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Cellulari, 5 abitudini estinte: dallo squillo al T9

Cellulari, 5 abitudini estinte: dallo squillo al T9

    Con l’avvento dello smartphone, i cari e vecchi cellulari hanno portato nella tomba anche una serie di abitudini che sono andate estinte nel tempo. In realtà “estinte” è un termine forte perché tutti i componenti della cinquina che andremo ad elencarvi nelle prossime pagine esistono ancora, seppur caduti nel dimenticatoio. Dal celeberrimo squillo alla tecnologia T9 per la scrittura veloce, siamo pronti per un viaggio nella nostalgia.

    Sarebbe bello conoscere chi ha inventato lo squillo perché è stato l’espediente più furbo e pratico per risparmiare un sacco di soldi e per comunicare più intenzioni con un semplice impulso della suoneria e poi mettendo subito giù. Tutti i millennials lo ignorano, ma per la generazione precedente è stato utilissimo. Poteva esprimere un “OK” senza spendere 20 centesimi per un SMS così banale, ad esempio se qualcuno ti scriveva “Allora, ci vediamo domani ore 20 in via Roma 10?”. Ma poteva anche significare “chiamami, sono senza credito” nel caso in cui si ripetesse. Oppure, più romanticamente, era un “Ti sto pensando” che se riceveva uno squillo di risposta significava “pure io”.

    Il T9 è stata una tecnologia rivoluzionaria, che ha consentito di velocizzare in modo esponenziale la digitazione su tastiera dei primi cellulari. Già perché forse non tutti si ricordano che prima del touchscreen c’erano i pulsanti, quelli veri. Ebbene, il T9 andava a comporre la parola seguendo (o indirizzando?) l’utente nell’atto e facendo in modo di evitare di cliccare troppe volte sullo stesso gruppo di lettere per selezionare quella giusta. Non era esente da errori spassosissimi. Quante volte vi è uscito “uragano” al posto di “usciamo”?

    Un mercato floridissimo che ora esiste ancora – come tutte le altre abitudini in questa classifica – ma che è decisamente stato ridimensionato. Tantissime pubblicità sulle TV e persino sulle riviste per abbonamenti trappole costosissimi che generavano un bel paradosso: si spendevano 3 euro per un brano (o un pezzo di un brano), ma si scaricavano illegalmente canzoni.

    Discorso parallelo per i loghi personalizzati che avevano un mercato altrettanto florido e non certo immune da abbonamenti involontari. I loghi erano dedicati a mondi eterogenei: dai marchi di abbigliamento allo sport, dalle celebrità a frasi celebri, dal dito medio a Gesù.

    Gli SMS sono ormai a un passo dall’estinzione e li usiamo solo quando il segnale è molto debole oppure per rispondere a nonni o altri SMS. Le compagnie telefoniche ormai li regalano a centinaia ogni mese inclusi in abbonamento. Eppure un tempo erano molto cari, ci si poteva scialacquare il credito in una conversazione. Così era nata la scrittura al risparmio: UnTestoTuttoAttaccatoPerRisparmiareSuiCaratteri, mai la “È” che mangiava troppi caratteri, s cerc d abbr il + poss e via dicendo. Fondamentale, il “risp” alla fine del messaggio per esortare alla risposta.

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