A quale celebrità somigli? Su Facebook impazza il gioco che ‘ruba’ i dati: ecco perché è pericoloso

A quale personaggio famoso somigli? Questo è uno dei tanti i giochi di Facebook che celano insidie: sono app che richiedono l'autorizzazione all'accesso dei propri dati personali, e spesso gli utenti sottovalutano il pericolo

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    A quale celebrità somigli? Su Facebook impazza il gioco che ‘ruba’ i dati: ecco perché è pericoloso

    Avete mai cliccato su uno di quei test su Facebook intitolati ‘A quale personaggio famoso somigli?‘, ‘Quale principessa Disney sei?’, ‘Scopri quale cartone animato sei’ e simili? Tra gli utilizzatori dei social network ci sono anche tanti che si divertono a giocare con test e quiz su Facebook, sottovalutando la pericolosità di alcune ‘app’ a cui, per continuare ad avere il responso, occorre dare diverse autorizzazioni che possono compromettere i propri dati sensibili. Vediamo perché questi giochi sono così pericolosi.

    I giochi riscuotono un successo enorme su Facebook, migliaia di utenti cliccano per scoprire a quale celebrità famosa somigliano, per poi divertirsi a condividere la risposta con i propri amici. Il fatto su cui vale la pena riflettere è che questi giochi di Facebook sono pericolosi perché entrano in possesso di dati sensibili dell’utente del social network. Come funzionano?

    Prendiamo ad esempio il gioco che ‘scopre’ le somiglianze tra gli utenti e le celebrità: chi non vorrebbe scoprire a quale personaggio famoso si somiglia? Il gioco funziona con un meccanismo semplice, si parte dalla foto profilo, grazie a un programma di morphing viene elaborata la somiglianza con la star. Ma anche se sembra gratis, in realtà un prezzo da pagare c’è sempre: in questo caso è la privacy.

    Perché per visualizzare il risultato del giochino è necessario dare un’autorizzazione alla società che lo gestisce, la quale, con il nostro ‘ok’ entra in possesso dei dati sensibili dell’utente, come nome, sesso, data di nascita, email, fotografie, lista degli amici, post pubblici, ecc. Passo successivo è la trasmissione a terzi dei dati sensibili dell’utente, che una volta ‘fuoriusciti’ dai server di Facebook possono andare a finire in banche dati di società terze che le utilizzeranno per scopi di marketing, o nel peggiore dei casi, in mano a hacker o bande dedite al phishing o altre truffe informatiche.