Cesare Prandelli al Valencia: “Ambiente straordinario”

Cesare Prandelli al Valencia: “Ambiente straordinario”
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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23/11/2016 07:17

    Valencia, Prandelli è il nuovo allenatore

    Cesare Prandelli è il nuovo allenatore del Valencia: il tecnico italiano subentra a Pako Ayestarán dopo la disastrosa fase iniziale della stagione, con raffica di sconfitte. L’ultimo atto è stato il KO contro l’Atletico Madrid (che aggancia il Real Madrid) nonostante la performance strepitosa del portiere Diego Alves, in grado di parare due rigori a Griezmann e Gabi con ora un totale di 19 su 31 bloccati nella Liga. E proprio dalla squadra oltre che dal pubblico calorosissimo che l’ex-CT degli azzurri vuole partire: “La base è buona e l’ambiente è straordinario al Mestalla. Con un’atmosfera così la squadra non è mai sola, è uno degli stadi più emozionanti del mondo, si gioca sempre con un uomo in più”. Ora non si perderà tempo con il primo allenamento a Paterna. Attualmente, il Valencia è terzultimo con soli sei punti frutto delle due vittorie e delle cinque sconfitte con soli cinque reti segnate e ben nove subite. Saprà il mister italiano riportare la squadra dove merita?

    Novembre 2014 – Cesare Prandelli non è più l’allenatore del Galatasaray, l’ex CT della nazionale italiana, che si era dimesso dopo il disastroso Mondiale 2014 in Brasile, non ha mai ingranato alla guida dei turchi e ha ricevuto il ben servito dopo l’ennesima sconfitta internazionale, il 2-0 contro l’Anderlecht in Champions League che di fatto ha eliminato i giallorossi. Terzo in campionato, il Galatsaray ha arrancato finora e così il vicepresidente Abdurrahim Albayrak non ha voluto saperne e non è valsa la lamentela del mister sugli acquisti promessi in estate e mai arrivati. Fronte giocatori non così florido, Sneijder ha infatti rivelato il mancato pagamento degli stipendi. Ricordiamo che il contratto di Prandelli era pesante: 4,5 milioni di euro a stagione fino al 2017.

    Tutta colpa di Prandelli: le reazioni dei tifosi

    Luglio 2014 – “Nella vita di un professionista ci sono alti e bassi, ma sono gli alti e i bassi di un privilegiato. Sono stato attaccato crudelmente. Va bene. Ma non devo sentirmi una vittima. Non ne ho il diritto”. Lo ha detto Cesare Prandelli in una intervista esclusiva al Corriere della Sera in edicola questa mattina. L’ex ct è tornato ovviamente sulla fallimentare spedizione dell’Italia in Brasile che lo ha portato a rassegnare le dimissioni da ct della Nazionale dopo l’eliminazione nella fase a gironi. “Un umiliazione? Umiliazione è anche vedere la nostra Italia che arranca in tutti i settori, purtroppo”, ha aggiunto il neo tecnico del Galatasaray. “Le critiche feroci ci stanno. Ma quando leggi e ascolti certi attacchi di tipo personale…”, ha detto ancora Prandelli. L’ex ct ha quindi riassunto così cosa non ha funzionato in Brasile: “È il progetto che non ha funzionato! Pensavamo di giocare in un certo modo e non ci siamo riusciti. Pensavamo di mettere in difficoltà la Costa Rica e non ce l’abbiamo fatta. Questo era il progetto tecnico. Ed è fallito. Punto. La responsabilità è mia”.

    Il campionato mi ha dato indicazioni – ha spiegato ancora Prandelli – e ho cercato di seguirle. Ho pensato che, con gente di qualità in mezzo al campo, avremmo trovato facilità di manovra e profondità con gli esterni. Con la Costa Rica non ha funzionato. Avevo Cerci, Insigne, Cassano, Balotelli, quattro attaccanti che in campionato hanno mostrato il loro valore. Non siamo riusciti a creare una palla gol e siamo andati dodici volte in fuorigioco. Ho messo quei quattro e pensavo di vincere la partita. E, ripeto, ho fallito”. Determinanti anche le condizioni ambientali in cui si è giocato, frutto di un sorteggio che non ha certo favorito l’Italia. E alla domanda se sia dipeso da una Federazione non più così forte come in passato, l’ex ct ha replicato: “Io mi ricordo i giornalisti italiani al sorteggio. Tre giorni a gridare ‘Vergogna! Ci hanno trattato come la squadra ultima al mondo!’ Poi si sono dimenticati tutto”. Sulle convocazioni, solo due rimpianti: “Rifarei tutto? Sì. Con Montolivo e Giuseppe Rossi la squadra aveva dimostrato una buona identità. Dopo gli infortuni, abbiamo dovuto cambiarla”. Prandelli ha quindi difeso il capitano Gigi Buffon dalla critiche piovuto dopo il gol preso contro la Costa Rica. “Se critichiamo Buffon dopo 142 partite in Nazionale non abbiamo capito cosa ha fatto. La questione è un’altra. La Germania – ha spiegato l’ex ct – quando ha avuto difficoltà, si è chiesta: qual è la nostra squadra più importante? Non ha risposto Bayern o Borussia. Ha risposto ‘Germania’ e tutti si sono messi al servizio della Nazionale. Nelle squadre italiane giocano il 38% di italiani. La stessa Juve ha sei titolari stranieri. Puntare sui settori giovanili!, dicono. Ma se sono pieni di stranieri? Di cosa stiamo parlando?”. Prima della scelta del nuovo ct bisognerà eleggere un nuovo presidente federale, tra i possibili candidati anche Demetrio Albertini: “Ho lavorato con Demetrio quattro anni. È un uomo perbene, sa il fatto suo, ha avuto esperienza internazionale come calciatore. Ma anche lui sa che non è una persona che cambia il sistema. È il nostro calcio che va rivisto. Ripeto, dobbiamo partire da una domanda: qual è la squadra più importante in Italia? Non è la tua Inter, non è la Juve, la Roma, la Fiorentina o il Milan. È la Nazionale. Solo così si arriva preparati ai grandi eventi”. Quindi Prandelli è tornato sul modo in cui è stato trattato dopo l’eliminazione e le sue dimissioni: “Il diritto di critica è sacrosanto. Ma dev’essere mantenuto nei limiti della verità, della civiltà e delle proporzioni. Secondo me chi ha scritto e detto certe cose si deve vergognare”.

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