Inter, Icardi, tifosi: hanno sbagliato tutti

Inter, Icardi, tifosi: hanno sbagliato tutti

L'autobiografia dell'attaccante, la reazione della Curva Nord. E ora?

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    Inter, Icardi, tifosi: hanno sbagliato tutti

    Tutto comincia con un libro. Un’autobiografia scritta da un ragazzo di 23 anni, Mauro Icardi, attaccante implacabile in campo come sempre al centro delle cronache pure fuori dal rettangolo di gioco per la sua storia con Wanda Nara, ex di Maxi Lopez. In tre pagine, il nostro racconta un episodio avvenuto dopo Sassuolo-Inter 3-1 del 2015. La contestazione dei tifosi, dice, lui che va con Guarin sotto lo spicchio di stadio e lancia la maglietta a un bambino; aggiunge, un tifoso più grande scippa la casacca al bimbo e la rilancia indietro a Icardi che, a questo punto, sbotta. Minacciato a più riprese dalla Curva Nord, feudo del tifo dell’Inter, reagisce minacciando a sua volta i suoi sostenitori: “Siete 100, 200? Non ho paura di nessuno. Venite pure sotto casa mia che chiamo i miei amici argentini che vi ammazzano uno a uno”.

    La vicenda, dopo la presentazione della biografia, naturalmente si ingigantisce. La Nord prende le distanze da quanto scritto da Icardi: “La ricostruzione del dopo Sassuolo-Inter è piena di bugie”. E chiede al giocatore di non indossare più la fascia di capitano (sì, perché Maurito è pure capitano dell’Inter): “Sei solo un pagliaccio”. Tutti allo stadio, a questo punto, per Inter-Cagliari. In Curva uno striscione inequivocabile ricopre di insulti Icardi. Che, evidentemente poco tranquillo, sbaglia un rigore nel primo tempo. A dire il vero, se la Nord ce l’ha a morte con l’argentino, il resto dello stadio lo applaude. Il clima è comunque strano perché, si sa, sono gli Ultras che danno ritmo e colore al tifo (ahinoi).

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    Non è finita qui. Nel dopopartita, tutti cercano i dirigenti dell’Inter. Che prendono le parti della Curva. Il vicepresidente Javier Zanetti: “Il pubblico va sempre rispettato. Icardi senza fascia? Potrebbe essere una soluzione”. Piero Ausilio aggiunge: “Io non ho nemmeno letto il libro, se non dopo che è uscito. Non è il mio ruolo”. E ancora la cronaca va avanti. Una quarantina di ultras va sotto casa di Mauro Icardi, dove oltre al giocatore e alla moglie procuratrice Wanda Nara, abitano i due figli.

    Un altro striscione: “Noi ci siamo, i tuoi amici argentini quando arrivano? Ci avverti o lo fai da infame?”. Qui, poi, le versioni sono due.

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    Secondo un giornalista di una tv locale, che abita nello stesso condominio, ci sarebbe anche una tentata aggressione nei confronti del calciatore che tornava in auto dallo stadio. Wanda Nara ha smentito però: “Siamo tornati tranquillamente a casa”. Ci sarebbe stata però la richiesta ultras per riportare la calma: Icardi ritiri il libro, cancelli le pagine che riguardano l’episodio incriminato e rimetta in vendita la biografia. Se non lo farà, la contestazione proseguirà.

    Oggi, Icardi dovrebbe incontrare i dirigenti nerazzurri. Ci sarà presumibilmente una punizione: una multa, l’addio per il 2016 alla fascia di capitano. Chissà. Cosa farà il giocatore? In estate il Napoli lo aveva corteggiato per sostituire Higuain. Dopo l’infortunio di Milik, ci sarà un ritorno di De Laurentiis? E questa volta l’Inter potrebbe anche decidere di vendere la sua punta di diamante, incassando di meno però rispetto all’offerta dell’estate, nonostante il fresco rinnovo.

    Ma questo è fanta mercato. Quello che salta agli occhi è l’errore di tutte le parti. Del calciatore, che ha scritto un libro non autorizzato dalla Società, sapendo che avrebbe scatenato un putiferio; della Società, che non ha letto la biografia e che adesso ha preso chiaramente le parti della Curva (quella stessa che anni fa lanciava motorini dagli spalti e assaltava il pullman dei giocatori con le molotov). Una Società che pare più dilettantesca di quella di allora; dei tifosi stessi, che con gli striscioni, i cori e le minacce di certo non hanno tolto – alla gente – il sospetto che dopo Sassuolo-Inter le cose siano andate davvero come raccontato nel libro. Semmai, hanno confermato di avere in scacco una multinazionale come l’Internazionale. Insomma, nessun buon segnale da San Siro. Non solo per la classifica.

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