Facebook non è più Charlie: censurate vignette su Maometto

Facebook non è più Charlie: censurate vignette su Maometto
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    Facebook non è più Charlie: censurate vignette su Maometto

    Facebook aveva supportato appieno la campagna Je Suis Charlie per difendere la libertà di satira dopo l’inaccettabile attacco terroristico alla redazione di Charlie Hebdo, tuttavia sembra essersi improvvisamente dimenticato tutti i valori che aveva difeso online. Come? Per cercare di non lasciare scontento nessuno, il popolare social network da oltre un miliardo di iscritti ha censurato le vignette su Maometto dietro richiesta della Turchia. E tra queste immagini erano presenti alcune vignette satiriche proprio di Charlie Hebdo. Due settimane appena dopo l’uccisione di massa al giornale parigino.

    Lo riporta la BBC: Facebook ha bloccato un buon numero di pagine che “offendevano il profeta Maometto”, non ci è dato sapere quante numericamente parlando, tuttavia sembra proprio che sia una cifra consistente. La richiesta era giuntadal tribunale di Ankara, anche se forse sarebbe il caso di definirlo ordine più che proposta. Le pagine in questione non sono state cancellate del tutto, ma sono state oscurate solo per gli utenti turchi, dunque risultano visibili senza problemi da tutto il resto del mondo. Tra queste vignette ci sono lavori già pubblicati da Charlie Hebdo.

    Sì, proprio il giornale satirico la cui redazione è stata martoriata da un attacco terroristico a Parigi appena due settimane fa. Facebook si era subito messa a supporto dell’iniziativa di solidarietà seguente – la famosa Je Suis Charlie – così come anche Google e Apple che avevano la prima versato fondi per la pubblicazione dell’edizione extra e la seconda approvato app in tempi da record.

    E Facebook? Finita l’onda mediatica sull’evento ha seguito la sua vera stella polare ossia il commercio. E per non avere i bastoni tra le ruote del governo turco ha deciso di oscurare ossia censurare vignette su Maometto.

    D’altra parte si sa bene la fine che hanno fatto Twitter e Youtube quando si sono messi contro la Turchia con blackout e ban agli iscritti del paese a cavallo tra Europa e Asia. Significativa anche l’immagine qui sotto:

    Era stata pubblicata dal co-fondatore di Facebook e attuale numero uno, Mark Zuckerberg, lo scorso 8 gennaio proprio dopo l’attacco terroristico e dice che “Un estremista in Pakistan mi aveva condannato a morte per essermi rifiutato di censurare un contenuto su Maometto ritenuto da loro offensivo. Noi siamo convinti che voci differenti voci, anche se qualche volta possano risultare offensive, possano rendere il mondo in posto più interessante e migliore”. Tutto dimenticato?

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