Diritti di copia privata: SIAE contro Apple

Diritti di copia privata: SIAE contro Apple
    Diritti di copia privata: SIAE contro Apple

    Con l’introduzione del decreto per i diritti di copia privata, tutte le società si sarebbero dovute far carico dei costi dei rincari non facendo gravare questa tassa sui consumatori. E infatti i giganti della tecnologia come Samsung e LG si sono adeguate senza problemi, ma stesso non può dirsi di Apple che ha infatti aumentato i costi di tutti i suoi prodotti compresi i vendutissimi iPhone, iPad e i Macbook ossia lo smartphone, il tablet e i computer portatili di casa. Una mossa che ha mandato su tutte le furie sia la SIAE sia il Ministro della Cultura Dario Franceschini che si sono schierati contro la mela morsicata con dichiarazioni pesanti. Leggiamo nel dettaglio.

    La SIAE si schiera apertamente contro quella che Apple ha definito come una “tassa sul copyright” e ha diramato un comunicato in cui viene dichiarato che si ”prende atto con rammarico dell’incremento dei prezzi dei dispositivi Apple, fatto che dimostra ancora una volta come la multinazionale americana abbia come unico obiettivo quello di aumentare i propri profitti attraverso la discriminazione dei consumatori italiani rispetto a quelli degli altri Paesi europei dove, pur in presenza di una copia privata più elevata, i prezzi restano notevolmente più bassi”. Ma cosa è successo, dunque? Ricapitoliamo: il 20 giugno arrivava un tweet dal Ministro della Cultura, Dario Franceschini, che ribadiva che i diritti di copia privata non avrebbero interessato i consumatori ma solo i produttori.

    Che cosa sono i diritti di copia? Sono una sorta di recupero di ciò che si potrebbe illegalmente “togliere” a chi detiene i diritti d’autore su un brano o una qualsiasi altra rappresentazione artistica riproducibile in modo digitale. Insomma, visto che si potrebbero scaricare e ascoltare canzoni (o video, ecc…) si paga prima una tassa, preventiva. Una decisione che avrebbe dovuto interessare solo i produttori, ma che Apple ha fatto gravare sui consumatori. Si è infatti visto il passaggio di iPhone 5s da 16GB a 732,78 euro (+3,78 euro), quello da 32GB costa è stato rincarato di 4,76 euro fino a 843,76 euro e quello da 64 GB arriva addirittura a 954,25 euro con un bel +5,25 euro (954,25). Anche iPad e Macbook sono saliti.

    Franceschini ha affermato che si tratta di: ”Un aumento puramente ritorsivo nei confronti dei loro clienti italiani”. Ma come al solito Apple fa di testa sua e se ne infischia bellamente, come già successo per il discusso caso della garanzia che tutti offrono – come da legge – a due anni, mentre Cupertino si ferma a un anno facendo pagare l’estensione fior di euro. Un motivo in più – per molti consumatori – per guardare ad altri lidi. È anche così che si perde lo charme di status symbol ricavato in questi anni.

    LA TABELLA SIAE DEI RINCARI

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