ExoMars: persi i contatti con la sonda Schiaparelli su Marte

ExoMars: persi i contatti con la sonda Schiaparelli su Marte

Ancora silenzio nella comunicazione tra il Pianeta Rosso e la Terra, l'orbiter invece funziona alla perfezione

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    ExoMars: persi i contatti con la sonda Schiaparelli su Marte

    Ancora fiato sospeso per l’esito complessivo della missione ExoMars che ieri è sopraggiunta su Marte dopo 7 mesi di viaggio. La sonda orbitante Tgo (Trace Gas Orbiter) ha completato con successo l’aggancio al Pianeta Rosso e ora si trova a circa 400km di altitudine, mentre rimane ancora silente il lander Schiaparelli del quale si sa che sia atterrato, ma non in che condizioni. Sembra che il problema non sia di comunicazioni anche se la sonda americana Mro (Mars Reconnaissance Orbiter) della Nasa non è riuscita a catturare alcun segnale. L’ultimo segno di vita è arrivato a un minuto dal toccare il suolo marziano, dal radiotelescopio Gmrt (Giant Metrewave Radio Telescope) che si trova in India, a Pune. Le speranze non sono perse, ma sono assai flebili. Si spera in uno spostamento dell’antenna o un problema minore.

    Le prime conferme dell’avvenuto atterraggio da parte della sonda Schiapparelli della missione ExoMars sembrano giunte dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA): dopo un primo momento di silenzio (preventivato, peraltro) da parte del radiotelescopio Gmrt (Giant Metrewave Radio Telescope) a Pune in India e con il Tgo (Trace Gas Orbiter) che viene schermato dal passaggio dietro Marte, il debolissimo segnale è giunto. Dopo essersi ibernato e impostato in modalità riposo, tutto sarebbe andato come da programmi, ma è meglio conservare un po’ di prudenza data la delicatezza di queste fasi. Vi aggiorneremo in tempo reale.

    La sonda ExoMars è in procinto di posarsi sul suolo di Marte, più precisamente alle ore 16.48 è previsto che la missione europea tocchi finalmente la superficie del Pianeta Rosso con il lander Schiapparelli per la prima parte di un progetto che prevede anche l’arrivo di un rover nel 2020. Partita lo scorso 11 marzo, dopo poco più di sette mesi siamo pronti al momento topico con l’atterraggio o – come alcuni dicono – l’ammartaggio presso l’equatore negli altopiani meridionali Meridiani Planum. Il secondo componente è l’orbiter Tgo (ExoMars Trace Gas Orbiter) che è gestito dall’Esa insieme all’agenzia spaziale russa Roscosmos e naturalmente rimarrà in orbita a 400 km di altitudine intorno al corpo celeste. Aspettiamoci tante informazioni, dati, esperimenti e foto spettacolari.

    Il direttore delle missioni di volo delle missioni Esa, Paolo Ferri, ha comunicato che non sarà possibile assistere al momento preciso di ingresso in orbita, ma al massimo si potrà ricevere il segnale di Schiapparelli su un radiotelescopio situato in India 10 minuti dopo l’atterraggio definitivo (data la distanza e la necessaria attesa), sempre che un’interferenza non disturbi il debole segnale così da farlo perdere.

    Durante le operazioni di discesa saranno scattate quindici immagini in bianco e nero. La “caduta controllata” durerà sei minuti arrivando alla velocità di 21.000 km/h e rallentando fino a posarsi senza naturalmente disintegrarsi. Sarà proprio questo il momento più delicato dell’intera missione e si saprà se l’intero viaggio sarà andato a buon fine solo dopo interminabili minuti di attesa.

    Poi cosa succederà? Dopo 15 minuti di altri segnali inviati, il trasmettitore sarà spento e la sonda entrerà in modalità di risparmio energetico senza smettere di raccogliere dati importanti, poi tra le 19 e le 20 sarà riattivata dalla collega Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa che sta gravitando da tempo intorno al Pianeta Rosso. Come preannunciato, il proseguimento della missione ExoMars, prevede nel 2020 l’arrivo di un rover dotato di una speciale trivella costruita anch’essa in Italia per andare a scandagliare il terreno fino a due metri di profondità.

    Tornando sul lander Schiaparelli, si può considerare a ragione una stazione meteorologica dal peso di 600 kg e ha un diametro di circa un metro e mezzo per poter sopravvivere più adeguatamente alle tempeste di sabbia marziane. Si può considerare a ragione made in Italy grazie alla responsabilità affidata alla società Thales Alenia Space di Torino mentre gli strumenti sono stati in buona parte realizzati sul nostro territorio dall’Università di Padova all’Inaf di Napoli

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