Acqua su Marte: quali tecnologie hanno portato alla scoperta?

Acqua su Marte: quali tecnologie hanno portato alla scoperta?
da in Esplorazione spaziale, Nasa, Tecnologia, Marte
Ultimo aggiornamento: Lunedì 28/09/2015 18:21

    Che su Marte ci fosse acqua non era un mistero, anzi si sa da diverso tempo, ma ancora era da risolvere l’enigma di quelli che sembravano veri e propri ruscelli che sgorgavano da diversi crateri “bagnando” la sabbia del pianeta rosso. Ebbene, la NASA ha appena terminato una conferenza in cui ha annunciato nello specifico come questi fenomeni sono creati e cosa comporta questa novità. Più ancora è interessante scoprire la tecnologia che ha reso possibile questa straordinaria scoperta che risolve un dubbio che ha ispirato le teorie più disparate.

    Qual era il punto di partenza? Da numerose foto di Marte sembrava proprio che ci fossero tracce di ruscelli che sgorgavano da alcuni crateri, bagnando la sabbia mentre scendevano a valle. La definizione delle foto (ottima, ma non così esagerata per “vedere” entro gli appena cinque metri di larghezza di questi fenomeni) non consentiva di capirne di più, ma grazie allo strumento di bordo Crism che crea una sorta di “analisi chimica del suolo” fino all’innovativo metodo messo a punto da Lujendra Ojha, del Georgia Insitute of Technology di Atlanta ora abbiamo finalmente una risposta. Sì, è acqua per di più salata che però non scorre ma “sfiata” come se fosse un geyser che poi evapora all’istante lasciando, appunto, tracce di sale. LA MARATONA DEL ROBOT OPPORTUNITY

    Ma come diavolo è stato possibile rilevare la presenza di sali come perclorato di magnesio, di clorato di magnesio e di perclorato di sodio? Non solo grazie all’occhio del Mars Reconnaissance Orbiter che sta spiando Marte in ogni suo anfratto fotografandolo ad alta risoluzione da ormai diversi anni, ma grazie a un nuovo metodo. Grazie all’idea – ancora in parte da rivelare – del ricercatore americano, è stato possibile scendere più in profondità nello studio della composizione chimica – nello spettro – per poter estrapolare quante più informazioni possibili da ogni singolo pixel della foto. Tuttavia, rimangono ancora questioni in sospeso. IL RAZZO CHE PORTERA’ A MARTE

    Ad esempio da dove arriva quell’acqua? Probabilmente da falde acquifere sotterranee che aprono tutto un nuovo panorama soprattutto nei progetti di esplorazione futura visto che potrebbe rendere più fattibile l’ipotesi di una base in pianta stabile. Senza dimenticare la possibilità, finalmente, di trovare tracce di vita. Insomma, una scoperta molto importante non solo a livello puramente di “curiosità”, ma anche e soprattutto scientifico: comprendere cosa è successo a Marte potrebbe aiutarci a capire di più anche sul nostro pianeta e sul nostro futuro.

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