Spiagge invase da misteriosi dischetti di plastica, allarme sul litorale laziale

Da giorni le associazioni ambientaliste stanno segnalando la presenza di centinaia di migliaia di misteriosi dischetti di plastica che hanno invaso il litorale laziale a sud di Roma, segnalazioni anche in Toscana e Campania. Secondo Legambiente si tratterebbe di filtri per il trattamento dei rifiuti liquidi

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    Spiagge invase da misteriosi dischetti di plastica, allarme sul litorale laziale

    Centinaia di migliaia di misteriosi dischetti di plastica stanno inquinando il litorale laziale a sud di Roma. La denuncia è partita da molte associazioni ambientaliste che hanno documentato con immagini le spiagge ricoperte da tondi di plastica per chilometri, da Ostia ad Anzio, passando per Sabaudia fino ad arrivare a Sperlonga: alcune segnalazioni sono arrivate anche dalla Campania e dalla Toscana. L‘allarme inquinamento è subito scattato e il tam tam mediatico ha acceso i riflettori sull’attuale situazione delle spiagge letteralmente invase da questi misteriosi oggetti. Ambientalisti e volontari stanno provvedendo a ripulire il litorale ma con grande fatica visti i numeri enormi. “Se potete raccoglieteli (indossate i guanti), e contateli”, chiedono da Legambiente.

    La priorità al momento è cercare di capire cosa siano esattamente questi dischetti di plastica: in questo modo sarà possibile risalire al luogo dello sversamento. La prima ipotesi arriva da Legambiente, in particolare da Eduardo Zonfrillo, presidente del circolo Verde Azzurro Sud Pontino, che li ha identificati come filtri per il trattamento dei rifiuti urbani liquidi.

    I dischetti di plastica presentano tutti le stesse dimensioni, 4 cm di diametro e 2 mm di spessore, sono tutti bianchi e sono realizzati in un tecnopolimero della famiglia dei poliesteri, “teflon, dacron o naylon prodotto probabilmente con la tecnica della pressofusione”, scrive Zonfrillo.

    L’ipotesi più probabile è che si tratti di “flotting bed o balls”, detti anche MBBR, filtri che vengono usati per la depurazione biologica nel trattamento dei rifiuti liquidi delle fogne urbane e scarichi industriali. “Hanno il compito di offrire ai batteri destinati alla digestione di sostanze azotate una maggiore superficie ottimizzando i risultati riducendo la produzione di ammoniaca”, si legge sul suo profilo Facebook.

    Legambiente ha già presentato un esposto alla Capitaneria di Porto in base alla legge sugli ecoreati e sta continuando a monitorare la situazione, in attesa di capire da dove possano essere arrivati.

    L’ipotesi più probabile, spiega ancora Zonfrillo, è che siano “usciti accidentalmente da un grosso impianto di depurazione insieme ad ingenti quantità di liquami”. I filtri sono usati anche a bordo di grandi navi, ma, vista l’enorme quantità arrivata sul litorale laziale, si tratterebbe “di un ipotesi secondaria”.