Mastercard ti fa pagare con un selfie: la nuova frontiera

Mastercard ti fa pagare con un selfie: la nuova frontiera
da in Informatica, Sicurezza Informatica, Tecnologia
Ultimo aggiornamento: Giovedì 25/02/2016 09:26

    mastercard selfie

    MasterCard lavora su una nuova tecnologia che potrebbe portare a un modo tutto nuovo di effettuare pagamenti digitali: la password non sarà infatti più solo alfanumerica oppure fornita one-time e poi autodistrutta, ma potrebbe – a sorpresa – essere sostituita da un selfie oltre che da un più normale passaggio del polpastrello sul lettore di impronte digitali. È già in fase di test pilota un progetto tra MasterCard, appunto, e International Card Services (ICS) che sembra aver raccolto consensi importanti tra i volontari: il 90% ha infatti affermato che utilizzerebbe sicuramente questo sistema e il 75% ha dichiarato che potrebbe aiutare a diminuire le frodi. Ma come funziona?

    Nel caso dell’impronta digitale è presto detto: si poggia il dito sul sensore ed è fatta, ormai molti smartphone lo integrano e esistono già sistemi conclamati. Ma nel caso del selfie è differente perché si utilizza la fotocamera frontale e un software di riconoscimento del volto, che ovviamente non viene tratto in inganno da una foto. Un sistema di sicurezza biometrico molto interessante, che verrà lanciato ufficialmente in US, Canada e parte d’Europa nella prossima estate. Ma c’è qualcosa di ancora più sorprendente.

    Le onde cerebrali potrebbero presto andare a sostituire le password. Come dimostrato da un recente studio spagnolo, questo sistema di autenticazione offre il 94% dell’affidabilità e dunque potrebbe diventare presto uno standard. I ricercatori del Centro sulla Cognizione, il Cervello e il Linguaggio di stanza in Spagna hanno condotto una ricerca sull’eventualità di adottare questa funzione al posto dell’immissione di testo. Scopriamo di più su questa possibile tecnologia decisamente disruptive, che però presenta qualche inevitabile limite.

    Come funziona? In poche parole, le onde elettromagnetiche prodotte dal cervello sono univoche e diverse da una persona all’altra, come se fossero un’impronta digitale. Anzi di più, è qualcosa di più intimo e meno manipolabile perché ormai tutti conosciamo i metodi per andare a bypassare i limiti del fingerprint. Con le onde cerebrali, invece, sarebbe tutto ancora più sicuro. Sono stati presi come tester quarantacinque volontari ed è stato dimostrato che è tutto attuabile sin da ora. Il livello di affidabilità è di 94%. E non è ancora sufficiente.

    Perché diventi standard, infatti, deve avvicinarsi al 100% così da proteggere in modo adeguato i dati che si vogliono cripatre in modo defnitivo. L’altra grande difficoltà sta nel fatto che le onde cerebrali vengono rilevati attraverso un dispositivo che non è così diffuso e per di più ancora costoso per ipotizzare una produzione di massa. Ci sarà ancora bisogno che passino anni e si migliori la tecnica e la tecnologia dietro questa ipotesi affascinante, seppur ancora poco facile da mettere in pratica.

    Arriverà però un futuro nel quale il pensiero sarà il principale mezzo di input non solo per l’eventuale sblocco di un dispositivo. Si potranno infatti immettere testi pensando ogni singola lettera e si potranno “inviare” indicazioni al computer senza utilizzare hardware come tastiere o mouse. Stiamo a vedere quanto tempo impiegheranno queste innovazioni a diventare operative.

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