La Serbia ‘divisa’ tra Ue e Russia di fronte all’invasione dell’Ucraina

La Serbia, dal punto di vista diplomatico, sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua storia. Il Paese si trova tra il fatto di avere un legame culturale ed economico con la Russia, e gli accordi decennali con la Unione Europea.

Ana Brnabic
Ana Brnabic – NanoPress.it

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov annulla la sua visita a Belgrado dopo che Bulgaria, Macedonia del Nord e Montenegro non hanno concesso al suo aereo il permesso di sorvolare il loro spazio aereo. 

Il Presidente della Serbia, Vucic: “Sono invecchiato di 10 anni”

Alla fine di febbraio, poco dopo l’inizio della guerra in Ucraina, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, è apparso solennemente in televisione e ha affermato di essere “invecchiato di 10 anni negli ultimi quattro giorni” a causa delle pressioni sul suo Paese – quasi l’unico in Europa che rifiuta di aderire alle sanzioni – si schiera con il resto dell’Occidente contro l’invasione.

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha annullato la sua visita a Belgrado, prevista per questo lunedì e martedì, dopo che Bulgaria, Macedonia del Nord e Montenegro non hanno concesso al loro aereo il permesso di sorvolare il loro spazio aereo, ha confermato domenica.

La portavoce della diplomazia russa, Maria Zajarova, in dichiarazioni alla tv italiana La7 citate dalle agenzie di stampa russe. Zajarova ha accusato l’Occidente e “i paesi membri dell’Ue e della Nato” per quella che ha definito “la chiusura di un canale di comunicazione”.

Ore prima, il primo ministro serbo, Ana Brnabic, aveva ammesso che questa visita era diventata “eccezionalmente complicata” a causa delle rappresaglie occidentali per la guerra.

Belgrado ha condannato l’aggressione russa all’Onu, ma si rifiuta di sostenere le sanzioni, in un atto di giocoleria politica come quello applicato con successo l’anno scorso, acquistando vaccini contro il covid sia dalle potenze occidentali che da Russia e Cina.

Dietro le quinte anche la visita di venerdì prossimo del cancelliere tedesco Olaf Scholz. Il presidente, il 5 ha annunciato euforicamente di aver concordato telefonicamente con il presidente russo, Vladimir Putin, di prorogare per tre anni l’acquisto di gas naturale dalla Russia a prezzo ridotto.

“È di gran lunga il miglior accordo in Europa”, ha sottolineato. Due giorni dopo, alla cerimonia del giuramento, ha chiarito al Parlamento che la Serbia deve “essere ferma sulla via europea” e che “non è politicamente neutrale” perché aspira ad entrare nell’Ue.

I serbi di fronte al ‘nodo’ del Kosovo

Prima dell’invasione, la Serbia intratteneva buoni rapporti con l’Ucraina, uno dei circa 100 paesi delle Nazioni Unite che non riconosce l’indipendenza del Kosovo, dichiarata unilateralmente nel 2008. Ma i suoi legami storici, politici ed economici con la Russia sono molto più forti.

Aleksandar Vucic
Aleksandar Vucic – NanoPress.it

La principale: la garanzia di veto per l’ingresso del Kosovo nell’ONU, che significa il seggio permanente di Mosca nel Consiglio di Sicurezza. La Serbia è anche il quarto paese al mondo più dipendente dal gas russo (quasi completamente), le sue principali società elettriche sono di proprietà di maggioranza di società russe e una parte significativa della sua popolazione si sente legata a un paese con cui condivide l’alfabeto (cirillico) e la religione maggioritaria (cristianesimo ortodosso), e con la quale ha combattuto nelle due guerre mondiali.

A Belgrado, infatti, le manifestazioni filo-russe per la guerra hanno attirato più persone di quelle filo-ucraine, in edicola si vendono magliette con la faccia di Putin e si vedono pubblicità della compagnia petrolifera nazionale NIS, controllata dalla Russia Gazprom, con le bandiere serbe e russe collegate e la parola zajedno (insieme).

Ma Belgrado è anche la capitale balcanica con i negoziati di adesione più avanzati all’Ue, per quanto vadano a passo di lumaca, dipendono da un precedente accordo con il Kosovo, e l’allargamento oggi suscita scarso entusiasmo nell’Ue. Il mese scorso, il capo della diplomazia comunitaria, Josep Borrell, ha lanciato un chiaro campanello d’allarme: “Mantenere stretti legami con il regime di Putin non è più compatibile con la costruzione di un futuro comune con l’UE”.

Due mesi prima, nove eurodeputati del gruppo liberale Renew Europe, tra cui l’ex presidente delle Baleari José Ramón Bauzá, avevano chiesto al presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e Borrell la sospensione temporanea del dialogo di ingresso e la consegna di fondi a Belgrado fino a quando non “allineerà le sue dichiarazioni, politiche e valori” a quelli dell’UE.

L’Unione, che in pratica valorizza la stabilità fornita da Vucic più delle denunce di erosione democratica, è di gran lunga il principale donatore della Serbia (3.170 miliardi di euro negli ultimi due decenni). Vuk Vuksanovic, ricercatore senior presso il Center for Security Policy di Belgrado e associato presso LSE IDEAS, un think tank sulla politica internazionale presso la London School of Economics, ritiene che la leadership serba sia a un bivio in cui “non sa come risolvere.” .

I serbi e il brutto ricordo con la Nato

La memoria pesa anche sulla posizione serba: la NATO, che in questi giorni arma l’Ucraina e accumula truppe nei paesi confinanti, è l’organizzazione che nel 1999 bombardò la Serbia di Slobodan Milosevic, in un’operazione senza l’avallo del Consiglio di sicurezza dell’Onu, volta a prevenire la pulizia etnica degli albanesi kosovari.

Slobodan Milosevic
Slobodan Milosevic – NanoPress.it

Come per la visita di Lavrov, lo svantaggio del camminare sul filo del rasoio è che a volte gioca brutti scherzi. All’inizio dell’invasione dell’Ucraina, i tabloid serbi, che sostengono il governo, hanno scelto titoli come “L’Ucraina attacca la Russia!” o “Lo scacco matto di Putin in Ucraina”.  Due mesi dopo erano “Putin pugnala la Serbia alle spalle” o “Putin dimentica i serbi e il Kosovo”.

Questa svolta di 180 gradi si spiega con il fatto che, tra titoli e altri, il presidente russo aveva toccato la corda nazionale più sensibile difendendo davanti al segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, il riconoscimento dell’indipendenza di Donetsk e Lugansk (le province separatiste filo-russe in Ucraina) sulla base del fatto che la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite ha concluso nel 2010, che la dichiarazione di indipendenza del Kosovo non viola il diritto internazionale.

Proprio il rispetto del principio dell’integrità territoriale – a cui la Serbia attribuisce grande importanza per il Kosovo – è stato centrale nel sì di Belgrado alla risoluzione delle Nazioni Unite che chiedeva il ritiro immediato delle truppe russe dall’Ucraina, sulla quale aveva delle riserve. “Non ci interessa né l’Est né l’Ovest.

A noi interessa solo la Serbia”, ha riassunto lo scorso marzo Ivica Dacic, presidente del Parlamento uscente ed ex presidente del Consiglio. “Non abbiamo problemi a dire che sosteniamo l’integrità territoriale dell’Ucraina, ma ci chiediamo che dire dell’integrità territoriale della Serbia, che è stata così brutalmente schiacciata con il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo”, ha aggiunto.