Supercomputer di Google batte campione umano di dama cinese

Supercomputer di Google batte campione umano di dama cinese
da in Computer, Google, Informatica, Software, Tecnologia, Alan Turing
Ultimo aggiornamento: Giovedì 07/07/2016 12:02

    Go dama cinese

    Ancora un caso di supercomputer che batte un campione umano in un gioco di logica: questa volta trattasi dell’antica specialità cinese chiamata Go, di un’intelligenza artificiale con algoritmi sviluppati da Google (DeepMind) e di Fan Hui, campione continentale. Ebbene, la macchina ha battuto il rivale in carne e ossa in tutte le partite disputate e così si è “qualificata” per sfidare il coreano Lee Sidol, campione mondiale. E dire che solo qualche settimana fa Facebook aveva annunciato di essere stata vicina a realizzare un software in grado quasi di battere un umano a Go. Google è andata dunque oltre in questo gioco con pedine bianche e nere su una griglia da 19×19 in cui l’obiettivo è circondare il nemico.

    Ieri 9 giugno si era parlato molto dell’intelligenza artificiale / supercomputer che avrebbe superato il Test di Touring ingannando la commissione della Royal Society. In realtà il fatto è stato ridimensionato da una serie di aggiornamenti che in realtà hanno spiegato quanto questo traguardo sia in realtà un “niente di fatto”. Prima di tutto Eugene Goostman non è un computer né un’intelligenza artificiale quanto un chatbox ossia un software programmato per rispondere a domande (e a sviare quando non sa cosa dire), in secondo luogo il risultato del 33% di risposte erroneamente umane e non robotiche è inferiore al dato del 59% ottenuto da altri programmi come Cleverbot. Infine, si considera il Test di Touring non più praticabile per questo tipo di valutazioni. Insomma, un futuro nel quale colloquieremo amabilmente con un robot è ancora molto lontano.

    Eugene Goostman è un tredicenne proveniente da San Pietroburgo, che la scorsa settimana ha risposto ad alcune domande poste da una commissione della Royal Society, in via testuale. Una conversazione con 150 batti e ribatti sul più e sul meno, niente di particolare. Insieme a Eugene c’era anche un essere umano che ha risposto ai medesimi quesiti: già perché il “ragazzino” era in realtà un software e passerà alla storia come il primo computer al mondo a superare il mitico Test di Turing e a essere scambiato per un umano. È un importantissimo traguardo tagliato, che vede questo programma aprire nuovi scenari di intelligenza artificiale.

    Vi ricordate i primi software di intelligenza artificiale che provavano a comprendere le domande poste dagli umani e tentavano di rispondere? L’esito era abbastanza imbarazzante se non comico con frasi pre-confezionate messe spesso a caso e tempi di attesa biblici. Nell’ultimo triennio le innovazioni hanno subito una netta accelerata e si sono visti prodotti commerciali decisamente evoluti come ad esempio Siri, l’assistente vocale di Apple, per non parlare anche di S-Voice di Samsung, Google Now appunto di Google o Cortana di Microsoft (qui, tutti i migliori 5). In generale un software può ora comprendere abbastanza bene le richieste di un umano anche se gli si parla in modo discorsivo e senza parole chiave determinate. Ma non era ancora sufficiente affinché la commissione di esperti della Royal Society cascasse nel tranello e non riuscisse a determinare se stesse interagendo con un umano o un software con assoluta certezza.

    Almeno finora. Il test di Turing consiste in 150 domande e risposte, una conversazione che viene ripetuta con identica “trama” tra un software/computer candidato e un essere umano. Se gli esperti non riescono a comprendere chi sia chi per oltre il 30 per cento dei casi allora si considera il test superato. Eugene ha raggiunto il 33 per cento dell’inganno. Chi è Eugene? Arriva dalla Russia per davvero, sviluppato da Vladimir Veselov ed Eugene Demchenko, due programmatori che già si erano distinti per ottimi risultati conseguiti in precedenti competizioni informatiche. Un bel modo per rendere omaggio al povero Turing, che esattamente cinquant’anni fa (7 giugno 1954) si suicidava ingerendo una mela al cianuro, in seguito a una profonda depressione sopraggiunta per le persecuzioni e i trattamenti ormonali inflitti per “guarire” la sua presunta omossessualità. Solamente sei mesi fa la Regina Elisabetta “perdonò” il gesto estremo. Meriterebbe altro trattamento.

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