Terrorismo, allarme dell’intelligence: “Concreta minaccia jihadista in Italia”

La relazione annuale degli 007 italiani, presentata a Palazzo Chigi, mette in allarme non solo sulla possibile minaccia del terrorismo islamico estremista ma anche su probabili ingerenze dal web sul voto del 4 marzo. Da non sottovalutare 'il dinamismo crescente della destra radicale'

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    Terrorismo, allarme dell’intelligence: “Concreta minaccia jihadista in Italia”

    La minaccia jihadista, le interferenze dal web sulle elezioni e la crescita dell’estrema destra. Sono tre le voci più importanti lanciati dall’intelligence italiana nell’annuale relazione presentata a Palazzo Chigi. In particolare, gli 007 nostrani pongono attenzione ai possibili cyber attacchi che dalla rete potrebbero innescare processi pericolosi con campagne di influenza che “mirano a orientare” l’opinione pubblica, specie in un momento così delicato come è quello del voto”. La minaccia viene definita “ibrida” perché sfruttano una combinazione di fattori tra cui “tecniche sofisticate e ingenti risorse finanziarie” ma anche “gli attributi fondanti delle democrazie liberali (dalle libertà civili agli strumenti tecnologici più avanzati) le divisioni politiche, economiche e sociali dei contesti d’interesse, con l’obiettivo di introdurre, all’interno degli stessi, elementi di destabilizzazione e di minarne la coesione”.

    Il primo pericolo su cui l’intelligence ha messo in allarme riguarda la crescita degli attacchi sul web in prossimità delle elezioni. In particolare, ci sono diversi “attori ostili” impegnati nell’orientare la pubblica opinione, con i “gruppi hacktivisti” che si confermano come “la minaccia più rilevante in termini percentuali, con il 50% degli attacchi a fronte del 14% riferibili a gruppi di cyber-espionage”.

    Cresce però anche la categoria degli “attori non meglio identificati che si sono attestati al 36% delle incursioni cyber”, personalità e gruppi di difficile identificazione ma che si sono resi protagonisti di cyber attacchi.

    A ciò si aggiunge la pericolosità degli attacchi di natura ibrida che “hanno reso più labile la linea di demarcazione tra situazioni caratterizzate da assenza di ostilità e forme di conflittualità diffusa tra gli Stati”. In questo modo, “lo strumento cibernetico”, cioè quello che vediamo sul web, “è destinato a divenire sempre di più un agevolatore di attività di influenza”, allo scopo di “orientare le opinioni pubbliche, fomentare le tensioni socio-economiche, accrescere l’instabilità politica dei Paesi dell’area occidentale, all’atto dell’adozione di decisioni strategiche, ritenute dall’attore ostile sfavorevoli ai propri interessi”.

    ESTREMISMO DI DESTRA

    Legato al web c’è poi il fenomeno della crescita dell’estremismo di destra. “La destra radicale ha dimostrato un dinamismo crescente – con la nascita di nuove sigle cui aderiscono soprattutto fasce giovanili – che appare alimentato dal tentativo di gruppi d’area di intercettare le istanze nazionaliste e i sentimenti di insofferenza verso la presenza extracomunitaria”, dicono gli 007.

    “Il potenziale impatto sulla coesione sociale non deve essere sottovalutato”, insiste la relazione, che lega le “tensioni legate alla gestione dei flussi migratori e ai processi di integrazione” alla capacità dell’estrema destra di “strumentalizzare anche per propagare messaggi”, rivolti in particolare ai più giovani, “che tendono ad accentuare la diffidenza e l’intolleranza nei confronti del diverso, con il rischio di derive xenofobe”.

    TERRORISMOI JIHADISTA

    Infine, la minaccia del terrorismo jihadista, che viene definita “concreta ed attuale”. L’Italia rimane “oggetto dell’attività propagandistica ostile di Daesh non solo in ragione del ruolo di rilievo che il nostro Paese da sempre occupa nell’immaginario e nella narrativa jihadista, ma anche per la presenza sul territorio nazionale di soggetti radicalizzati o comunque esposti a processi di radicalizzazione”.

    “Particolare attenzione” è stata riservata al fenomeno dei foreign fighters europei che, dopo anni nelle zone di guerra, stanno rientrando in Occidente innescando quello che viene definito “effetto blowback, ovvero alla possibilità che, una volta rientrati nei Paesi d’origine, essi decidano di passare all’azione”. L’ultima stima è di 129 persone che hanno avuto contatti con l’Italia, ma nel 2017 non si sono registrate nuove partenze dal territorio nazionale.

    Nella relazione, gli 007 avvisano che più che in patria, i foreign fighters vengono utilizzati in altri scenari o per azioni in altri paesi; più in generale, “permane alto il livello della minaccia diffusa e puntiforme, e per ciò stesso tanto più imprevedibile”, visto il “pericolo rappresentato dagli estremisti homegrown, mossi da motivazioni e spinte autonome o pilotati da registi del terrore”.

    Emblematici i due casi citati nella relazione che mostrano la “forza persuasiva della propaganda jihadista, in grado di innescare derive violente in persone apparentemente integrate ma in realtà preda di instabilità emotiva e dissociazione identitaria o religiosa”: l’italo-marocchino membro del commando responsabile degli attacchi di Londra del 3 giugno e quello dell’italo-tunisino che il 18 maggio a Milano ha aggredito un poliziotto nella stazione centrale.