NanoPress Allaguida Pourfemme Tecnocino Buttalapasta Stilosophy Tantasalute DesignMag QNM MyLuxury

Google Foto scambia le persone di colore per gorilla

Google Foto scambia le persone di colore per gorilla

    Incredibile gaffe che coinvolge Google, suo malgrado, a causa di un algoritmo non così ancora ben funzionante: una coppia di persone di colore è stata infatti vista come “gorilla” dal servizio Foto che consente di poter effettuare backup e catalogazioni così come riconoscere automaticamente soggetti all’interno delle immagini. Un tool molto utile, che però dev’essere necessariamente ancora da perfezionare visto il tonfo imbarazzante denunciato dall’utente @jackyalcine su Twitter. Scopriamone di più. È arrivata anche la risposta di Google.

    Cosa è capitato? L’utente @jackyalcine aveva aggiornato la piattaforma Google Foto con l’applicazione nuova di zecca con la sua capienza virtualmente illimitata e le nuove funzionalità (vedi pagine seguenti per la spiegazione più approfondita). Dopodiché ha lasciato che l’app salvasse tutte le foto del proprio dispositivo nell’archivio e ha aperto le cartelle. Con grande sorpresa, il software aveva raggruppato foto simili riconoscendole alla perfezione: la festa di laurea, automobili, aerei, grattacieli e così via. Però, un attimo, perché due persone di colore sono classificate come “gorilla”?

    Come è possibile tutto questo? Google Foto utilizza un algoritmo speciale che analizza le foto andando a riconoscere elementi peculiari che consentono al software di comprendere quale sia il soggetto. Dettagli, colori, forme e linee oltre che immagini di esempio per la prova del nove. Tutto molto bello, ma ogni tanto toppa alla grande. E così se confonde un leonessa con un puma nessuno si scandalizza più di tanto, qualcosa cambia se confonde i lineamenti di una persona di colore con quelli di un gorilla. Dopo la denuncia su Twitter sono arrivate le scuse e le spiegazioni ufficiali.

    Per di più la segnalazione era sopraggiunta da un programmatore informatico, Jacky Alciné. Il chief social architect di Google, Yonatan Zunger, ha dichiarato: “Abbiamo avuto problemi con persone di tutte le razze etichettate come cani che talvolta vengono etichettati come cavalli”. Certo, un peccato di giovinezza del software che non deve essere troppo strumentalizzato dato che non era certo intenzione di Google cadere nel razzismo più becero, ma che rimarrà come una figuraccia notevole.

    429

    PIÙ POPOLARI