paziente” che il chirurgo avrebbe letteralmente terrorizzato per il “crescente bisogno di denaro”, dicendo che aveva una “gravissima infezione” che lo avrebbe portato senz’altro all’amputazione di un piede, ma che invece sarebbe stata facilmente curabile solo con un intervento in una casa di cura, dove operava privatamente. Inutile dire che la persona in questione non aveva alcuna infezione, come accertato ampiamente da tac ed esami successivi e dalla smentita di un altro medico.

E ancora, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare: “Facendo cenno ad avvenimenti che si erano verificati al Pini – scrive il gip – Cucciniello si lasciava andare a considerazioni gravemente indizianti su Calori, arrivando a etichettarlo più volte quale ‘delinquente vero’, anche per via di alcune scelte mediche condizionate dal crescente bisogno di denaro e dalle contingenti difficoltà finanziarie in cui versava”. In particolare, accennava a “come circa due settimane prima fosse venuto a conoscenza, direttamente dal paziente coinvolto, di un approccio interventista da parte di Calori”.

Calori è anche accusato di aver promosso prodotti di Brenicci in cambio di tangenti versate a una società inglese. Avrebbe sfruttato anche la presenza in “trasmissioni su emittenti a diffusione regionale” come Rai e Telelombardia “per garantire la bontà dei prodotti commercializzati” da Brenicci.

Dalle 250 pagine dell’ordinanza emergono anche i contatti tra gli arrestati e Gustavo Cioppa (indagato per favoreggiamento e abuso d’ufficio), ex procuratore di Pavia e, sottosegretario alla presidenza della giunta regionale quando c’era Roberto Maroni.

Gli indagati chiedevano a Cioppa “di intercedere presso l’assessore al Welfare Giulio Galleria e al direttore generale, Giovanni Daverio, al fine di ottenere l’approvazione al progetto che accredita l’unità di Giorgio Calori come polo regionale di riferimento per il trattamento delle infezioni articolari”. Il protocollo, secondo l’accusa, è stato poi approvato il 13 marzo 2017. Per questo, secondo i pm, Calori e il direttore sanitario del Pini, Paola Navone, avrebbero ricevuto da Brenicci denaro e altri regali costosi. Tra i progetti degli indagati, anche quello di creare un “unico centro regionale di diagnostica delle infezioni” presso il laboratorio del Galeazzi, di cui Drago era responsabile, per poter utilizzare con maggiore frequenza un sistema diagnostico brevettato da Brenicci.

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha commentato così l’inchiesta sulle tangenti nella sanità milanese: “Ogni forma di reato e di crimine è riprovevole, quando lo fanno persone che hanno anche dei privilegi dalla vita è veramente terribile. Ovviamente la magistratura faccia il suo corso, certamente se saranno dimostrati i reati prospettati è una cosa vergognosa che persone che hanno così tanti privilegi dalla vita non dovrebbero permettersi. È certamente più grave di altri reati”.