Le protesi tech potranno “sentire” per recuperare il senso del tatto perduto

Le protesi tech potranno “sentire” per recuperare il senso del tatto perduto
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 24/11/2016 07:17

    Robot senso tatto

    Nel 2012, il quadriplegico Jan Scheuermann era riuscito a recuperare l’uso del braccio grazie a una protesi robotica che poteva consentirgli di afferrare oggetti con precisione grazie al lavoro dei ricercatori della University of Pittsburgh e University of Pittsburgh Medical Center (UPMC). Dagli stessi scienziati ora è riuscito a passare a un livello successivo con la percezione del tatto di un dito e di una mano. Come è stato possibile tutto questo? Con un collegamento letteralmente via cavo al cervello per usare il pensiero come mezzo di controllo, sostituendo l’azione dei nervi con componenti elettronici. Poteva così inoltre capire se la pressione esercitata era forte o debole su vari livelli di sensibilità e se una temperatura fosse calda o fredda.

    Le protesi tecnologiche sono sempre più in crescita ma, come si suol dire, la potenza è nulla senza il controllo. Tuttavia, affinché sia una protesi come si deve è necessario che ci sia anche un componente imprescindibile come il tatto: ebbene, gli ingegneri dell’Università di Stanford, guidati dal professor Zhenan Bao, hanno sviluppato una speciale pelle artificiale che può rilevare le sensazioni inviandole alle cellule cerebrali. Si potrà così “sentire” il contatto, la pressione, la temperatura e anche il dolore. Per funzionare utilizza miliardi di nanotubi di carbonio e sta aprendo un nuovo orizzonte sconfinato nel settore medico tech. Scopriamo le altre innovazioni nelle prossime pagine.

    La stampante 3D migliore amica dell’arte? Certo che sì: grazie a una particolarissima tecnica con carta al posto di polimeri plastici, è stato possibile ricostruire il busto di un re cambogiano dell’11esimo secolo, Suryavarman I della dinastia Khmer, che era gravemente danneggiato. Questo sovrano è ricordato come il re che ha raggiunto il nirvana, per l’onore col quale ha sempre difeso il proprio regno per oltre 40 anni. L’opera di restauro è merito del ricercatore Eric Lemaresquier che ha prima effettuato una scansione ad altissima definizione del reperto, poi ha progettato le protesi al computer e infine l’ha riparato mantenendo una certa vicinanza con l’effetto visivo originale. La 3d printer utilizzata è una Mcor IRIS SDL che utilizza carta e che regala un effetto fotorealistico e in più consente una vita più lunga e sicura dell’opera riparata. Nelle altre pagine, altri miracoli della stampa 3D.

    Il drone creato in 3D

    Direttamente dal CES alias Consumer Electronics Show 2015 di Las Vegas ecco arrivare un progetto molto interessante: un drone ossia un elicotterino radiocomandato che è stato interamente realizzato da una stampante 3D. Per interamente si intende proprio dalla sua base ossia dal telaio ai componenti elettrici che sono stati confezionati dalla speciale printer affinché potesse creare quasi da zero un dispositivo. Qui sopra il video di presentazione che lo mostra in azione, ma è solo una delle tante meraviglie svelate dalle stampanti tridimensionali, dopo il salto scopriamo tutte le altre.

    Le sculture più piccole al mondo? Se ne stanno comodamente all’interno di una capocchia di spillo, quasi perdendosi in uno spazio che sembra immenso quanto un auditorium, mentre al contrario è quasi impossibile da distinguere a occhio nudo. Eppure, viste al microscopio elettronico, queste minuscole opere d’arte rivelano una completezza dei dettagli davvero stupefacente. Merito delle stampanti 3D che riescono ad arrivare a un dettaglio inferiore al micron. Nell’immagine qui sopra, la figura femminile viene anche poggiata su un capello umano, che risulta essere gigantesco quanto un’autostrada. L’ideatore di queste opere d’arte micro è Jonty Hurwitz e si è ispirato anche a sculture celeberrime come quelle di Antonio Canova come il suo Amore e Psiche del 1793 che possiamo vedere qui sotto. Ma come sono state ottenute queste mini sculture? Con un materiale fotosensibile sviluppato dall’Institute of Microsctructure Technology presso il Karlsruhe Institute of Technology in collaborazione con il Weizmann Institute of Science. La tecnica è soprannominata “multiphoton lithography” ossia litografia multifotonica” e può scendere a livelli impensabili fino a poco tempo fa. Spostiamo ora l’unità di misura dal micron a decine di metri con le case.

