Le squadre di calcio provinciali della serie A che hanno fatto la storia

Le squadre di calcio provinciali della serie A che hanno fatto la storia

L'Atalanta dei miracoli ricorda Lanerossi Vicenza, Perugia e Genoa

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    Le squadre di calcio provinciali della serie A che hanno fatto la storia

    La storia dell’Atalanta è la storia di tutte le provinciali che hanno toccato il cielo con un dito. Le squadre che, in serie A, si sono inserite – a sorpresa – tra le grandi. Raggiungendo traguardi impensabili alla vigilia. Escludendo Verona e Sampdoria, le due che addirittura hanno conquistato lo scudetto e che in quel periodo però potevano essere a tutti gli effetti paragonate a Milan, Inter e Juventus – un po’ come il Cagliari di Riva – l’onore è toccato pure a Perugia, Lanerossi Vicenza, Genoa e, appunto, Atalanta.

    Lanerossi Vicenza

    Arriva dalla serie B la grandissima sorpresa del torneo 1977/78. E’ il Lanerossi Vicenza. In panchina c’è Giovan Battista Fabbri, ma soprattutto in attacco c’è un giovanissimo Paolo Rossi. GB Fabbri decide di lanciare questo esile centravanti, così come tanti altri ragazzi di buone speranze. Nessuno lo deluderà, al punto che dopo 30 giornate i vicentini raggiungeranno uno storico secondo posto in classifica, a 39 punti, a pari punti con il Torino, a -5 dalla Juve che bissa il successo dell’anno prima.

    Il Vicenza – grazie ai gol di quello che diventerà quattro anni dopo Pablito – chiude con il miglior attacco del campionato, 50 gol. E si qualifica per la Coppa Uefa. Ai giorni nostri, sarebbe entrata addirittura ai gironi di Champions League. Grazie alla stupenda cavalcata, Rossi si guadagna pure un posto nell’Italia dei Mondiali d’Argentina 1978. Dove brillerà. Purtroppo, l’anno dopo, il Lanerossi retrocederà, senza Paolo Rossi, fuori praticamente per tutta la stagione a causa di un infortunio.

    Ilario Castagner

    L’anno successivo tocca al Perugia di Ilario Castagner stupire tutti. Addirittura, gli umbri chiuderanno il campionato senza neanche una sconfitta, in seconda posizione. L’anno prima c’era stata la tragedia della morte di Renato Curi in campo; forse anche da questo episodio, la squadra si compatta e sarà l’ultima ad arrendersi al Milan, campione d’Italia per la decima volta nella storia.

    Eppure, in estate, il Perugia non si era rinforzato. Aveva anzi perso Novellino e Amenta. Ma in stagione trova il suo capocannoniere Walter Speggiorin, che segna nove volte, e un certo Salvatore Bagni, anche lui particolarmente prolifico. Alla fine della serie A, le vittorie saranno 11, i pari 19. Il Perugia si ritrova addirittura in testa alla classifica tra il 5 e il 19 novembre. Chiude con la miglior difesa, appena 16 reti al passivo.

    Oliver Bierhoff

    Provinciale terribile è l’Udinese, che negli ultimi 20 anni si è spesso inserita tra le primissime. Abbiamo scelto i due terzi posti, conquistati nel 1997/98 e nel 2011/2012. Nel primo caso, i friulani sono l’autentica sorpresa del campionato, con Alberto Zaccheroni in panchina. In classifica, solo Juventus e Inter faranno meglio. Con Zac esplode il tedesco Oliver Bierhoff, capocannoniere con 27 gol. Al suo fianco il brasiliano Marcio Amoroso. A tratti, imprendibile.

    Quindici anni dopo, ancora terzo posto. In panchina c’è Francesco Guidolin. L’Udinese culla addirittura sogni proibiti quando all’ottava giornata è sola in testa.

    In porta c’è Samir Handanovic. E poi ci sono Roberto Pereyra, Pablo Armero, Kwadwo Asamoah e Totò Di Natale, che segna 23 gol. I talent-scout friulani si meritano gli elogi di tutti: in giro per il mondo fanno autentici affari e poi lanciano giocatori destinati a diventare fuoriclasse. Il terzo posto significa preliminari di Champions League.

    Aguilera e Skuhravy

    Il Vecchio Grifone fa respirare aria di altissima classifica a chi, agli inizi del secolo, non c’era. La coppia Aguilera – Skuhravy fa sfracelli. E’ il 1990/91. La Genova rossoblù festeggia il quarto posto finale e la qualificazione alla Coppa Uefa. A condurre il Genoa c’è Osvaldo Bagnoli, che ha preso il posto di Franco Scoglio, e che aveva guidato già il Verona allo storico scudetto qualche anno prima. Questa volta, porta i rossoblù al miglior piazzamento del dopoguerra.

    In rosa ci sono Stefano Eranio, Fulvio Collovati, l’indimenticato Gianluca Signorini e, come detto, Carlos Aguilera e Tomas Skuhravy, il nuovo centravanti che chiude con 15 reti all’attivo. E che di testa le prende praticamente tutte.

    Emiliano Mondonico

    Eccoci all’Atalanta. Non a quella di Gasperini, ma a quella del 1962/63 che vinse la sua prima e finora unica Coppa Italia. Una cavalcata trionfale, chiusa con il 3-1 al Torino allo stadio Meazza. Tripletta di Angelo Domenghini, che all’Inter poi vincerà tutto. Ad alzare il trofeo il capitano Piero Gardoni.

    Un’altra Atalanta di lusso è quella del 1987/88, guidata da un giovane Emiliano Mondonico. La squadra è in serie B, ma disputa pure la Coppa delle Coppe. E con onore, tiene alto il vessillo italiano fino alle semifinali. Elimina, nel suo cammino, i gallesi del Merthyr Tydfil, i greci dell’Ofi Creta e i portoghesi dello Sporting Lisbona. Alle soglie della storica finale, c’è lo scoglio belga del Malines, dove la Dea si arena. Il 20 aprile del 1988 resta comunque una data storica negli almanacchi nerazzurri. Quell’anno, naturalmente, l’Atalanta sarà anche promossa in serie A. Quindi sarà comunque festa.

    Molti paragonano questa Atalanta del Gasp a quella di Mondonico: sarà vera gloria?

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