Cos’è la scatola nera degli aerei e come funziona

Cos’è la scatola nera degli aerei e come funziona
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 07/07/2016 11:48

    La scatola nera, che poi non è mai nera, è uno dei componenti più preziosi e importanti all’interno di un aereo perché fornisce tante informazioni fondamentali per ricostruire cosa ha portato a un malfunzionamento che, in caso purtroppo gravi, può portare a tragedie immani. Questa tecnologia è apparsa per la prima volta mezzo secolo fa ed è andata affinandosi con i decenni fino a diventare sempre più efficiente, avanzata e – inevitabilmente – resistente anche in caso di urti spaventosi come quelli dello sfortunato volo Germanwings. Andiamo a scoprire come è nata, come si è evoluta e come funziona la scatola nera.

    Il padre della scatola nera è il chimico australiano David Warren (foto) – nato nel 1925 e scomparso nel 2010 – che era stato ispirato da una delle prime tragedie dell’aviazione ossia un incidente con coinvolto un velivolo Comet, nel 1953. L’idea era quella di creare un dispositivo che fosse molto resistente agli urti e che potesse registrare informazioni per eventualmente recuperarle in caso di caduta dell’aereo, malfunzionamenti, indagini, ecc… Una sorta di registratore, dunque, per salvare sia le voci del personale tecnico a bordo sia delle strumentazioni. Il primo modello fu scartato dall’areonautica australiana che lo ritenne inutile, ma nel 1958 fu approvato e finanziato dal Regno Unito.

    Le scatole nere comunemente montate all’interno degli aerei sono composte da tre moduli. Il primo registra le voci e le conversazioni di pilota e co-pilota in cabina e infatti viene chiamato cabin voice recorder alias CVR; salva anche rumori del motore e segnalazioni meteo. Il secondo chiamato flight data recorder (FDR) registra tutti i dati telemetrici sul viaggio dunque sia la velocità in ogni istante sia le altitudini toccate, così come la temperatura esterna, posizione del carrello e dei flap e non per ultimo anche eventuali turbolenze (sono in realtà 300 i parametri coinvolti). Il terzo modulo è l’archivio dei dati dei primi due. Ci sono anche scatole nere separate con due registratori e archivi per ogni componente.

    La scatola o le scatole nere sono alloggiate in un apposito vano nel posto più resistente dell’aereo ossia la coda e appaiono come parallelepipedi di colore arancione o giallo per essere più facilmente ritrovabili lunghi 80 centimetri e larghi 25 centimetri. A seconda della complessità e del velivolo possono costare da un minimo di 30.000 a un massimo di ben 150.000 euro. La memoria interna salva per due ore poi registra sopra ciò che era stato salvato. La loro struttura fa sì che possano sopravvivere anche a 6000 metri di profondità sott’acqua oppure a temperature di 110 gradi per 30 minuti.

    È una delle frasi più sciocche che si potrebbero mai pronunciare perché se tutto l’aereo fosse composto dello stesso materiale delle scatole nere non potrebbe mai alzarsi in volo. Pura e semplice realtà.

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