Il parroco di Grandate: ‘Giusto cacciare chi chiede l’elemosina: non tutti sono poveri’

Polemica per le parole di Don Roberto Pandolfi, parroco del paese nel comasco, che difende l'ordinanza contro chi chiede l'elemosina del sindaco di Como. 'La maggior parte di loro, vista l’età, potrebbe tranquillamente andare a lavorare. Si approfittano che siamo cristiani'

Pubblicato da Lorena Cacace Giovedì 22 marzo 2018

Il parroco di Grandate: ‘Giusto cacciare chi chiede l’elemosina: non tutti sono poveri’
Don Roberto Pandolfi in una foto dal sito della parrocchia di Grandate

Per il parroco di Grandate, in provincia di Como, è giusto cacciare chi chiede l’elemosina perché non tutti i mendicanti sono poveri. Don Roberto Pandolfi usa il sito della parrocchia per difendere l’ordinanza emessa dal sindaco di Como per vietare ai senza tetto e ai mendicanti l’accesso al centro cittadino. Secondo il prelato, ex esorcista della diocesi, non tutti i mendicanti sono poveri e dare l’elemosina è comunque sbagliato, anche perché Gesù non è solo nei poveri che chiedono aiuto ma “nei sindaci e nei vigili”. A suo dire, chi chiede la carità si approfitterebbe dell’essere cristiani e userebbe la leva del ricatto morale per spillare qualche centesimo ai credenti.

Sul sito parrocchiale è possibile leggere tutte le riflessioni di don Roberto, a partire da quella sulle ordinanze dei sindaci. L’intervento parte da un episodio registrato a Bergamo dove i vigili hanno multato alcuni senzatetto, un modo, secondo il vice sindaco, di forzare la situazione per far loro accettare gli aiuti delle comunità gestite dalla Chiesa o dagli uffici comunali.

“Spazio, così, alle multe umanitarie”, commenta il parroco di Grandate che si scaglia contro don Resmini, colui che “a Bergamo segue, per la Caritas, i barboni (sic)“, reo di aver definito le multe “un eccesso di zelo”.

L’episodio gli riporta alla mente “il trattamento riservato al povero sindaco di Como per un’ordinanza analoga”. La differenza secondo lui è nella composizione politica delle giunte, per cui a sinistra non scoppiano polemiche, mentre quelle di “destra-leghiste non si arrampicano sui vetri per trovare giustificazioni che non facciano arricciare le ipersensibili narici di certi ambienti anche cattolici”.

“Siamo onesti: a Como e in tante altre città nessuno muore di fame”, continua il parroco nella sua riflessione in cui parla di “interventi di supplenza assistenzialista che non cambiano nulla della situazione di disagio”, che non è solo quella dei senzatetto e mendicanti. “Gesù ha detto: “I poveri li avrete sempre con voi”. Ma i mendicanti sono tutti poveri?”, si chiede il prete.

La sua risposta è no. Nel raccontare una giornata per le vie del centro di Como, don Roberto elenca gli incontri con mendicanti e migranti. “Arrivo davanti davanti all’entrata del mercato e mi trovo davanti tre baldi giovani africani, che ti chiedono l’obolo e nelle pause tra un “cliente” e l’altro telefonano con telefoni fantastici”, scrive.

“Chissà, forse è più facile vedere Gesù in un tabernacolo piuttosto che vederlo in tutte quelle persone che ho incontrato prima. Ma mi viene da pensare che anche le povere vecchiette braccate dai suddetti “Gesù” sono Gesù. E che non tutti i mendicanti sono poveri. E che la maggior parte di loro, vista l’età, potrebbe tranquillamente andare a lavorare. Ma, si sa, qualcuno il lavoro non lo trova mai…”, chiosa.

Secondo il parroco, mendicanti e senzatetto “si approfittano del nostro essere cristiani e ci ricattano moralmente. Se non diamo l’elemosina ci sentiamo in colpa e così continuiamo a foraggiare parassiti, alcolizzati, sfruttati e sfruttatori”.

“Fino a che punto l’assistenzialismo fa bene alla società? Chi ha il potere di farlo non può trovare soluzioni rispettose di tutti?”, conclude don Roberto che ricorda come i buoni cristiani devono tener presente che Gesù è in tutti, “anche nei sindaci e nei vigili”.