I robot natanti che imparano da sé e comunicano tra loro

I robot natanti che imparano da sé e comunicano tra loro
da in Robot, Tecnologia
Ultimo aggiornamento: Giovedì 12/05/2016 11:39

    Robot natante

    Sembrano delle piccole imbarcazioni radiocomandate, ma in realtà queste barchette sono dei robot tecnologicamente evoluti che possono muoversi sulla superficie marina cooperando tra loro e addirittura “imparando” da sé, senza l’intervento umano. Come ci riescono? Utilizzando un sistema “Darwiniano” che fa appunto della collaborazione e dell’istruzione reciproca la via migliore e più veloce per completare un compito. Il progetto è stato ideato dall’Istituto delle Telecomunicazioni dell’Università di Lisbona in Portogallo ed ha un altro grande pro: il basso costo di questi robot. Scopriamone di più.

    Robottini in acqua

    Guidato dal Dr. Anders Christensen, il team di sviluppatori ha infatti realizzato dieci robot natanti di piccole dimensioni, grazie a stampanti 3D per realizzare i vari componenti e una struttura leggera e resistente in un materiale speciale simile a schiuma. Il costo finale di ogni modello è di appena 300 euro e al suo interno si avvale di componenti come GPS con bussola, Wi-Fi e il computer Raspberry Pi 2 che funge da cervello. I robot possono in ogni momento capire dove siano e come siano orientati e lo stesso dei compagni: i compiti che devono portare a termine possono sembrare semplici (raggiungere un determinato punto in un determinato modo o recuperare oggetti), quando in realtà sono complessi per essere non senzienti, che devono sviluppare una certa “coscienza” di sé e degli altri per cooperare e raggiungere il traguardo imparando dai propri errori per trovare, di volta in volta, la soluzione più rapida e efficace.

    Darwin robot

    Le intelligenze artificiali sono sempre più evolute e lo stesso si può dire dei robot umanoidi: ad esempio il piccolo Darwin dell’Università della California a Berkeley può addirittura imparare in modo più evoluto di un bambino. Anzi, meglio. Questo automa è stato infatti in grado di comprendere come muoversi e come rimanere in posizione eretta completamente da solo. Igor Mordatch, a capo del team di sviluppo, ha raccontato della rete neurale programmata per Darwin che gli consente di creare una mappatura dei ragionamenti e arrivare a una decisione. “Sa solo dove si trova, dove vuole andare e il network elabora una soluzione“. Insomma, un approccio davvero “umano”.

    Darwin può così imparare anche dagli sbagli che commette per non ripeterli più. E, non essendo umano, non ha nemmeno “paura” visto che i traumi non lo condizionano. Grazie ai sensori ha potuto calcolare la posizione delle gambe, la pressione sui piedi e il carico sulle giunture così da potersi muovere in modo efficiente e rimanere eretto più stabilmente. Secondo i ricercatori, entro un anno potrebbe anche vagare da solo per il campus universitario, se continuerà questa evoluzione.

    Un’intelligenza artificiale chiamata ConceptNet ha raggiunto un livello di IQ pari a quello di un bambino di quattro anni e non la smette di imparare. Trattasi di un progetto di open-source computing sviluppata dal celeberrimo Massachusetts Institute of Technology (MIT), “Il test psicometrico ha conferito un risultato equivalente a quello di un bambino di quattro anni. Ma siamo ancora lontani dal risultato che potrebbe ottenere un settenne”, spiegail team dell’University of Illinois di Chicago. Questi risultati potrebbero migliorare in modo sensibile le AI all’interno degli oggetti di uso comune come gli smartphone. Il livello evolutivo delle intelligenze artificiali è in continua crescita e potrebbe sfuggirci presto di mano, come nel peggiore scontato dei film di fantascienza. Di più: i robot potrebbero prendere coscienza non solo di se stessi, ma soprattutto di noi umani e andare simpaticamente a eliminarci come se fossimo spam.

    Robot brainbot

    Il controllo cerebrale di robot è qualcosa che sarà molto più vicino alla realtà che alla fantascienza dei film al cinema: grazie a speciali calotte con elettrodi, potremo controllare automi solo col pensiero e le applicazioni sono quantomai lodevoli, come dimostrato dal nuovo progetto italo-svizzero che riguarda un robot per la telepresenza. Consiste sostanzialmente in un portatile montato su un sistema in grado di muoversi secondo istruzioni inviate dall’utente: la webcam mostrerà alla persona connessa ciò che avviene nei dintorni e gli altoparlanti diffondono la voce. Un passo successivo verso un vero supporto per chi è, ad esempio, è immobilizzato a letto. Scopriamo gli altri progetti in fase di studio.

    Già, come se fossimo posta elettronica non desiderata: il parallelo arriva da una delle massime autorità in campo informatico come è Elon Musk che è a capo di colossi come Tesla (auto elettriche) e SpaceX (compagnia spaziale privata) dopo aver fondato PayPal che ha rivoluzionato il sistema di pagamenti online. La sua fase è interessante quanto inquietante: “Le macchine sono portate all’automiglioramento, che potrebbe essere dannoso“.

    Nel video qui sopra possiamo vedere e soprattutto ascoltare le domande poste a Elon Musk da Walter Isaacson che altri non è che uno dei biografi di più successo degli ultimi 20 anni, autore tra l’altro del libro monumento su Steve Jobs. Lo scrittore ha posto una domanda molto intrigante all’imprenditore, in occasione del Vanity Fair New Establishment Summit a proposito del futuro della tecnologia. La risposta fa riflettere: “Credo che non si sia realizzato la velocità alla quale l’intelligenza artificiale sta avanzando, soprattutto visto che le macchine sono in continuo auto-progresso, una funzione che può diventare dannosa per l’umanità, avendo anche un effetto negativo“. In che senso?

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    La capacità delle macchine di automigliorarsi le porterà ad andare a puntare su ciò che reputano positivo e eliminare ciò che invece è dannoso, un percorso che potrebbe ritorcersi sugli stessi creatori ossia gli umani. Musk spiega: “Se l’automiglioramento portasse a qualcosa di simile a liberarsi della spam dalla posta elettronica e i robot decidessero che il modo migliore è quello di eliminare la fonte ossia gli umani, non avremmo scampo“. Uno scenario inquietante, seppur portato all’estremo, per spiegare che la tecnologia che tanto amiamo ci migliora la vita, ma potrebbe anche affacciarsi verso nuovi orizzonti.

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    Isaacson ha provato a scherzarci su chiedendo se in questo scenario da Apocalisse, gli umani potessero fuggire magari su Marte a bordo dei suoi razzi SpaceX, ma Musk ne ha approfittato per regalare a tutti ancora una buona dose di brividi: “Non ci sarebbe scampo perché le macchine potrebbero inseguirci ovunque“. Indispensabile e inevitabile tirare fuori le tre leggi della robotica di Asimov: Prima Legge “Un robot non può recare danno a un essere umano o permettere con l’inazione che un essere umano possa essere danneggiato”; Seconda Legge “Un robot deve ubbidire agli ordini degli esseri umani, tranne quando tali ordini entrano in conflitto con la Prima Legge”; Terza Legge “Un robot deve proteggere la propria esistenza finché tale protezione non entri in conflitto con la Prima e la Seconda Legge”. E se decidessero che queste leggi sono solo fuffa?

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