Ponte di Genova, il controllore non aveva mai visto il Morandi

Secondo quanto emerge da alcune intercettazioni, il funzionario non era mai stato sul posto per ispezionare personalmente il ponte di Genova

ponte di genova

Foto Getty Images | Claudio Villa

Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, l’uomo che aveva avuto il compito di classificare il rischio del ponte di Genova non lo aveva mai visto dal vivo.

E, oltre a non avere mai ispezionato personalmente l’infrastruttura, che già dal 2013 nei documenti di Aspi era indicata a rischio crollo per ritardate manutenzioni, quel funzionario non era neppure mai stato a Genova.

Ponte Morandi, il controllore non si era mai recato a Genova

È il 28 marzo del 2019 e Roberto Salvi, membro operativo del risk management di Autostrade, ne parla al telefono con il padre: “Io non ci ero mai andato a Genova a vedere questo ponte mi han detto: ‘Fai l’analisi dei rischi catastrofali’. E io: ok”.

L’uomo è sotto pressione, ha appena ricevuto la visita della Guardia di Finanza, che vuole capire i criteri impiegati per redigere il Catalogo dei rischi aziendali di Atlantia.

La spiegazione viene data da Salvi, nel corso di un lungo sfogo, al proprio genitore: “Mi sono posto il problema e sono andato da quello che si occupa dei ponti. Gli ho chiesto: dov’ è che potrebbe avvenire una catastrofe? Lui mi ha aperto il computer e mi ha fatto vedere: ‘Ecco, qui’. Finito. È così che è nata”.

Proprio il catalogo dei rischi è ritenuto dalla Procura di Genova un documento cruciale perché il rischio, invece di aumentare nel corso del tempo, diminuisce, senza che venga effettuato nessun intervento.

Nel 2015 dalla dicitura scompare la causa, il riferimento alle “ritardate manutenzioni”. Poi nel 2016, si dissolve anche il “rischio crollo”, sostituito invece con una più rasserenante “perdita di funzionalità statica del viadotto Polcevera”.

Sul ponte non c’erano sensori per monitorare il rischio crollo

C’è un ultimo dettaglio importante. Il rischio crollo ogni anno, era stato valutato come “basso”. Teoricamente, la risposta proveniva dai dati forniti da sensori montati sul Morandi.

Apparecchi che però, come hanno in seguito scoperto i finanzieri, non esistevano. I sensori infatti erano stati tranciati durante un cantiere da operai di Pavimental, società controllata da Autostrade. E nessuno, da quel momento in poi, si era più preoccupato di riattivarli.

“Io ero convinto che ci fossero e che fornissero informazioni alla Direzione di Tronco ” dice ancora Salvi al padre. “Il sensore è come se tu la notte tremi e hai la mano appoggiata a me, io lo sento che tremi. Invece il maresciallo mi ha detto che non c’erano sensori. E mi ha chiesto se questo oggi cambierebbe la mia valutazione. E certo che la cambierebbe!”.  

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