Morte George Floyd, l'America si ribella

A seguito della brutale uccisione di George Floyd da parte di un poliziotto a Minneapolis in America è scoppiata la ribellione. I cittadini, stufi dei continui soprusi a stampo razzista, scendono nelle strade e devastano la città. Trump, al contrario, continua ad inneggiare alla violenza sui social. Il grido "I can't breathe" echeggia in tutto il Mondo.

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Morte George Floyd

Foto Getty Images | Scott Olson

La morte di George Floyd continua, giustamente, a creare scalpore e indignazione in America e nel Mondo intero. Si è trattato dell’ennesimo vergognoso episodio di violenza a stampo razzista registrato negli Stati Uniti. In America il razzismo continua ad essere all’ordine del giorno, frutto di una mentalità radicata nei secoli. A partire dallo schiavismo e passando per il Ku Klux Klan gli Stati Uniti sono sempre stati afflitti da questa piaga. Nonostante le molte lotte per la parità dei diritti tra bianchi e neri, tuttora nascere di colore in America equivale ad una condanna. Questi atti però non sono più accettati dalla società americana che, se prima protestava pacificamente, adesso si rivolta.

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George Floyd: il video choc

 

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Un post condiviso da Madonna (@madonna) in data: 26 Mag 2020 alle ore 12:49 PDT

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La morte di George Floyd, l’ultima di una lunga lista

George Floyd, afroamericano di 46 anni, è stato ucciso il 25 maggio da un poliziotto bianco, Derek Chauvin, a Minneapolis durante l’arresto per aver usato una banconota falsa. Nonostante sia emerso da un video di sorveglianza che George Floyd non abbia opposto alcuna resistenza all’arresto, questi è stato costretto a sdraiarsi a terra e l’agente ha tenuto un ginocchio premuto sul suo collo per diversi minuti. L’intera scena è stata ripresa dal cellulare di un passante e il video ha fatto il giro del Mondo in poche ore. Inoltre dal video emerge anche la totale noncuranza degli altri agenti presenti che non hanno fatto nulla per evitare la tragica morte di George Floyd.

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Il grido di aiuto disperato di Floyd “I can’t breathe” è diventato lo slogan della campagna di protesta mondiale che si è scatenata nei giorni successivi. La morte di George Floyd è solo l’ultimo di numerosi casi di violenza di stampo razzista avvenuti negli Stati Uniti. Nel 2014 Eric Garner fu soffocato a New York da un agente che lo stava arrestando per contrabbando di sigarette. Il poliziotto coinvolto venne assolto dalle accuse di omicidio colposo. Nel 2015 a Selma, cittadina teatro di una delle più importanti marce di protesta di Martin Luther King, un ragazzo di colore di 19 anni, Anthony Robinson, venne ucciso da un poliziotto intervenuto per sedare una rissa, nonostante fosse disarmato. A febbraio 2020 due uomini, padre e figlio, hanno inseguito e ucciso con colpi di arma da fuoco il 25enne afroaemericano Ahmaud Arbery intento a fare jogging. Nonostante il delitto fosse stato ripreso da un video che li identificava, i due non sono stati arrestati per ben 4 mesi in quanto uno dei due è un ex poliziotto. Solo dopo la diffusione sui social del video e la conseguente pressione mediatica, la polizia si è decisa ad  arrestare ed incriminare i due uomini. E purtroppo la lista potrebbe continuare all’infinito.

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L’America in rivolta

Se in molti altri casi le proteste erano state pacifiche e brevi, questa volta i cittadini americani si stanno ribellando, anche in maniera violenta. Subito dopo la morte di George Floyd e la diffusione dell’agghiacciante video dell’accaduto, la protesta ha cominciato a montare a partire dai social. Molte personalità importanti del mondo dello spettacolo e dello sport si sono immediatamente schierate in difesa dei diritti degli afroamericani e, più in generale, delle minoranze. Da Lebron James a Madonna e Rihanna sono stati innumerevoli i personaggi che hanno dato voce alla vicenda della morte di George Floyd. Nei giorni a seguire la protesta è scesa nelle strade di Minneapolis e di molte altre città americane come New York e Louisville. Se dapprima si è trattato di semplici manifestazioni, negli ultimi giorni le manifestazioni hanno preso una svolta violenta. Non è più la solita vecchia America.

Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha dichiarato lo stato di emergenza locale per 72 ore dopo che i manifestanti hanno devastato centri commerciali e dato fuoco ad un commissariato. Nonostante la situazione, la discriminazione razziale continua. Infatti un reporter ispanico della CNN, Omar Jimenez, è stato arrestato senza un valido motivo mentre seguiva i fatti di Minneapolis. Al contrario il suo collega, bianco, ha potuto continuare a lavorare indisturbato. Una volta rilasciato, il reporter ha riferito che gli agenti non hanno nemmeno chiesto scusa per l’accaduto. La CNN ha denunciato il fatto come “violazione del primo emendamento” e il governatore del Minnesota Tim Walz ha definito il fatto “inaccettabile”.

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In risposta agli avvenimenti degli ultimi giorni il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha così commentato, in un tweet: “Non posso star qui a guardare quel che succede in una grande città americana, Minneapolis. Una totale mancanza di leadership. Questi teppisti stanno disonorando il ricordo di George Floyd e io non permetterò che accada. Ho appena parlato con il governatore Tim Walz e gli ho detto che le forze armate sono totalmente con lui. Se ci sono difficoltà, assumeremo il controllo, ma quando parte il saccheggio, si inizia a sparare. Grazie!”.

Inaccettabile il comportamento del presidente che invece di placare i toni incita alla violenza sfruttando i social. Le proteste comunque non si fermano agli Stati Uniti ma si estendono al resto del Mondo. Infatti anche in Italia sono stati organizzati sit-in a Roma e a Milano in seguito all’accaduto. Ciò dimostra il fatto che non solo in America ma anche nel resto del Mondo la mentalità sta cambiando e ormai atti di razzismo e violenza nei confronti delle minoranze non vengono più accettati.

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Parole di Valerio Malfatto

Valerio Malfatto, nato a Roma il 6 settembre 1995 e diplomato al Liceo Classico statale Luciano Manara. Laureato in Ingegneria Chimica all’Università La Sapienza di Roma e attualmente studente di Ingegneria dei Materiali presso l’Università degli Studi di Padova. Le sue più grandi passioni sono lo sport, in particolare il calcio, e l’ecologia.

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