Virus Panda colpisce le banche online, come funziona

Virus Panda colpisce le banche online, come funziona
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    Virus Panda colpisce le banche online, come funziona

    I malware per i sistemi di ebanking sono il nuovo pericolo per chi usa compiere operazioni bancarie dal computer perché possono causare davvero grossi problemi mandando in fumo risparmi di una vita. Certo, la prima arma è il buon senso, ma spesso e volentieri anche gli utenti più attenti possono cadere in fallo. L’ultimo allarme risponde al nome di Panda, ma dietro a questo epiteto così carino e coccoloso si nasconde un temibile tentativo di truffa telematica, che per di più trasforma i PC in zombie in grado di infettarne di altri. Naturalmente, utilizza il metodo del cavallo di troia per disinnescare ogni difesa.

    Panda Banker è dunque un trojan, un cavallo di troia che si inserisce nel computer e apre ai cracker la possibilità di accedere al conto bancario e effettuare bonifici verso i propri conti naturalmente nascosti ad hoc. Partiamo dall’inizio ossia dal nome, che lascia magari fraintendere che si tratti addirittura dell’antivirus omonimo, invece è esattamente il contrario, ossia un software truffaldino. Dopo averlo “preso” questo consenterà al pirata informatico di poter accedere alla piattaforma di ebanking per bonifici e pagamenti illeciti e nascosti. Panda si appoggia al tristemente noto Zeus, il virus sempre di tipo trojan che si innesta nel computer e apre a operazioni bancarie illecite. Come si viene infettati? Nel modo più classico possibile.

    Tutto nasce da una mail che presenta un allegato con file di tipo PDF, ZIP o EXE che, se viene aperto, installa in modo nascosto proprio il Panda Banker. Nello specifico, sfrutta il downloader chiamato “Andromeda“. Installato, va a contattare il Comando e Controllo per passare tutti i dati e iniziare a infettare tutti gli altri contatti inviando le email con sempre il trojan nascosto nei file. Come evitare tutto questo? Naturalmente diffidando da email con evidenti errori grammaticali, richieste strane e file che “puzzano”. Insomma, il caro e vecchio buonsenso.

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