Maria Sharapova squalifica ridotta: ritorna nel 2017, dopo 15 mesi

Maria Sharapova squalifica ridotta: ritorna nel 2017, dopo 15 mesi
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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23/11/2016 07:17

    Tennis, Maria Sharapova in conferenza stampa: annuncia positività al doping

    Maria Sharapova potrà tornare in campo già nel 2017, visto che la squalifica le è stata ridotta a 15 mesi: la tennista russa sarà ufficialmente libera da ogni stop il prossimo 26 aprile, come sentenziato dal Tas di Losanna, abbuonando nove mesi (sarebbero scaduti a gennaio 2018). Ricordiamo che era risultata positiva a un controllo antidoping effettuato durante gli Australian Open 2016, più precisamente per Meldonium, un farmaco registrato nella lista dei prodotti vietati, che la campionessa ha ammesso di aver utilizzato, ma non per migliorare le prestazioni sportive. La sua prima dichiarazione è stata: “Ho passato momenti terribili fino ad oggi, che è uno dei giorni più belli: tornerò a giocare ad aprile prossimo. Il tennis è la mia passione e mi è mancato tanto, ora finalmente il processo è finito e sono felice. Torno presto e non sto nella pelle“.

    Marzo 2016 – Duro colpo per Maria Sharapova: la forte tennista russa è stata sospesa due anni per la positività al Meldonium riscontrata durante un test antidoping eseguito lo scorso 26 gennaio agli Australian open. L’atleta, che potrà ora appellarsi alla Tas, ha visto inoltre annullarsi i risultati ottenuti allo Slam australiano, con la relativa perdita di premi e punti Wta. La sentenza e la squalifica sono retrodatati e quindi lo stop forzato partirà da Gennaio 2016 fino a Gennaio 2018. Sharapova non ha ovviamente preso di buon occhio e ha dichiarato che si appellerà per la riduzione della squalifica.

    Il verdetto del tribunale è stato chiaro: Maria Sharapova non ha assunto intenzionalmente il farmaco. La FederTennis, federazione internazionale che gestisce i principali tornei mondiali, ha chiesto 4 anni di squalifica per la tennista russa facendo leva sulla volontarietà dell’atleta di doparsi. Il tribunale però non è stato dello stesso avviso e ha ritenuto più corretto che Maria Sharapova abbia assunto il farmaco senza sapere meglio dei possibili effetti dopanti sul suo metabolismo. La tennista, 5 Slam vinti in carriera, è stata sospesa per aver assunto un medicinale che ha un costo molto basso ed è in commercio dagli anni Ottanta in molti Paesi dell’Est europa. Il suo effetto terapeutico è utilizzato contro le cefalee e come anti-ischemico, ma altera il metabolismo ed è per questo che poi risulta dopante per l’atleta che lo assume. Secondo la ricostruzione del tribunale sembra comunque che Sharapova abbia assunto il farmaco per curarsi e non per alterare le proprie perfomance sportive: “Il tribunale della Federtennis ha riconosciuto che la mia assunzione del Meldonium non fosse intenzionale – scrive la stessa tennista sulla sua pagina ufficiale di Facebook – La federtennis ha utilizzato grandi risorse di tempo e denaro per dimostrare la mia volontarietà, ma non c’è riuscita ed è per questo che lotterò per far ridurre la mia squalifica”. Tra le righe si legge la sua voglia di lottare e tornare presto in campo per una sentenza ritenuta ingusta: “Hanno chiesto che io fossi squalificata 4 anni, ma la loro posizione è stata respinta – ha continuato Sharapova – Il tribunale ha concluso correttamente che non ho fatto il farmaco intenzionalmente, non posso accettare una pena che ritengo ingiusta. Farò appello immediatamente al Tas perchè voglio tornare su di un campo da tennis il prima possibile”.

    Maria Sharapova aveva indetto una conferenza stampa a Gennaio e tutti si aspettavano un annuncio clamoroso: maternità? Abbandono dell’attività agonistica? Un’iniziativa commerciale? Niente di tutto questo, perché la realtà è andata addirittura verso qualcosa di più eclatante: “Sono risultata positiva all’antidoping al Meldonium durante gli Australian Open. l’ITF (l’apposito organo internazionale NDR) me l’ha comunicato e io ho confermato di aver assunto questa sostanza. La prendo da anni per combattere la cefalea, ma dal primo gennaio è entrata nella lista dei farmaci proibiti. Colpa mia, non avevo letto la mail”. Insomma, un caso apparente di positività dovuta all’ignoranza. Maria Sharapova è andata dritta al punto senza troppi giri di parole confermando dunque di essere stata contattata dall’Itf che aveva comunicato di essere risultata positiva a un controllo antidoping al Meldonium durante gli Australian Open di Melbourne poco dopo la sfida persa con Serena Williams (che poi sarebbe giunta seconda). “Il medicinale l’ho assunto, peraltro come faccio da anni, ma mai ero risultata positiva all’antidoping. Lo prendevo come medicinale e francamente non ero consapevole delle conseguenze”, la giustificazione – se così si può dire – della tennista siberiana, che ha spiegato che assumeva regolarmente questo anti-ischemico per combattere le cefalee. Peccato che sia stato inserito dal 1° gennaio 2016 nella lista proibita dei prodotti della Wada in quanto può migliorare il metabolismo e l’approvvigionamento energetico dei tessuti. Tradotto: può fornire un aiuto consistente durante uno sforzo sportivo e dunque può dare un vantaggio che non si può considerare lecito. C’è da credere alla russa?

    Nello stesso giorno, la campionessa olimpica di figura su ghiaccio, la russa (anche lei) Ekaterina Bobrova è stata pizzicata per aver utilizzato il medesimo farmaco. Perché due “cadute” così eclatanti? La Sharapova spiega che “Ho ricevuto il 22 dicembre una lettera dall’Itf nella quale c’era l’aggiornamento della lista dei farmaci con effetti dopanti, era presente un link a cui fare riferimento, ma devo ammettere che non l’ho aperto”. E a cosa le serviva il Meldonium? Inserito all’interno del Mildronate, andava a aiutarla in quanto si ammalava spesso per via di una carenza di magnesio dovuta da un principio di diabete ereditario. “Comunque la colpa è mia, il corpo è mio e la responsabilità è mia. Ho commesso un errore enorme”, ha chiuso la conferenza nella sala del The LA Hotel Downtown di Las Vegas. Ora cosa rischia? Sulla carta due anni, ma la sua spiegazione e nessun precedente potrebbero mitigare la condanna a magari un anno o addirittura sei mesi.

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