⁠⁠⁠Steve Jobs anniversario morte: le migliori frasi del papà di Apple

⁠⁠⁠Steve Jobs anniversario morte: le migliori frasi del papà di Apple
da in Apple, Steve Jobs, Tecnologia, Tim Cook, Walter Isaacson
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23/11/2016 17:26

    Steve Jobs moriva esattamente cinque anni fa, il 5 ottobre 2011 a causa di un tumore al pancreas contro il quale combatteva da tempo. Il 24 febbraio scorso avrebbe compiuto 61 anni e anche se in appena poco più di tre anni Apple si è evoluta in modo considerevole sia finanziariamente parlando sia a livello tecnologico, andando a presentare nuovi progetti e prodotti e – di fatto – stravolgendo tutte quelle regole che erano state imposte dal co-fondatore, non si è mai dimenticata della figura ormai mistica di Steve. Almeno fino ad oggi, quando non è ancora comparso niente sul sito ufficiale di Cupertino. Scopriamo le sue frasi più celebri.

    «Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore». «Siate affamati, siate folli – Stay hungry, Stay foolish». «E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.» «Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo» «Negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è no per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.» «Essere l’uomo più ricco al cimitero non mi interessa. Andare a letto la sera dicendosi che si è fatto qualcosa di meraviglioso, questo è quello che conta per me» «Baratterei tutta la mia tecnologia per una serata con Socrate.» «La semplicità è la maggior sofisticazione.» «La mia non è una fede nella tecnologia. È una fede nelle persone.» «Non puoi solo chiedere ai clienti che cosa vogliono e poi provare a darglielo. Per quando l’avrai costruito, vorranno qualcosa di nuovo.» «È la capacità di innovare che distingue un leader da un epigono.»

    L’anno scorso il nuovo amministratore delegato (nominato direttamente dallo stesso Steve) ossia Tim Cook, aveva voluto ricordare l’iCEO con una lettera inviata allo staff, che ovviamente ha poi fatto il giro del web rimbalzando ovunque. Con un tono vagamente religioso, aveva voluto sottolineare quanto l’impronta di Jobs sia ancora vivida e presente, è il caso di riprenderla.

    Cook si rivolge direttamente al team ricordando che “Domenica segnerà il terzo anniversario della morte di Steve. Sono sicuro che molti di voi penseranno a lui in quel giorno, così come so che lo farò anche io“. Dando subito l’idea di grande famiglia che è Cupertino, poi riprende con un tono quasi spirituale, come a parlare di un Messia: “Spero che vi prenderete un momento per apprezzare i molti modi in cui Steve ha reso il nostro mondo migliore“, scendendo poi nello specifico “I bambini imparano in nuovi modi grazie ai prodotti che lui ha sognato. Le persone più creative presenti sulla Terra li usano per comporre sinfonie e canzoni pop, e per scrivere di tutto da romanzi a poesie a messaggi di testo” e infine “Il lavoro di una vita di Steve ha prodotto la tela su cui ora gli artisti creano i loro capolavori“, associando come sempre Apple all’arte. C’è una frase, quella finale, che riprenderemo dopo e che è in parte vera, ma in parte non così condivisibile: “La visione di Steve va molto oltre gli anni in cui è stato in vita, e i valori sui quali ha fondato Apple saranno sempre con noi. Molte delle idee e dei progetti ai quali lavoriamo oggi sono partiti dopo la sua morte, ma la sua influenza su essi – e su tutti noi – è inconfondibile“.

    Il discorso di Steve Jobs a Stanford

    Steve Jobs ci lasciò quattro anni fa dopo una lunga malattia: il tumore al pancreas che l’aveva colpito, portandolo a diventare sempre più magro e debole, lo aveva lentamente eroso, ma solo nel fisico. Le ultime apparizioni del co-fondatore di Apple erano emblematiche sulla sua salute. Nell’estate del 2011 quando rassegnò le dimissioni da AD rivestendo il ruolo simbolico di presidente, era chiaro ormai a tutti che era purtroppo solo questione di (breve) tempo. Il destino volle che Steve morisse a poche ore dalla presentazione di iPhone 4S, che poi segna un confine netto tra i prodotti pre e post.

    Apple presenta iPhone 6 e 6 Plus

    È innegabile che Apple sia cambiata dopo la morte di Steve Jobs: il co-fondatore ha impresso un’impronta indelebile e questo non si potrà mai cancellare, tuttavia la società ha seguito le logiche di mercato andando ben oltre quello che l’iCEO aveva letteralmente imposto. Basta leggere la biografia ufficiale redatta da Walter Isaacson per scoprire quanto Cupertino abbia preso strade diverse da quelle che aveva seguito fino alla morte di Jobs. Steve non avrebbe mai e poi mai permesso la produzione di due modelli di iPhone in uno stesso anno, ad esempio e ancora più impossibile era immaginare che si superasse la diagonale di 3.5 pollici per un cellulare o che si scendesse sotto i 10 pollici per un tablet. Invece sono arrivati iPad Mini e più recentemente non solo iPhone 5C e 5S ma anche iPhone 6 e 6 Plus e i più recenti 6s e 6s Plus. E l’orologio Apple Watch? Sotto Steve era rimasto sempre nello scaffale delle idee bocciate, invece puf, eccolo qui. Chissà le sfuriate che si sta facendo ovunque lui sia.

    Steve Jobs

    Non è una novità che Steve Jobs avesse praticamente vietato l’uso dei propri dispositivi come iPhone e iPod oltre che iPad ai propri figli più piccoli. La storia è però riapparsa a cinque anni dalla pubblicazione sul New York Times ed è quantomai attuale in questi periodi. Qual era stata la motivazione che aveva portato il co-fondatore di Apple a questa decisione? Principalmente la dipendenza dalla tecnologia e tutto ciò che questo comporta come l’asocialità, scarsa capacità alla concentrazione e meno flessibilità mentale. “Abbiamo la necessità di limitare l’uso della tecnologia all’interno delle nostre case da parte dei nostri bambini“, aveva affermato poco tempo prima di morire per un tumore al pancreas.

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