Pony, l’orango costretta a prostituirsi per soddisfare i braccianti del Borneo

Gli uomini che lavoravano nella vicina piantagione di palme nel Borneo, in Indonesia, frequentavano il bordello quasi esclusivamente per lei, pagando l'equivalente di due euro per fare sesso con la 'scimmia prostituta'

Pubblicato da Kati Irrente Martedì 27 novembre 2018

Pony, l’orango costretta a prostituirsi per soddisfare i braccianti del Borneo
Foto Pixabay

Per anni è stata l’oggetto sessuale di centinaia di contadini che lavoravano nelle piantagioni di palme in Borneo. Per anni hanno pagato quotidianamente per poter fare sesso con lei, Pony, un esemplare di orango femmina strappata in tenera età al suo gruppo familiare per soddisfare le voglie degli uomini. Era stata istruita nei dettagli per essere una perfetta schiava del sesso. E per renderla più ‘avvenente’ veniva truccata e rasata ogni giorno. Una tortura che Pony, questo il suo nome, ha sopportato paziente, fino a quando è stata salvata da un’organizzazione che si batte per la sopravvivenza degli oranghi.

”Meglio Pony delle donne”

Quando fu salvata Pony aveva circa sei anni. Aveva trascorso quasi tutta la sua esistenza a fare sesso con gli uomini, costretta a farlo, incatenata a un letto, rasata ogni giorno. Con la pelle lacerata e piena di piaghe ma truccata e profumata per il piacere dei ‘clienti’ del bordello in cui veniva fatta prostituire. Michelle Desilets, direttrice della Borneo Orangutan Survival Foundation racconta del successo dell’orango, e di quanti soldi i suoi rapitori avevano incassato in tutti quegli anni. “Molti uomini preferivano fare sesso con lei, piuttosto che con una donna”, racconta. “Potevano avere anche le donne, ma preferivano pagare i due euro di tariffa per fare sesso con lei e non con una donna, perché era una novità”.

Il salvataggio di Pony per mano di un gruppo di animalisti

Pony è stata costretta a fare la prostituta per anni, prima di essere salvata da un gruppo di animalisti nel 2003. Lone Droscher Nielson, che era nel team che ha salvato l’orango, ha raccontato la sua esperienza ai tabloid britannici: “Probabilmente ero così ingenuo che non avevo mai pensato fosse umanamente possibile fare una cosa simile a un animale”. Michelle Desilets, ha poi spiegato che gli aguzzini di Pony minacciavano di uccidere gli animalisti che di volta in volta provavano a intervenire per salvare la scimmia: “Non volevano farla andare via. Veniva usata con successo come schiava del sesso. Guadagnavano tanto”.

La fine di un calvario

Per salvare la prigioniera ci sono voluti infine 35 poliziotti armati che hanno letteralmente strappato Pony dalle mani dei suoi rapitori e dal bordello è stata portata in un rifugio per oranghi in Indonesia gestito dalla Borneo Orangutan Survival Foundation. Ora vive nel Centro di riabilitazione di Nyaru Menteng con altri sette oranghi. Sono stati necessari oltre 10 anni perché Pony dimenticasse il suo calvario e le torture che è stata costretta a subire nel bordello ai confini delle piantagioni di palma.