    La rivoluzione della stampa 3D entra nelle case

    “La rivoluzione delle stampanti 3D sarà paragonabile a quella della nascita di Internet: cambierà le nostre vite”, ha promesso Francisco Rivas che è l’amministratore delegato della società Punch Tech, una delle realtà più interessanti di questo mondo in grande crescita. E la rivouzione partirà dalle case. Al Festival della Scienza e della Tecnologia di Washington D.C. si sono viste creazioni formate di soia che si possono anche mangiare e le protesi mediche anti rigetto. Ma il piatto forte sarà quello della creazione di qualsiasi componente a costo ridottissimo e senza produzione di scala così si potrà riparare ad esempio un qualsiasi oggetto senza dover gettare via quello danneggiato. Andiamo a scoprire le meraviglie del tridimensionale fatto in casa nel video qui sopra e scopriamo tutte le innovazioni più intriganti e come funziona questa tecnologia (con relativi lati oscuri) dopo il salto.

    La spettacolare mano stampata in 3D

    Ciò che è più caro è migliore? Non sempre, chiedetelo a Jose Delgado, Jr., che in questo filmato ci mostra quanto una mano stampata interamente con le 3D printer, con una spesa di 50 dollari, sia molto più efficace e efficiente di una protesi classica (mioelettrica) da ben 42.000 dollari. José ha 53 anni ed è nato senza la parte finale del braccio sinistro, ha da sempre usato protesi per afferrare oggetti: una di queste comunica con i nervi nel braccio per aprire e chiudere le dita. Con la variante 3D chiamata e-NABLE si passa a una soluzione metallica con fili non flessibili che terminano nella zona del polso facendo sì che quando si è in posizione di riposo le dita risultano aperte mentre quando si ruota di 20-30 gradi il polso si chiudono. E’ proprio vero che le stampanti 3D salveranno il mondo.

    La stampante 3D che fa miracoli... artistici

    Vi serve un oggetto e non sapete dove trovarlo? Perché non crearlo con una stampante 3D? Non si tratta di fantascienza, ma della nuova frontiera della stampa che, dal piatto di un foglio A4, si trasferisce sulla materia plasmabile, dando vita dal nulla ad oggetti che sembrano usciti da una fabbrica. Il sogno di ogni patito del ‘fai da te’ che, in una linea di pensiero estrema, non ha più bisogno di comprare nulla per realizzare i suoi progetti. Il maker del nuovo millennio necessita solo di una stampante 3D, di un progetto e delle competenze necessarie a creare un oggetto da zero.

    La rivoluzione della stampa in 3D non è solo tecnica ma anche sociale: basta avere un’idea, anche la più ardita, e seguendo i giusti passaggi è possibile trasformarla in realtà. Quali sono questi passaggi? Innanzitutto riuscire a formulare l’idea in termini tecnici, in modo da potere accedere al secondo step, ovvero la programmazione. Il progetto deve essere codificato attraverso software specifici, tipo CAD, in modo da essere leggibile dalla macchina attraverso un codice di programmazione. La stampante, ricevute le istruzioni e alimentata con i materiali adatti, riuscirà a leggere il codice e a trasformalo in un oggetto concreto, plasmando la materia strato su strato.

    Il bello di questa tecnologia è che si possono utilizzare i materia più disparati, e persino realizzare tutte le componenti che servono poi a costruire oggetti complessi. In questo modo le possibilità sono davvero infinite, e si passa dalla goliardica copia in miniatura di se stessi alle sculture artistiche. L’utilizzo più promettente è quello medico, perché sono già state realizzate protesi a basso costo da poter utilizzare nelle zone di guerra o, addirittura, un cuore artificiale per un trapianto di nuova generazione. C’è poi chi ha già pensato di esplorare il lato oscuro della stampante 3D, costruendo armi da fuoco e persino bombe… tutte perfettamente funzionanti.

    Anche se le stampanti 3D al momento si stanno diffondendo soprattutto nei poli industriali, visto il costo ancora elevato, ben presto potremo vederle nelle case come le normali stampanti su carta. Per questo, ancora una volta vogliamo sottolineare che il vero problema non è l’avanzare della tecnologia ma l’utilizzo che l’essere umano decide di fare delle nuove invenzioni. Ma che competenze tecniche bisogna avere per cimentarsi con la stampa in 3D? Praticamente nessuna, visto che online si trovano progetti codificati già belli e pronti da dare in pasto alla macchina. Per approfondire: >>> Stampante 3D chef: crea il cibo della forma che vuoi [VIDEO] >>> Stampante 3D crea protesi perfetta per una papera [FOTO] >>> Fegato stampato in 3D: gli organi anti-rigetto 2.0

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