Terremoto Centro Italia, il ristorante del sisma chiude: lo Stato non paga il conto

Dopo il terremoto, il ristorante era rimasto aperto per i soccorritori. Ora che lo Stato continua a non saldare il debito, la proprietaria Silvia Fronzi sarà costretta a tirare giù la serranda.

Pubblicato da Beatrice Elerdini Lunedì 8 maggio 2017

Terremoto Centro Italia, il ristorante del sisma chiude: lo Stato non paga il conto

Dopo il tragico terremoto del Centro Italia, le conseguenze hanno travolto non soltanto gli edifici pubblici, le case, le scuole e gli ospedali dei Comuni colpiti dalle scosse, ma anche l’economia di questi luoghi, che è andata costantemente peggiorando. A pagarne le conseguenze oggi è anche l’unico ristorante rimasto aperto in mezzo alle rovine delle montagne maceratesi. Il Vecchio Mulino si trova a Pieve Torina ed è di proprietà di Silvia Fronzi: lei e la sua famiglia hanno voluto fortemente rimanere in vita, in mezzo alla devastazione prodotta dal forte terremoto del 30 ottobre scorso, ma ora sono costretti a gettare la spugna: il debito dello Stato nei loro confronti ammonta a circa 150mila euro. Una cifra, che più di tutte le sofferenze che hanno dovuto affrontare sino a oggi, è riuscita a paralizzarli.

Il Vecchio Mulino è riuscito per diversi mesi ad avere la meglio sul terremoto, sulle scosse che continuano incessantemente a farsi sentire, sull’esodo degli abitanti: Silvia Fronzi, insieme alla mamma e alla sorella di 26 anni, sono state una vera forza della natura, ma ora, dinanzi allo Stato, non hanno più la forza per andare avanti.

La loro scelta per molti è stata intesa come un atto di follia, mentre per Silvia è stata una scelta naturale: ‘Sono stata fortunata, la casa era agibile, anche il ristorante. Abbiamo scelto di tenere aperto e continuare a lavorare. Se non l’avessimo fatto dove avrebbero mangiato i soccorritori?’.

Dopo le forti scosse di terremoto dello scorso 30 ottobre, anche Silvia ha dovuto temporaneamente allontanarsi, affinché venissero effettuati i controlli di agibilità, ma nemmeno in quella fase ha interrotto la sua attività. Il ristorante Il Vecchio Mulino ha una convenzione con il Centro Operativo Avanzato di Macerata, da cui dipendono funzionari e operatori addetti al soccorso: ‘Dovevamo servire 200 pasti al giorno e non siamo mai venuti meno al nostro impegno, nemmeno durante le feste’, e per farlo ha percorso 200 km in auto ogni giorno per diverse settimane.

Nonostante il lodevole impegno di Silvia e della sua famiglia, ad un certo punto, sono venuti a mancare gli assegni: ‘Da dicembre non riceviamo nulla. Siamo arrivati a circa 150mila euro di credito con lo Stato. Abbiamo retto finora grazie a un mutuo che devo restituire alla banca e alla buona volontà dei fornitori ma tra qualche giorno inizieranno a non portarmi più la merce, dovrò chiudere’.

Silvia ci tiene a sottolineare che il problema non sono affatto gli operatori che ogni giorno mangiano nel suo ristorante, bensì lo Stato, ‘che considera normale non pagare e mettere in difficoltà chi lavora con onestà malgrado le condizioni proibitive’.

La storia de Il Vecchio Mulino non sta passando inosservata, al contrario, si sta trasformando in un caso politico: il problema dei pagamenti e della burocrazia ad essi legata è scottante nel nostro Paese e sempre tristemente attuale. Beatrice Brignone e Donatella Agostinelli del M5S, hanno presentato interrogazioni parlamentari per poter chiarire la situazione del ristorante simbolo del terremoto del Centro Italia: ‘Riteniamo sconcertante che ogni volta che si verificano catastrofi come quella delle Marche, la macchina della burocrazia sia tanto lenta e farraginosa e che sia indegno che le spese, anche nel caso di specie, siano state sostenute solo grazie alle donazioni ricevute’. La richiesta è che il Governo fornisca al più presto una risposta in merito, affinché la situazione possa essere sbloccata.

La deputata Beatrice Brignone ha chiesto al Premier, ‘quante sono a oggi le attività con sede nelle zone colpite dal terremoto cui deve ancora erogare i rimborsi per le spese da esse sostenute nell’ambito della Convenzione pasti tra Stato e Vigili del Fuoco. Il caso di Pieve Torina non è isolato purtroppo e molte persone non hanno nemmeno più la forza di reclamare un proprio diritto. Il Governo deve dare concretezza agli impegni presi con le popolazioni terremotate, tanto più che con l’avvicinarsi della stagione estiva, molti sfollati sono stati mandati via dalle strutture alberghiere che li avevano ospitati in inverno’.

Dopo le interrogazioni parlamentari presentate, Silvia anziché ricevere lodi per il suo impegno appassionato nel tenere aperto un ristorante nel cuore della devastazione prodotta dal terremoto, è stata raggiunta da critiche e un’insolita telefonata: ‘Ma certo che lo Stato pagherà, di che ti lamenti?’.