Robot-professore che insegna con 3D e realtà aumentata

Robot-professore che insegna con 3D e realtà aumentata
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 24/11/2016 07:17

    honeybotrobot

    E se i maestri e professori del futuro fossero automi? Come dimostrato dal piccolo robot Honeybot, il futuro è già presente visto che questo compatto (altezza 25.4 cm) dispositivo dalle sembianze umanoidi può effettivamente insegnare a studenti delle elementari fino agli 8 anni partendo dai più piccini di 3 anni dell’asilo con l’ausilio di 3D e realtà aumentata. Come funziona questo progetto della società cinese Hui Yu? Combina espressioni facciali per rendersi più comprensibile e amichevole, voce e dialoghi pre-impostati con capacità di comprendere le domande a applicazioni Android appositamente allestite per raccontare la natura, gli animali, la storia e la scienza con animazioni tridimensionali e colorate che appaiono sullo schermo integrato e che possono anche essere trasmesse via Wi-fi sulla Smart TV. Attualmente il progetto è in ricerca fondi sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo.

    Big I

    Si chiama BIG-i ed è un robot domestico che si può programmare a voce con un linguaggio naturale, molto più immediato rispetto ai sistemi di configurazioni attuali e più vicino ad esempio agli assistenti vocali come quello di Google, Siri di Apple oppure Cortana di Microsoft. L’innovazione giunge dalla Cina e si chiama Nxrobo: la sua forma è cilindrica e arrotondata anche per non arrecare danni a cose e persone, ha un grande occhio grazie al quale riconosce gli umani e i luoghi. Naturalmente è predisposto a uno sfruttamento profondo della domotica e degli elettrodomestici di ultima generazione. Scopriamo tutte le ultime novità in ambito robotico nelle prossime pagine.

    Robot fisioterapista

    La nuova frontiera della fisioterapia? Quella del robot massaggiatore. Si chiama Emma, acronimo di Expert Manipulative Massage Automation, ed è stata realizzata dalla startup di Singapore AiTreat sotto la supervisione del papà del progetto ossia Albert Zhang, laureatosi presso la prestigiosa Nanyang Technological University. L’idea di fondo è che, con la popolazione mondiale sempre più anziana, ci saranno sempre più richieste di fisioterapia e dove i professionisti umani non possono arrivare per numero, possono aiutare gli automi. Come funzionano? Come dimostrato su un test condotto su 50 pazienti, l’efficacia di questo sistema è notevole: combinando l’uso di fotocamere 3D stereoscopiche e un tessuto stampato in 3D, sarà possibile andare ad agire sull’area interessata con movimenti e pressioni ideali andando anche a modificare l’azione a seconda del feedback del paziente. In più, tutti i dati saranno caricati on the cloud per un’archiviazione sempre accessibile.

    Robot scarafaggio: un piccolo e potente automa

    Non è la prima volta e anzi sarà un trend sempre più importante: la natura ispira la tecnologia e lo fa soprattutto in ambito robot. L’ultimo esempio è questo automa chiamato CRAM che si rifà alla struttura di uno scarafaggio, insetto che provoca ribrezzo potente a molte persone, ma che è una piccola dimostrazione di perfezione del mondo animale, dato che è presente in questa forma dal tempo dei dinosauri e può trasportare centinaia di volte il proprio peso. Nello specifico, CRAM può appiattirsi fino a metà del proprio spessore per infilarsi in qualsiasi fessura. Nel video qui sopra viene mostrata la creazione a opera della University of California a Berkeley (UC Berkeley). Nelle prossime pagine, altri esempi di robot-animali.

    RoboBee si migliora e dimostra essere uno dei robottini più versatili e spettacolari mai realizzati. Si può infatti considerare a ragione il primo vero automa in grado di volare e nuotare ed è stato realizzato dai ricercatori della Harvard John A. Paulson School of Engineering and Applied Science (SEAS). E un traguardo del genere, in robotica, è molto più difficile da raggiungere di quanto si potrebbe immaginare perché creare le giuste capacità di muoversi in due ambienti così differenti era un’ardua prova di ingegneria. Nella prossima pagina vi attende un video.

    D’altra parte RoboBee deve poter volare e dunque deve essere leggerissimo, ma deve anche poter manovrarsi sommerso: sotto la superficie la forma ideale è quella bombata, tipo balena, ma è incompatibile col volo. Come si è risolto? Copiando la struttura della pulcinella di mare, un simpatico volatile molto abile sia nell’aria sia, appunto, in acqua. Il risultato finale è un robottino di appena 80 milligrammi di peso che può utilizzare le ali come propulsori in ambo i mondi, in grado di “sbatterle” per 120 volte al secondo volando e solamente 9 al secondo in acqua. Ma come isolare i componenti elettrici? Dopo i test in acqua deionizzata/purificata, si è proceduto a proteggere i componenti con una patina.

    Il ghepardo robot che corre a 50 km orari

    Si ritorna a parlare del robot-ghepardo, Cheetah, l’automa a quattro zampe che può non soltanto correre ad altissima velocità, ma anche saltare molto agevolmente grazie al al suo sistema di propulsione evoluto. La Biometrics Robotics Lab ha pubblicato un nuovo video (dopo il salto, qui sopra quello di presentazione) che lo mostra mentre supera ostacoli di 40 centimetri mantenendo anche un discreto equilibrio, che è poi la questione più complessa. Si basa su tre algoritmi: uno per calcolare le distanze e dimensioni, il secondo per la posizione delle zampe in atterraggio e il terzo per la forza da esprimere. Il ghepardo-robot per ora ha una velocità di punta che è quasi un decimo del suo corrispettivo in carne, muscoli e ossa, ma presto potrebbe dimezzare il gap con il cugino animale. Il nuovo automa prodotto dal MIT di Boston può infatti galoppare a 15 km/h contro i 110km/h del vero ghepardo, ma presto sarà migliorato e potrà arrivare a 50km/h che è un dato davvero straordinario per un dispositivo robotico del genere. L’alter-ego con micromotori, metallo e circuiti elettrici si ispira al felino africano sia per quanto riguarda la locomozione sia per lo stile sulle quattro zampe ognuna delle quali è controllata da uno speciale algoritmo. Qui sopra il video che lo mostra in azione. Tuttavia, ora può anche saltare.

    Il robot ghepardo si ispira al mondo animale e così per lunghi tratti compie anche balzi rimanendo in volo tra un passo e l’altro così da ottenere una propulsione più “fluida” e stabile anche su terreni sconnessi senza perdere l’equilibrio. I micromotori sono elettrici e controllano le singole parti del robot grazie a speciali algoritmi che ottimizzano la velocità del ciclo di movimento con sempre la giusta forza. Quest’innovazione del Massachusetts Institute of Technology è stata mostrata alla Conferenza Internazionale sui Robot e Sistemi Intelligenti a Chicago.

    Che applicazione potrebbero avere questi robot? Ovviamente non si tratta solo di un esercizio di stile quanto di una tappa di un percorso evolutivo che porterà alla realizzazione di automi in grado di muoversi velocemente su tutti i terreni non solo per scopi militari, ma anche umanitari e di soccorso. Saranno utilizzati in condizioni particolarmente pericolose per gli uomini in carne e ossa. Vedi anche il robot perfetto violinista.

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