Il randagismo che spacca l’Italia in due: le differenze abissali tra Nord e Sud

I cani abbandonati nel nostro Paese sono centinaia di migliaia, ma il fenomeno non è distribuito in modo uniforme nella penisola, e si concentra prettamente nelle regioni del Sud. Quali sono i motivi? E cosa possiamo fare concretamente per risolvere il problema?

Maria Ferrari Redattrice 20 Aprile 2018 alle 09:30 in Ambiente, Animali, Animali abbandonati, Cani, Il nano che ti sveglia
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    Il randagismo che spacca l’Italia in due: le differenze abissali tra Nord e Sud

    Quanti sono i cani randagi nel nostro Paese? Secondo le ultime stime del Ministero della Salute (che attenzione attenzione risalgono al lontano 2012) sarebbero tra 500 e 700 mila. Ma la distribuzione del fenomeno non è di certo omogenea, e la questione è sotto gli occhi di tutti: mentre nelle regioni del Sud branchi di cani si aggirano numerosi nei centri abitati come nelle campagne, al Nord un singolo cane in libertà attira subito l’attenzione e innesca un meccanismo per cui il cittadino si preoccupa di metterlo in sicurezza chiamando le forze dell’ordine o rivolgendosi a strutture apposite.

    Da cosa scaturisce questa differenza? E cosa si può fare per risolvere il problema del randagismo? A tal proposito abbiamo intervistato alcuni esperti per fare chiarezza sulla questione.

    Le differenze tra Nord e Sud

    Cominciamo con gli Amici di Magoo, un gruppo di volontari che utilizza la super attuale realtà dei social per far adottare cani del Sud salvati dalla strada e dai canili a famiglie del Centro Nord e del Nord in cerca di un 4 zampe da accogliere come membro della famiglia.

    “Noi in pratica esportiamo cani dalla Sicilia, dalla Puglia, dalla Calabria e dalla Sardegna” ha raccontato ai nostri microfoni D., un volontario degli amici di Magoo, “Al Sud il randagismo è un fenomeno sconfinato. Al Nord il randagismo è un fenomeno limitatissimo se non inesistente. Noi aiutiamo i volontari che lavorano sul campo e raccolgono i cani abbandonati. Con la visibilità del web cerchiamo di mandare questi cani al Nord e al Centro Nord. All’inizio scrivevamo negli annunci ‘adottabili in tutta Italia’, ma la verità è che i volontari del Sud non mandano i cani in altre regioni del Sud, in quanto sarebbe molto più semplice uscire in strada a raccogliere un randagio o rivolgersi al canile più vicino, piuttosto che organizzare una staffetta per mandare un randagio dove già ce ne sono tantissimi.”

    E sembra proprio che anche la “voglia” di adottare sia decisamente inferiore al Sud, come dimostrano i dati raccolti dalla LAV, Lega anti vivisezione, nell’ambito di un dossier realizzato sul randagismo. Mentre al Centro Nord la percentuale di adozioni varia tra il 27% della Valle d’Aosta e l’84% della Provincia Autonoma di Bolzano, nel Sud Italia si registrano percentuali di adozione che variano tra il 28% del Molise e il 5% della Sardegna.

    Secondo Ilaria Innocenti, responsabile LAV Area Animali Familiari, “E’ vero che al Nord ci sono effettivamente meno cani randagi. Questo perché al Sud il randagismo non è mai stato avvertito come un problema serio, non sono state messe in pratica le varie normative nazionali e regionali che riguardano il tema. Un’arma fondamentale per combattere il randagismo è la sterilizzazione, mentre al Sud ancora troppo spesso i cani si riproducono in modo incontrollato. E la mancata sterilizzazione riguarda anche il privato cittadino, che in alcuni casi affida poi le cucciolate con estrema leggerezza a persone che finiscono per abbandonare i cani”.

    Su questo punto concorda anche Angelo Troi, Segretario nazionale di Sivelp, il Sindacato Italiano Veterinari Liberi Professionisti: “L’animale randagio che vive in libertà non ha una riproducibilità altissima, perché come accade per tutti i carnivori, se la mamma si allontana dalla cucciolata, è facile che il branco dei cani elimini i cuccioli. Invece i cani che mantengono di più il sistema riproduttivo della popolazione sono quelli che sono animali a metà tra la famiglia e l’ambiente esterno. Questi vengono nutriti e protetti, per cui si riproducono facilmente e nello stesso tempo non vengono riconosciuti perché si vuole avere il vantaggio dell’animale senza nessun obbligo”.

    Le possibili soluzioni: tutti possiamo contribuire a risolvere il problema

    Cosa possiamo fare per dare una mano concreta alla lotta al randagismo? Innanzitutto, firmare la petizione della LAV #IPIÙTASSATI, che vede tra i suoi punti salienti:

    • la riduzione dell’IVA sulle spese veterinarie e sul cibo per animali che al momento è del 22%, rendendoli così dei ‘beni di lusso’;
    • aumento della quota delle detrazioni veterinarie dalla dichiarazione dei redditi (che al momento ammonta a massimo 49€ all’anno!), rendendola totale per chi adotta un animale dalla strada o da una struttura;
    • prevedere dei buoni da spendere per le spese veterinarie e/o per l’acquisto di cibo per animali;
    • l’istituzione di un fondo di solidarietà finalizzato alla realizzazione di interventi di prevenzione dell’abbandono e alla gestione del randagismo mediante un contributo versato da coloro che non fanno sterilizzare il cane e il gatto.

    Nel tuo cuore e nella tua famiglia c’è spazio per un cane? Adotta invece di comprare! Sulla pagina degli Amici di Magoo tanti 4 zampe di tutte le età, forme, colori e caratteri aspettano una mamma o un papà che possa donare loro tante coccole, affetto e calore.

    Sei hai già un cane, sterilizzalo! E’ questo il segreto dei Paesi del Nord Europa dove il randagismo è stato completamente estirpato. “In Olanda l’85% degli animali è sterilizzato. Bisogna diffondere il concetto che per un animale riprodursi non è un vantaggio. Come le donne di oggi non hanno più tanti figli come 100 anni fa, lo stesso concetto vale per gli animali: una riproduzione intensiva incide negativamente sul benessere del cane”, parola di Angelo Troi, Sivelp.